Amputazioni e queerness: è un pezzo in meno o un pezzo e basta?

La situazione della persona a cui “viene a mancare un pezzo“, piccolo o grande che sia, è molto delicata.

Amputazione
Le fasi che si attraversano sono le stesse del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, tristezza e, infine, accettazione. È, comunque, una perdita.
Questo è più comune in chi subisce un’amputazione a seguito di un trauma o un incidente, che non a causa di una malattia per cui si ha, forse, un po’ più tempo e motivazioni per elaborare l’evento.

Già avevamo visto come potesse essere traumatica la perdita temporanea dei capelli in seguito alla chemioterapia, figuriamoci quella definitiva di una parte di sé più consistente.

L’autostima di solito risente molto: si ha la sensazione di perdere autonomia, indipendenza e poi c’è la paura della solitudine, di non riuscire a trovare un partner o, se già presente, di non essere più desiderabili.

Le possibilità
Ridurre tutto il proprio corpo all’amputazione oppure ricordarsi di avere ancora molte altre parti di sé e rendere l’amputazione un’altra di queste parti, se non addirittura una risorsa.

Noah Galloway, finito poi sulla copertina di Men’s Health, racconta che per uscire dalla depressione seguita alla sua doppia amputazione, iniziò ad andare in palestra, ma non riusciva a farlo negli orari normali: andava alle 2 del mattino per non incontrare altre persone. Riuscire ad allenarsi negli orari comuni fu anch’essa una conquista.

Se vi riesce difficile capire perchè, cercate di ricontattare il periodo della vostra adolescenza, in cui la faccia era coperta di foruncoli e ricordate l’imbarazzo e la voglia di far sparire magicamente quella condizione o nascondervi. Ed erano solo foruncoli!

NoahGalloway

Noah Galloway

 

Nascondere, mostrare o esaltare. You can choose to be bitter, or you can choose to be betterdice Noah Galloway.
In molti casi si cerca di nascondere ciò che è differente dalla norma, vivendo una vita a metà e nella costante sensazione di inadeguatezza e inferiorità.

Altri scelgono di portare il resto del corpo oltre i limiti che l’amputazione, la loro testa o la società hanno cercato di imporre. Il concetto è:  il mio corpo non è fatto solo di qualcosa che manca, ma di tante altre parti che meritano attenzione e che possono portarmi molto lontano”. Ecco allora intensi allenamenti, maratone, concorsi di bellezza.

Un atleta normodotato di triathlon racconta che in una salita in bicicletta aveva rischiato di abbandonare per la fatica. Proprio in quel momento un’altra atleta con una gamba sola lo aveva superato come se fosse fermo, pedalando con una tale energia dal motivarlo per completare la prova.

Sono noti vari esempi nel campo dello sport, come lo stesso Galloway o Oscar Pistorius. Certo ora lui è famoso per ben altre vicende, ma all’inizio è stato di esempio per diverse persone nella sua condizione, complici senz’altro le innovazioni nel campo delle protesi.

Abbiamo diverse modelle e reginette di bellezza amputate, come Nicole Kelly, che sfidano i limiti sociali che confinano la bellezza alla “norma”.

Nicole Kelly, Miss Iowa 2013

Nicole Kelly, Miss Iowa 2013

In molti casi le persone che riescono a superare le difficoltà scelgono di diventare un supporto per altre persone nella loro condizione, così nascono gruppi di supporto, dottorati di ricerca ed associazioni.

Ci sono poi situazioni in cui l’attenzione è posta proprio sull’amputazione in maniera positiva: “Perché nascondere l’amputazione se posso farne una splendida opera d’arte?” recita una frase su internet. L’arte dei tatuaggi, ad esempio, ha contribuito molto in questo senso. È un modo come un altro per prendere una parte di sé che poteva essere considerata un limite e renderla una risorsa.

Molte donne con tumore al seno rifiutano con forza l’asportazione, pensando che questo comprometterà per sempre la loro femminilità. Molte di loro però, dopo, raccontano che quell’esperienza in realtà le ha cambiate in meglio, aiutandole a vivere la propria vita con maggiore gusto e passione e consentendo loro di scoprire nuovi aspetti di se stesse, prima tralasciati (fonte).

Amputee e devotee
Per le relazioni è stato di grande aiuto l’avvento di internet: la paura di non poter avere un partner a causa della propria differenza sicuramente prima era più difficile da superare. Oggi, a parte la grande varietà di associazioni e gruppi di supporto, esistono veri e propri siti di incontri per persone amputate, detti amputee, e per persone che gradiscono proprio questa caratteristica nel partner, detti devotee. Sono piuttosto specifici, con vere e proprie tabelle che indicano il grado e la tipologia di amputazione.

Possiamo anche raccontarci che l’interesse non dovrebbe dipendere da questa caratteristica o da un’altra, ma essere riservato all’intera persona, e questo può anche essere vero. Però in effetti pensate al vostro partner, mettetegli addosso la faccia della persona che trovate più brutta per voi e pensate se vorreste ancora starci assieme, se avesse quell’aspetto.

Acrotomofilia & Apotemnofilia è un articolo interessante su tutto il fenomeno. 

L’amputazione crea una ferita fisica, dalla quale la persona si riprende nei tempi della fisiologia umana. C’è però anche una ferita invisibile, del cuore se volete, che non ha tempi di ripresa certi e uguali per tutti. Come in tutte le situazioni in cui ci troviamo differenti dalla “norma” non per nostra scelta, possiamo decidere se subire questo in modo passivo e sofferente, oppure se trarne forza e mostrare con orgoglio la completezza delle nostre caratteristiche.

Your self-confidence and self-worth are in your mind, not in the leg or arm you have lost. You are still the same valuable person you were before this loss (Saul Morris).

 

Artur Zmijewski – An Eye for An Eye, 1998 from Hurford Center on Vimeo.