Hot Queer Erotica. Trastulli (anal)vegetariani 1

“I capricci, per barocchi che essi siano, li trovo tutti rispettabili.
Sia perché non ne siamo arbitri, sia perché anche il più singolare e il più bizzarro,
a ben analizzarlo, risale sempre a un
principe de délicatesse
e sì, vecchi rottinculo:
esprit de délicatesse!
(Il Monsignore, Girone delle manie,

in Salò e le 120 giornate di sodoma, regia di Pier Paolo Pasolini,
Italia – Francia, 1975)

 

Le parafilie, caratterizzate da pulsioni erotiche “non normative”, sono connotate da fantasie sessuali “non strutturate” che, in una prospettiva queer, confutano l’idea di etichettare le espressioni della sessualità umana secondo regole di morale comune e norme culturalmente determinate.
Infinite sono le vie della fantasia erotica e le modalità con cui si ricerca il raggiungimento dell’orgasmo.

Come osserva la sessuologa Chiara Simonelli nel suo articolo Amore e Psiche: le fantasie nella sessualità (L’Espresso, 4 dicembre 2013):  

[…] Le stesse fantasie sessuali, costituite da immagini mentali più o meno complesse, rappresentano, infatti, l’espressione del nostro assetto psicosessuale libero da remore, conflitti personali e condizionamenti della società; esse sono personali e uniche, frutto del contesto culturale di riferimento e di variabili come l’identità di genere e l’età.
Pur essendo moltissime e caratterizzate da una grande variabilità, ciò che accomuna tutte le fantasie erotiche sono le diverse funzioni che ad esse è possibile attribuire: una funzione creativa, compensativa, di supporto al rapporto sessuale e di esplorazione delle aree più intime della sessualità.

Gli atti sessuali che vengono considerati “normali” sono, in verità, strettamente correlati alla cultura di appartenenza. Va da sé che attraverso processi di normalizzazione, che coincidono con le trasformazioni sociali, anche quei comportamenti da sempre considerati “problematici” (in alcuni casi, addirittura veri e propri reati da punire con la reclusione, con un ciclo di cure psichiatriche o la pena capitale), con il tempo vengono accettati. Si pensi ad esempio, alla masturbazione, al tribadismo, al sesso orale, anale, eccetera eccetera.

Se sul coito anale oggi c’è maggiore accettazione, il che è dettato da una società più smaliziata, a una maggiore alfabetizzazione sessuale – per lo più di stampo massmediatico, ancora si fa fatica e si prova un certo imbarazzo a parlare di pratiche ad esso legate, come per esempio la penetrazione con oggetti di vario genere (stuffing).           

Luca Sibillo, trasponendo in letteratura una storia di vita vera, racconta non solo di suddette pratiche erotiche, che qui osiamo spudoratamente definire “queer” (nel senso sopra esposto), ma anche della condizione – in molti casi, quando non è per scelta personale – quasi obbligata che molte persone transgender oggi sono costrette a vivere, cioè quello della prostituzione.

Piatto caldo è un racconto in cui si evince l’intimo e profondo legame tra cibo ed eros, due bisogni primari dell’uomo raccontati da Sibillo in modo inatteso e originalissimo. 

Il racconto di Sibillo, tratto da una raccolta di racconti ancora inedita dal titolo Quasi come uno zio, qui verrà suddiviso in tre episodi, ognuno dei quali sarà arricchito da un’illustrazione dell’artista salentina Annalisa Macagnino

Piatto caldo

(primo episodio)

di Luca Sibillo

Quando la vita ti mette su uno dei suoi piatti caldi e te lo serve…

Scorre via una tiepida serata d’agosto gallipolina, sotto un’immensa luna che tutto tace e tutto osserva, mentre io (quasi scrittore), Andrea (prof. di lingue e letterature straniere) e Gianpaolo (quasi medico), ce ne stiamo su una panchina nel bel mezzo della città vecchia, spalle al porto e occhi persi tra l’eccentrica torma dei vacanzieri sulla passeggiata.

“Ne’ André, ma quando arriva questa?”… mica mi risponde quell’altro!

No, non fece un gran spreco di parole, il prof., nel descriverci la sua amica d’adolescenza; davvero poche parole, anche se a noi bastarono a farci capire che a breve qualcosa di speciale, di friccicoso, avrebbe di colpo scosso la nostra quiete serale. Sicché anche il quasi medico, anche lui, che sin lì se n’era stato seduto su quella panchina fantasmatica presenza, spettro immoto tutto il tempo, ce lo ritrovammo d’improvviso tutto scosso, che fremeva e fremeva, di soli palpiti per l’attesa, con l’occhio che tosto rifacevasi agile e svelto – il tutto per il vivacizzante potere che ha l’umana immaginazione nel riaccenderti un certo tipo di sentimenti… nel riaccenderti tutto!… Era di nuovo fra noi il nostro amico, di nuovo al mondo.

Ebbene, una leggera brezza, il lucore della luna, e una donna vestita di gran mistero da aspettare… cos’altro chiedere per una serata solo da sognare?… Ora, però, da dove sarebbe sbucata, la meraviglia, dalle parti della rotonda o da quelle del bar Canneto?… voglio dire, eran quei due gli sbocchi a quella piazza… e mica sbucava da qualche parte quella!…

Ah, le donne! sempre lì che le aspetti, ore su ore, che si fan desiderare… che son mai pronte!… Insomma, se quella col suo gran tardare era mossa dal proposito di tenerci sulle spine… be’, stava meravigliosamente riuscendo nel suo intento… meravigliosamente!… Nemmen più si parlava fra noi, s’aspettava soltanto lei a quel punto della serata, una curiosità che ci faceva seri e sordomuti a tutto il resto…

 “Ah, eccola lì!”…

Annalisa Macagnino, Senza titolo, 2014

Annalisa Macagnino, Senza titolo, 2014

Biografie degli autori

Luca Sibillo, nato a Napoli nel 1980, di professione informatico, dedica gran parte del suo tempo libero alla scrittura di racconti e romanzi, rimasti tutt’oggi inediti. Dopo un’esperienza lavorativa, rivelatasi alquanto negativa, presso una società di servizi informatici, scrive un romanzo autobiografico dal titolo Sorrisi strappati al branco. What’s boccoletta? (attualmente in valutazione presso la casa editrice Ad Est dell’Equatore), in cui l’autore tratta dell’attuale crisi sistemica che, quale frutto di un progresso cieco e discriminante, legata a un’imperitura logica feudale che s’impone nel rapporto schiavo/padrone – ancor più gravosa in alcune zone del Sud d’Italia –, contribuisce a ledere la dignità dell’uomo sociale sul piano sia personale che collettivo. E così, attraverso un iperrealismo del linguaggio pervaso da feroce sarcasmo e umorismo nero, caratterizzato da una commistione di registri – dal più alto al più grezzo e dialettale –, Sibillo racconta l’uomo e i suoi sempiterni drammi interiori, la complessità dei rapporti umani, la difficoltà di vivere in un società ormai in fase di decadenza morale e culturale.

Annalisa Macagnino nasce a Tricase (Lecce) nel 1981. Studia presso l’Istituto Statale d’Arte “E. Giannelli” di Parabita (Lecce), sezione Metalli. Dopo il diploma, conseguito nel 2000, si trasferisce nel capoluogo salentino, dove si laurea in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Beni Culturali. La sua attività artistica ha inizio nel 2001 che, pur interessando i più diversi ambiti della creatività contemporanea (dal disegno alla performance, dall’istallazione alla scultura, dalla pittura al ricamo e alla serigrafia), si concentra soprattutto sul disegno, strumento di sintesi emotiva atto ad esprimere la fugacità e l’irrequietezza del pensiero. È autrice del libro d’artista: Senza titolo, Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce (Le) 2013.

Hot Queer Erotica. Trastulli (anal)vegetariani 2: Piatto Caldo (secondo episodio)

Hot Queer Erotica. Trastulli (anal)vegetariani 3: Piatto Caldo (terzo episodio)