Hic est sanguis meus. Il nuovo progetto artistico di Paola Daniele

Questo è il mio corpo che è sacrificato per
voi; […] Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue, che viene versato per voi.
dal Vangelo secondo san Luca

se io apro il mio corpo
affinché voi possiate guardarci dentro il vostro sangue,
è per amore vostro: l’altro […].
Ecco perché tengo alla VOSTRA presenza
durante le mie azioni
Gina Pane

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Hic est sanguis meus è il nuovo ambizioso progetto artistico della performer e coreografa Paola Daniele.

Il Cristo della contemporaneità non è più un uomo, ma una donna. Il suo sacrificio non ha più intenti salvifici, ma catartici e conoscitivi. In altre parole, il rivelare al mondo i misteri più intimi dell’universo femminile è un modo per diffondere conoscenza; e là dove c’è conoscenza e sapere non c’è spazio per tabù, pregiudizi e discriminazioni.

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Lungi dall’essere un manifesto femminista, Hic est sanguis meus sarà piuttosto un viaggio esplorativo, di carattere interdisciplinare, nel profondo dell’intimità – e quindi dell’identità – della donna.

L’artista italiana, d’adozione parigina, vuole raccontare, servendosi di media differenti (fotografie, musiche, video, installazioni e performance), il ciclo mestruale con naturalezza, senza filtri, senza limiti, dal momento che “siamo tutti nati da un ventre sanguinante”. Il sangue, perciò, si carica di simbologie positive, diventando fonte di vita, fertilità e rinascita.

Nonostante questa simbologia positiva del sangue, lo psicoanalista Olivier Grignon, autore di Corps des larmes, osserva: “Il sesso delle donne non è visibile come quello degli uomini. Il sangue che ne cola alla vista di tutti significa che esso vive, secerne, palpita, desidera, causando spesso un disagio nelle donne come negli uomini”.

Sin dai tempi antichi, le perdite di sangue, associate all’indebolimento e alla morte, erano considerate segno infausto, impuro. A tal proposito, si ricordino, per esempio, le terribili parole del Levitico (Antico Testamento, VI-V sec. a. C.): “Quando una donna abbia flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà sarà immondo fino alla sera”.

Il ciclo mestruale, considerato sempre simbolo dell’impurità femminile e, di conseguenza, elemento di discriminazione di genere, è divenuto nei tempi odierni un segno distintivo e assertivo dell’identità femminile, nonché vessillo di lotta dei movimenti femministi. Tanto che un filone della letteratura femminile contemporanea è definita dalla critica con l’epiteto “mestruale”.

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Sin dalla notte dei tempi la capacità delle donne di creare la vita rimane per l’uomo il mistero più grande. La psicoterapeuta Maryse Vaillant afferma che il sangue, soprattutto quello che riguarda il corpo femminile, nonostante il fascino che esercita, è stato per lungo tempo disprezzato dai “maschi”: “Non è sorprendente che il sangue, che ricorda la differenza fondamentale tra i sessi, intrighi e affascini gli uomini”.

Se il sangue dell’uomo versato sul campo di battaglia è accettato di buon grado, in quanto sottintende valori positivi come eroismo, coraggio, sacrificio per la madre Patria, quello che scorre dal ciclo mestruale viene al contrario stigmatizzato. Nelle società patriarcali e misogine il sangue femminile suscita paura ed è considerato – come abbiamo affermato sopra – simbolo d’impurità della donna. Ciò avviene non solo nelle culture occidentali, ma anche orientali: in Giappone, secondo la tradizione scintoista, il sangue è un tabù. Con il termine kegare si indica l’impurità, in particolare proprio quella che si genera attraverso il corpo delle donne con il ciclo mestruale o le perdite di sangue durante il parto. In quei giorni le donne mestruate e le partorienti erano allontanate da casa e costrette a vivere in isolamento per non contaminare il focolare domestico né generare – secondo il folclore nipponico – una sorta di spiritello maligno e dispettoso, detto kekkai. Potevano fare ritorno solo dopo un rito purificatore chiamato misogi.          

Tuttavia, lo storico francese Jean-Paul Roux (1925-2009), nel suo saggio dal titolo Le sang. Mythes, symboles et réalités (Fayard, 1988), sfata il mito che questo atteggiamento maschile sia dettato solo da “paura” nei confronti del sangue, poiché questo sarebbe un discorso molto riduttivo. Secondo lo studioso, di fronte al sangue mestruale l’uomo cade in una sorta di terrore universale, descritto sin dai tempi immemorabili, e che non è circoscritto ai popoli primitivi. La donna che si trova nel periodo di mestruazione diventa una minaccia ben più grande dell’impurità stessa, per cui l’uomo tende a prenderne le distanze.

L’inizio del ciclo mestruale segna una tappa importantissima per le donna: perché avviene un cambiamento non solo fisico (cioè, il passaggio dall’infanzia alla maturità; la fanciulla che diviene donna e, di conseguenza, moglie, madre), ma anche nei rapporti sociali: nelle società arcaiche rappresentava altresì il passaggio dalla tutela del padre a quella dello sposo. Diversi sono infatti i miti classici che raccontano di questo rito di passaggio dalla condizione di fanciulla a quella di donna (si pensi al mito di Ifigenia, per esempio), spesso rappresentati con il sacrificio della vergine, in linea con l’eterno ciclo di morte e rinascita.

Nell’antica Grecia con il termine proteleia si indicavano i sacrifici e le cerimonie che erano praticati prima delle nozze dei giovani sposi. In uno di questi riti i genitori accompagnavano le loro figlie sull’Acropoli, per celebrare un sacrificio alle divinità femminili, in genere ad Afrodite. Durante il sacrificio veniva bruciato un oggetto personale, un giocattolo o una ciocca di capelli, a rappresentare la fine della pubertà.

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

Paola Daniele, dopo un anno di ricerche sul tabù del sangue nelle società patriarcali, con particolare approfondimento alla nostra epoca, lancia una campagna di crowfunding in Francia e in Italia, con l’intento di raccogliere fondi necessari alla realizzazione del suo progetto. Questo ha già suscitato grande interesse e curiosità nell’ambiente artistico parigino. Infatti, si è costituito un collettivo di lavoro di oltre venti rappresentanti di diverse discipline artistiche per la realizzazione di una mostra dedicata al tema summenzionato, che avrà luogo a Parigi dall’11 al 26 agosto, presso la galleria 59 Rivoli aftersquat.

La raccolta fondi on line durerà 28 giorni, cioè il tempo di un ciclo mestruale, corrispondente alle quattro fasi lunari.

Per sostenere il progetto e avere altre informazioni, si veda: Hic est sanguis meus.

 

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