Diario di una cagna

Diario di una cagna
O come sopravvivere a quattro zampe in un mondo in erezione

Non so quando ho scoperto di essere Cagna.

Forse quando indossavo di nascosto quella bella gonna a ruota, rosa antico e tutta plissè. Aspettavo che i miei genitori uscissero di casa per aprire l’armadio di mamma, e lei era là. Riposta e ben piegata (da me) per non destare sospetti. La prendevo come fosse una reliquia preziosa, la indossavo con reverenza. La profanazione di un tesoro proibito e poi la sacra vestizione della Vergine. La indossavo sopra la brutta tuta anni Novanta che avevo sempre addosso. Ma non mi importava: la gonna mi rendeva splendente ai miei occhi, era la protagonista indiscussa della scena. Quando la facevo girare sui miei fianchi, formando una bellissima ruota di piccole pieghe rosa, dimenticavo i baffetti preadolescenziali, la goffaggine del mio corpo in sovrappeso e i miei occhiali di plastica tartarugati.

Ecco, forse in quel momento ho scoperto di essere Cagna.

Sono passati poco meno di vent’anni da quando, ancora inconsapevole, cercavo di crearmi una felicità su misura, che, proprio come quella gonna, mi rendeva sgraziato, impacciato e sgradevole agli occhi dei più. Solo col tempo ho imparato a conoscere prima, amare e rivendicare poi, quella parte di me.

L’inciampo continuo, gli sguardi di disappunto, il sintomo da indagare. Una vita impostata per non essere incanalata in percorsi preconfezionati e pronti all’uso. Una laurea considerata improduttiva perché guarda al Bello e non all’Utile. Una sessualità mortifera volta al Piacere e non alla Procreazione.

Sono una Cagna sterile, ma non sterilizzata, traviata e perennemente sbieca. Sono obliqua, storta, queer. Sto a quattro zampe, sbavo e faccio schifo a tutti. Ma ho una posizione già favorevole alla penetrazione. L’ano, allineato con la bocca, fa di me un tubo di ricezione. Non entra il Capitale, la Moneta, la Retorica e la Violenza. Aprendo il mio culo, lascio entrare la Lotta, la Libertà e il Desiderio.

Cagna è bello, come recita il Manifesto Cagna di Joreen del 1968. Ma ancora più bello è condividere un essere e un’etica cagna. Derelitte, reiette, puttane e deviate che si annusano da dietro alla ricerca dello stesso tanfo che le unisce nella lotta e nella rivendicazione della propria condizione.

Alle Cagne Sciolte. “Puttane con la libertà di espressione”. Sorelle e compagne di lotta.

cagnesciolte