Hot Queer Erotica. Variazioni saffiche 2

Tra le donne l’amore è contemplativo,
non v’è lotta né vittoria, né sconfitta,
ognuna è soggetto e oggetto, schiava e padrona.
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, 1949

VARIAZIONI DI STIGMA N°2 | FANTASTICHERIA ETEROfila

di Barbara Fragogna

 

 

“Intrigami – le dissi – straziami.”

“Vattene via perversa creatura inconcludente, inutile aspettativa.”

Eravamo al limite di un oltre impossibile già prima di aver cominciato. Lei era una vergine. No, non nel segno zodiacale, ma era una vergine riguardo al sesso lesbico. Non era mai stata con una donna, non aveva mai goduto di questa esperienza. Io le stavo sotto già da un bel po’ con e-mail, lettere tradizionali e chattate quasi quotidiane. Lei mi assecondava perché le piaceva e perché ero lontana (vivo in un’altra città). Ne aveva voglia. La lontananza la privilegiava dello spazio necessario al dubbio, alla fantasia, alla contrattazione. E mi teneva a debita distanza da ogni contatto sia pure casuale col suo fidanzato.

È chiaro, qualche volta ci si vede, abbiamo alcuni amici in comune. Io prendo il treno e c’è sempre qualcuno che mi ospita. Ovviamente nessuno sa nulla. Qualche volta dormiamo tutti insieme: io e lei condividiamo il letto dove puntualmente c’è anche un’altra persona. Non si può fare nulla, nonostante io senta il suo desiderio uscirle dal naso sotto forma di profusioni ormoniche, nonostante lei si appoggi con tutta la schiena sul mio fianco facendomi salire la febbre. Non resisto. Mi devo alzare, mi preparo e vado via. A causa della frustrazione mi offendo e lei mi dice: “Ma insomma cosa vuoi che faccia, la lesbica sei tu, io non saprei neanche da che parte cominciare”. Ha ragione, naturalmente. Nelle sue fantasie kissmeliciesche, ci scommetto, entriamo in un cinema dove ci sorprende una scena inattesa di amore saffico in un film dove non te lo saresti aspettato. Questa improvvisa rivelazione spontanea crea una vampata di calore empatico che ci infiamma entrambe. Allora io le appoggio una mano sulla coscia e noncurante dei vicini che con la coda dell’occhio non perdono un dettaglio, mi avventuro, fuocherello, fuoco… acqua. Lei finge nonchalance, ma il respiro si fa profondo, le sue mani aggrappate ai braccioli quasi a volerli strappare. Aumento il ritmo e…

Ma ovviamente questo non è il caso, le sue dozzinali fantasie, per quanto plausibili, sono impraticabili.

Però ha ragione lei, cosa sto aspettando? Che mi confermi i suoi desideri con una raccomandata con ricevuta di ritorno? “Donna, sii uoma!”, mi esorto.

Passa qualche tempo in cui ancora chat, e-mail, allusioni, ammiccamenti. Finalmente il lavoro mi concede dei giorni di tregua. Sicché la invito per un aperitivo. Prendo il treno, sono lì. Il suo abbigliamento accollato non è casuale. Sembra che non ci abbia pensato, ma i dettagli denotano cura nella scelta. Sono una donna anch’io. Lo so come si fa. Vuoi apparire splendida ma vuoi che non sia ostentato, non deve pensare che ti sei agghindata solo per lei. Infatti ti rimane un dubbio che ti concede di non darla per scontata. Sia mai. Beviamo un aperitivo (alcolico) e poi un altro. Mi racconta del lavorodeltempodellavitagliamicicomuni e del fidanzato, ovviamente. Nel mentre qualche volta si ferma e mi tocca da qualche parte (un braccio, la spalla, la schiena) per tre secondi e questo basta a scrollare via la noia accumulata sui luoghi comuni, da tutte quelle parastrutture necessarie a metterla in salvo nel caso, non si sa mai, trapeli l’impulso erotico represso. Sono già le dieci di sera, lui l’ha già chiamata due volte e le ha inviato una serie di messaggi a cui non può evitare di rispondere. Le dico: “senti, digli che andiamo al cinema!”

Lei glielo scrive e nel frattempo, ne sono certa, ripesca quella fantasia da proiezione di sala. Ovviamente non si va al cinema. Un’amica solidale mi ha prestato la sua casa. La porto su (“la porto”, suona machista, ma vi prego di concedermi una grossolaneria da camionisti), lei è nervosa ma docile. Non aspetto neanche che si tolga il cappotto, la bacio, lei si scosta sorpresa dall’ardimento di me che finalmente mi sono decisa all’azione. “Vieni qui!”, ordino e l’attiro con forza, lei si divincola e dice: “Aspetta…”

MA ASPETTA COSA?! MALEDETTA ZOCCOLA! – qualcosa dentro di me erompe, una furia di prostrazione le si riversa contro: “ma cosa devo aspettare ancora che sono nove mesi, NOVE MESI, che andiamo avanti con questo parto, questo tira e molla! Basta con questa reticenza di gattamorta da quattro soldi, con questi giochetti, le pause, le tensioni, ma che cosa vuoi? Giustificare te stessa come vittima di un abuso? Dici no, ma è un sì, vuoi che farsescamente sia io l’unica responsabile del tuo cedimento; tra tre ore potrai dire: io non volevo ma mi è saltata addosso! Ne farai una tragedia, dio cosa ho fatto! No, ma questa non sono io, è l’alcol, non è un tradimento, dopotutto lei è una donna. E io? E la mia soddisfazione? Tutta questa fatica per cosa? Che non sai neanche come si fa, che mi toccherà fare tutto il lavoro, passerò tre ore a smaneggiarti, il braccio destro preso dai crampi, il braccio sinistro tutto un formicolio, in apnea per decine di minuti perché è la prima volta e te la devi godere tutta, il collo incriccato, la schiena a pezzi, non ho mica più vent’anni. Verrai ‘almeno’ due volte! Saranno già passati secoli di palestra intensiva e io sarò stremata allora per gratitudine, ma in malavoglia ti avvicinerai alla mia intimità con le mani (non con la bocca, la prima volta cosa ti aspetti?) mi toccherai frettolosamente come quelli che non sanno fare i massaggi e che rimangono lì due ore sullo stesso punto a frizionarti a ‘becco di papera’, ma io sarò talmente stanca che alla fine, per generosità, per darci un taglio e per non umiliarti delle tue incompetenze, dovrò simulare grande piacere e perfetta soddisfazione. Sì, figuriamoci… diciamoci la verità, ti sto per fare un piacere e tu mi dici: aspetta?”

Lei mi lascia finire, e poi mi dice: “Ma fottiti da sola!” Gira i tacchi e se ne va.

Nove mesi.

Bastavano solo due minuti in più di santa pazienza.

Ma sarebbero bastati?

Barbara Fragogna, Stigma-2, 2013

Barbara Fragogna, Stigma-2, 2013

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Hot Queer Erotica. Variazioni saffiche 3: Variazione di stigma n°3 | ETEROsessuale