Le cose cambiano. Storie di coming out, conflitti, amori e amicizie che cambiano la vita

Quello che vorresti sentirti dire a 15 anni e che nessuno ti ha ancora detto
Le cose cambiano

Io sono gay/lesbica/trans/bisex/questioning/queer/eccetera.

Le cose cambiano è un libro che raccoglie tante testimonianze di coming out e il sapere che non si è mai soli al mondo contro il bullismo omofobo e la possibilità del futuro e del cambiamento.

Nato dall’idea di It Gets Better  degli americani Dan Savage e Terry Miller, “Le cose cambiano” testimonia la potenza del fare “comunità” e sostegno LGBTQIA anche attraverso il racconto delle proprie esperienze di vita tramite dei video.

Abbiamo intervistato Linda Fava, che ha curato l’edizione italiana del progetto che è successivamente diventato un libro, appena uscito per la Isbn Edizioni.

Malesoulmakeup: Cosa sono queste “cose” e a chi è rivolto il libro?
Linda Fava: “Le cose cambiano” è una libera traduzione del nome del progetto americano, It Gets Better. Le nostre “cose” sono il loro “it“. Abbiamo fatto dei tentativi di traduzione fedele: “Andrà tutto meglio”, “andrà tutto bene”, “poi va meglio”… ma ci suonavano paternalistici e anche un po’ superficiali, avevano grottescamente qualcosa in comune con i motti delle terapie riparative, un sapore “poviano” che andava da tutt’altra parte. Abbiamo scelto uno slogan più carico di speranza e più aperto all’interpretazione. Ecco alcuni significati di quelle “cose” che cambiano:

  • per un ragazzo che, mettiamo a scuola o in famiglia, viene preso in giro o maltrattato a causa del proprio aspetto o del proprio orientamento sessuale, le cose cambiano è una promessa che la sua vita non sarà sempre così faticosa e dolorosa (una promessa fatta a ragion veduta da chi già ci è passato);
  • ciò che in parte è già cambiato e continuerà a cambiare – e noi speriamo di contribuire a quel processo – è l’immaginario, collettivo e privato, attorno a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali;
  • ciò che deve cambiare è lo stato dei diritti delle persone LGBT.

Malesoulmakeup: Tra gli autori anche Piergiorgio Paterlini, uno dei primi pionieri in Italia della documentazione sull’adolescente gay. Cosa è cambiato dai tempi di “Ragazzi che amano ragazzi” in una società in cui la visibilità gay si è arricchita delle identità queer LGBTQIA?
Linda Fava: “Ragazzi che amano ragazzi” è stato pubblicato per la prima volta più di vent’anni fa e nel 2011 ne è uscita una versione aggiornata, che doveva servire proprio a confrontare la situazione della visibilità e dell’immaginario gay di allora con quella di oggi, a fare un bilancio di ciò che era cambiato. Ma, come scrive lo stesso Paterlini nell’introduzione alla nuova edizione, il libro “questi vent’anni non li dimostra affatto. Sembra un figlio nato ieri“. Infatti, l’autore racconta di aver ricevuto lettere da ragazzi di sedici anni che si identificano ancora completamente in quelle storie ambientate alla fine degli anni Ottanta, come se il tempo si fosse fermato. È significativo, e un po’ inquietante, il fatto che Paterlini all’uscita della prima edizione fosse convinto che il suo libro sarebbe “invecchiato nel giro di pochissimi anni“, perché oggi, all’uscita di “Le cose cambiano”, è una speranza che io, che ho curato la raccolta, ho in comune con lui: mi auguro – e in qualche modo ne sono convinta – che l’utilità del nostro libro là fuori si esaurisca nel giro di poco tempo. Perché anche la nostra percezione, oggi, è quella di star vivendo un momento decisivo, di grande messa in gioco da parte delle persone LGBTQ e degli eterosessuali, un momento di transizione che dovrà necessariamente culminare con un cambiamento concreto, a livello giuridico. Ma trovarsi di fronte all’evidenza che negli ultimi vent’anni le cose sono sì, parzialmente cambiate, ma non certo esplose, fa riflettere e preoccupare. Secondo me, anzi secondo la “fotografia” che “Le cose cambiano” fa della situazione odierna, quello che è successo è che negli ultimi decenni si è ampliato lo spettro dell’esperienza LGBTQ, in diversi modi oggi: oggi ci sono molti diversi gradi di visibilità e di integrazione, perciò se è vero che le cose sono rimaste molto simili a vent’anni fa per alcuni, è vero anche che per altri sono cambiate completamente. Tra le testimonianze del libro, ce ne sono alcune di ragazzi e ragazze attorno ai vent’anni che raccontano come crescere da adolescenti gay o lesbiche non sia stato più difficile di quanto sia stato per i loro coetanei eterosessuali. Dall’altra parte, lo spettro della visibilità si è ampliato comprendendo identità che sono sempre esistite, ma essendo meno visibili non si erano ancora aggiudicate un “nome ufficiale” e una lettera dell’alfabeto. Tutto questo ha contribuito a frammentare ulteriormente l’esperienza e la visibilità queer in una serie sempre più ampia di esperienze tutte diverse difficilmente incasellabili in categorie preesistenti.

Malesoulmakeup: Quanto i social network e la condivisione di video possono essere d’aiuto nelle storie di coming out e denuncia di omofobia?
Linda Fava: Secondo noi molto, tenendo sempre conto che i social network sono armi a doppio taglio e, quindi, bisogna stare attenti all’uso che se ne fa. Da una parte raccontarsi sui social – come nei video condivisi su itgetsbetter.org e su lecosecambiano.org – aumenta la propria esposizione e, quindi, in un certo senso aumenta il rischio di essere soggetti a prese in giro e discriminazioni, il cosiddetto cyberbullismo, che non sempre rimane cyber. Dall’altra sono opportunità per auto-rappresentarsi, e in un panorama mediatico in cui l’identità LGBT viene frequentemente raccontata in modo stereotipato e non realistico, sfruttare la possibilità di auto-rappresentarsi e sfatare quell’immaginario può essere decisivo, rivoluzionario.
Il sito “Le cose cambiano” si sta rivelando, indirettamente, anche un luogo che accoglie denunce di casi di bullismo omofobico o richieste di aiuto, ma il nemico principale che mira a colpire è l’omofobia interiorizzata, cioè quell’insieme di sentimenti di vergogna, auto-disprezzo, insicurezza, inferiorità, convinzione di non essere accettati e identificazione con stereotipi denigratori dovuti, appunto, all’interiorizzazione di una cultura omofoba.

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