Alfabeto Poli

«Finché il cuore sanguina, è ancora vivo».
«Non sono poi così omosessuale da amare me stesso».
«Nella vita di prime volte ce ne sono venti, trenta. Ho raccontato di essere vergine per almeno una ventina d’anni».
Paolo Poli

È in uscita oggi per Einaudi Editore Alfabeto Poli a cura di Luca Scarlini, sillabario poetico e brillante su Paolo Poli.

Rileggendo mezzo secolo di interviste di Paolo Poli, cartacee, radiofoniche e televisive (molte disperse, quasi introvabili), Luca Scarlini ha costruito una sarabanda di racconti spericolati e divagazioni fulminanti, un Alfabeto Poli da decrittare seguendo il filo dell’ironia.

Sullo sfondo di un’Italia colta nei suoi aspetti meno prevedibili, sfila una galleria di personaggi indimenticabili, da Longhi a Parise, da Franca Valeri a Pasolini.
La folgore del ricordo a tratti prende la forma esatta di un aforisma, altre volte, invece, si dispiega in pagine intense, analitiche e narrative, lasciando spazio alla riflessione e alla sensibilità di un artista così grande da non essersi preso mai troppo sul serio.
Da sempre Paolo Poli ha guardato e raccontato il mondo con lo scarto fantasmagorico di chi sa che per restituire lo spirito delle cose, per disinnescare censure e conformismo, c’è bisogno di ridere e di far ridere.
Il prezioso lavoro di Scarlini ci restituisce, quasi in maniera organica, il mondo di Paolo Poli, dalla A di Aggettivi, Anni Trenta, Avanspettacolo alla Z di Zeffirelli (passando per Canzonetta, Dio, Età, Fascismo, Misoginia, Peccato, Pinocchio, Rita da Cascia). Il genio del grande attore procede spigliato, non senza qualche lampo di malinconia, sino a fondare in qualche modo un’etica della leggerezza. Non c’è niente di più sincero, in fondo, di un libro scritto vivendo.

Alfabeto Poli

Paolo Poli, attore, regista, autore, scenografo, costumista, mimo, burattinaio, cantante, fantasista, trasformista, costituisce una delle più originali espressioni artistiche del teatro italiano e dello spettacolo, in genere; è una sorta di nutrimento stravagante, erudito e, nello stesso modo, ardito, di cui più d’uno si è alimentato, portando, come sostiene anche Arbasino, un “salubre giovamento”.

Elegante, raffinato, così a suo agio con il papillon al collo da destare invidia per i modi. Ammirazione per la figura e un incantato stordimento nel sentire parole di alta fattura precedere, o di poco seguire, espressioni scurrili o piacevolmente dialettali. L’età indefinibile seppur sbandierata che si dimentica non appena inizia a sorridere, a cantare o a muovere passi di danza riempiendo di sé il palcoscenico. Un personaggio o, meglio, una persona unica, portata di peso ai giorni nostri da una dimensione favolistica dove è facile trovarlo in posa con Greta Garbo, nudo al fianco di Rita Renoir o in estasi tra le vesti di Rita da Cascia. Te lo immagini sorridere appena, mentre già ha in mente un colpo di teatro per far rabbrividire alla Carolina Invernizio o per stupire passando da una mitria vescovile a un bustino da prostituta. È facile, ancora, immaginarselo tra le prime fila agli spettacoli della Osiris, a carpire ogni segreto per un sorriso o a sorseggiare un tè con Ionesco e Savinio, discutere con Apuleio di moralità, con Gozzano di trine, merletti e signore sporche di dolci nelle confetterie.

Rodolfo di Giammarco ha provato a riassumere le diverse definizioni che gli addetti al lavoro della critica teatrale hanno cercato di cucire addosso a Poli:

“Pierrot saltimbanco. Ultimo dei capocomici all’antica. Uomo orchestra. Abate del 700. Show vivente. Fregoli barocco. Dissacratore. Premiata ditta di mieli e veleni. Drag-diseur. Misirizzi fiorentino (misirizzi è quel giocattolo che, comunque lo si getti in terra, mantiene l’equilibrio). Fantasista. Ballerina di fila. Dorian Gray in frack. Bambinaccia di scena. Commentator cortese. Vedette dell’intelligenza. Omo di garbo. Giullare filosofo. Comico damerino. Poeta.”