Nan Goldin. Queer e ora

Nan Goldin, Gilles arm, 1993, Paris.

Nan Goldin, Gilles arm, 1993, Paris.

Dopo aver chiuso il libro di Lee Edelman, NO FUTURE. Queer Theory and the Death Drive, un’immagine mi è rimasta stampata nella testa. Era il braccio abbandonato ed esausto di Gilles, immortalato dall’obiettivo della sua amica Nan Goldin.

Il libro di Edelman è un elogio del presente, della contemporaneità, dell’hic et nunc. La comunità queer, sottraendosi alle logiche della procreazione e dell’evoluzione, resiste e si aggrappa con i denti al momento consustanziale del presente. E cosa c’è di più attuale di uno scatto fotografico? All’immagine del presente Edelman affianca, come recita il sottotitolo del libro, una ‘pulsione di morte’, come unico ‘atto di resistenza’, direbbe Deleuze, all’immanenza della vita.

In Gilles arm di Nan Goldin (Parigi, 1993) convivono il carattere effimero, ma pieno di vita, del queer e il memento mori. Come è possibile trovare un eccesso di vita e di verità in un braccio in cui scorre solo sangue infetto dall’AIDS? Nan Goldin ce lo mostra, composto sulle lenzuola bianche, come un manifesto silenzioso che urla. Una bandiera mortifera di cui è sopravvissuta solo l’asta.

L’obiettivo di Nan Goldin testimonia questo presente, sempre appassionato e ‘pieno di vita’, pur nella mancanza di un futuro certo. Il contagio, la malattia e l’improduttività dell’ano relegano la comunità queer in un eterno presente. Ma solo rivendicando questo queer e ora, la macchina procreatrice di una società solo volta al futuro si inceppa.

Il presente è eccesso di vita o eccesso di morte, proprio come il braccio morto di Gilles.