Ricci/Forte. Il genere contro il corpo/il teatro contro la forma

maski/femmine/transgender/escort/seminaristi under 25 (non da anagrafe) automuniti (ma anche possessori di abbonamento mezzi pubblici) militesenti (compresi riformati) open minded (just open) popper-addicted (o affetti da altre dipendenze) possono inviare foto + curriculum al seguente indirizzo.

Ricci/Forte, annuncio per il casting di Macadamia nut brittle pubblicato nell’aprile 2009, cit. in Mash-up Theather, a cura di F. Ruffini, Editoria&Spettacolo, Riano (RM) 2010, p. 16.

Il teatro contro l’omofobia dei Ricci/Forte 

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Lo scorso 25 giugno Ricci/Forte hanno presentato un evento unico dal titolo STILL LIFE (2013), in occasione del ventennale della rassegna del Garofano Verde al Teatro Argentina di Roma. Uno spettacolo interamente dedicato al tema della discriminazione e del mobbing psicologico identitario, per far luce su una società ancora impreparata alle diversità. 

Artisti, sceneggiatori televisivi e teatrali, drammaturghi, registi, Stefano Ricci e Gianni Forte stringono il loro sodalizio artistico nel 2006. Dopo una prima formazione presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma, studiano drammaturgia con Edward Albee presso la New York University.

Il teatro dei Ricci/Forte, specchio dei nostri tempi, nasce essenzialmente dal profondo e nobile desiderio di svegliare dal torpore le nostre coscienze anestetizzate dal consumismo, far riflettere sui moti dell’animo umano, le paure e i dolori che attanagliano l’esistenza, e soprattutto di uccidere la banalità che alberga in ognuno di noi.
La poliedricità e l’abilità a combinare tradizione e innovazione, l’originalità del loro personale modo di concepire e fare un teatro che racconti le contraddizioni della realtà contemporanea, hanno decretato negli ultimi anni il loro successo sia di critica sia di pubblico, nazionale ed internazionale.

Vincitori di numerosi premi, fra gli altri, possiamo menzionare: Studio 12, Oddone Cappellino, Vallecorsi, Fondi-La Pastora, Hystrio per la Drammaturgia.

Opere più significative
troia’s discount
metamorpHotel
wunderkammer_soap
 (#1_didone, #2_faust, #3_tamerlano, #4_edoardo II, #5_ero>leandro, #6_l’ebreo di malta, #7_la strage di parigi)

100% furioso
ploutos
macadamia nut brittle
pinter’s anatomy
some disordered christmas interior geometries (in collaborazione con la Fondazione Alda Fendi di Roma)
grimmless
imitationofdeath

Estetica camp, sensibilità queer, anti-eroi e un linguaggio neobarocco, sono i paradigmi del teatro firmato Ricci/Forte 
Si tratta di un teatro affascinante e al tempo stesso provocatorio, ricco di citazioni e pseudo-citazioni, di ricorrenti contaminazioni tra registro alto e basso. Un calderone in cui vengono amalgamate insieme espressioni poetiche, letterarie con formule tipiche dei programmi televisivi, di internet, della stampa scandalistica, del gergo giovanile, della pubblicità, delle inserzioni, del cinema, dei cartoni animati, dei fumetti, delle canzonette popolari ecc. Questo impasto linguistico è dominato da toni ironici, che rispecchiano lo stesso andamento della trama in cui gli avvenimenti più triviali si intrecciano ad accadimenti estremamente profondi. Tutto quello che dovrebbe essere autorevole, importante, serio, non ha più valore del banale.

Intreccio tra la costruzione e la decostruzione del genere e la comunicazione visiva
L’adolescenza è un topos ricorrente nelle rappresentazioni del duo Ricci/Forte. Questa spesso ha connotazioni negative, in quanto specchio di una generazione frustrata, distruttiva e autodistruttiva, tristemente inconcludente sul piano sia professionale sia umano e sentimentale. Si incontrano eterni adolescenti cresciuti senza ideali, nevrotici, violenti, con continui problemi d’identità.
In queste piéces affiorano vite frammentarie avviluppate in un caos informe, e questo ha una certa rilevanza sulle problematiche identitarie. I tipi umani rappresentati dall’ensemble Ricci/Forte sono, infatti, sempre alla ricerca di un’identità attraverso un percorso in molti casi sofferto e che non conduce quasi mai a un punto di arrivo. Se da una parte vi è il superamento dell’identità di genere, anche ricorrendo al travestitismo o ad altri espedienti, dall’altra si arriva a un punto in cui affiora il bisogno di riscoprire l’identità perduta. Il prisma del genere risulta, dunque, contraddistinto da infinite rifrazioni cangianti.
In alcuni spettacoli è presente una triade di personaggi che sono uno il riflesso dell’altro: macadamianut e brittle o, in edoardo II, Isabella e le sue compagne di cella X, Y. In questo gioco di specchi l’identità ha rinunciato a essere una e definita. Dal momento che il numero delle identità sono tre, ciò potrebbe indurci a pensare alla natura divina che è una e trina, anche se nell’universo riccifortiano – a quanto pare – non vi è spazio per il sacro. Dio è morto o è stato semplicemente sostituito da un kinder pinguì o un fitness club.
Nelle wunderkammer tragici personaggi si raccontano, evocano storie che si concentrano sull’evento che li ha portati a vivere in solitudine il loro dramma: l’abbandono dell’amante (Didone); la scoperta di non essere mai stati amati, ma solo usati (Ero); il sacrificio per un uomo incapace di amare (Zenocrate); la vendita dell’anima al mondo televisivo (Faust). Si tratta di brevi monologhi ripetuti – per usare un anglicismo ai registi molto caro – in loop, molto spesso arricchiti di formule ritmico-ossessive che sembrano asfissianti litanie, frasi rituali che mescolano il sacro al profano. In questa reiterazione – alla stregua di un processo di produzione industriale – delle tragiche esistenze rappresentate si potrebbe cogliere un chiaro influsso della filosofia di Andy Warhol. Se per l’artista americano la ripetizione in serie del soggetto significava spogliarlo della sua funzionalità (si pensi, a esempio, alla sedia elettrica), per i Ricci/Forte è semplicemente la rappresentazione senza filtri di un mondo alienante in cui l’uomo – ormai socialmente inutile (vd. imitationofdeath) – viene condannato dalla nostra società tecnologicamente avanzata all’incomunicabilità, e quindi alla morte sociale.

Il corpo. Oltre l’antinomia soggetto-oggetto
In troia’s discount alcuni corpi, reificati e muniti di codice a barre, sono messi nei carrelli della spesa come fossero bistecche a buon mercato; il travestito Didone, nelle wunderkammer soap, segna i punti da sottoporre a chirurgia plastica al fine di compiacere il suo cliente; in edoardo II Isabella e le sue compagne di cella strofinano in modo frenetico e autolesionistico i loro seni “inutili”, “archeologia appesa a gabbia d’ossa”, sui muri della prigione.
Questo corpo-oggetto, centrale nei lavori dei Ricci/Forte, prodotto di consumo, mero involucro privo di valore e che non suscita più piacere, da cambiare o svendere a proprio piacimento, viene continuamente umiliato, mortificato, vessato con violenza fino al suo annichilimento, la sua fine è rappresentata con una sagoma disegnata sul pavimento.
Un corpo che, oltre a divenire il capro espiatorio di tutte le frustrazioni, gli insuccessi, le paure, le ossessioni, le follie dei personaggi raffigurati, appare disumanizzato e non più uno strumento di piacere. In macadamia nut brittle la sessualità viene espressa, per esempio, in modo orgiastico, violento, veloce, selvaggio, istintivo, adolescenziale, grottesco fino a toccare momenti di comicità.
La nudità dei corpi, che ha un posto privilegiato nel teatro del duo Ricci/Forte, potrebbe simboleggiare il desiderio di liberarsi dalle convenzioni sociali, la volontà di ritornare alle origini, alla verità e all’autenticità. Il corpo è ripensato in modo queer: chiari sono gli intenti e/o gli strumenti di emancipazione della sensibilità queer attraverso anche l’immaginario camp evocato.
La scarpa, elemento riccifordiano onnipresente, è carica di simbolismo, metafore e allusioni. Tacchi vertiginosi a decretare la riscoperta da parte dei personaggi della loro identità queer.

Influenze
Ricci/Forte registrano la vita quotidiana intrisa di logiche consumistiche per rielaborarla con tutti i suoi gesti e rituali contemporanei: dagli oggetti alle forme che ci circondano, dagli stimoli alle informazioni cui ognuno di noi è costantemente esposto. La galleria dei soggetti è un supermercato della materialità, una collezione di simboli della società dei consumi nel suo inesorabile declino, una rappresentazione della superficialità e, al tempo stesso, della profondità dell’animo umano.
Una decostruzione della realtà mediata da nuove forme teatrali che dialogano con la televisione, il cinema, l’arte performativa e le installazioni concettuali, senza recidere il cordone ombelicale con la classicità e la tradizione. 
Tragedie di oggi vengono liricamente plasmate, amalgamate, raccontate attraverso stilemi, emblemi, personaggi che appartengono alla storia del teatro (Aristofane, Marlowe, Pinter), della fiaba (i fratelli Grimm) e del mito.
Il crudele e asfissiante immaginario riccifortiano trae altresì ispirazione dai romanzi dello scrittore americano Dennis Cooper, soprattutto per quel che concerne le ambientazioni infernali cui sono condannate le giovani generazioni, avulse da ogni barlume di salvezza; l’assenza di moralità nel raccontare storie di devianze e soprusi di una gioventù omosessuale degradata e/o degradante; il linguaggio iperreale che rende ancor più forti e immediate le immagini omoerotiche.  

La decostruzione del teatro e lo scardinamento della forma
Possiamo ancora interpretare il teatro dei Ricci/Forte prendendo in prestito il concetto di “forma” teorizzato dallo scrittore polacco Witold Gombrowicz (1904-1969), intesa nel suo duplice significato: di maschera – se si vuole anche di pirandelliana memoria – che gli altri ci impongono e di comportamento al quale ci conformiamo da soli per essere accettati. I drammi e i personaggi riccifortiani sono concepiti contro la “forma”, la combattono; ma dove conduce questo atteggiamento conflittuale? Gombrowicz diceva che combattere contro la “forma” significa voler ritornare alla natura. In Ricci/Forte questo non è, tuttavia, più possibile; non esiste salvezza, la realtà effettiva è irrimediabilmente perduta: dietro la maschera vi è soltanto un uomo deformato, soffocato dalla routine e dalle convenzioni sociali.
Questa idea di decostruire il teatro scardinandone la “forma” con tutte le sue regole e i suoi 
principi va di pari passo con il genere dei personaggi che popolano l’universo riccifortiano. Il voler a tutti costi sfuggire dalla “forma” imposta, dalle gabbie sociali e mentali, dai limiti stessi del corpo, porta a un’identità “liquida”, fluida, in continua trasformazione.

Alla fine della sua esistenza Gombrowicz è giunto alla conclusione che dalla “forma” non vi è scampo, ma che l’unica – seppur parziale – libertà risiede nella creatività artistica. L’artista, infatti, anche se impossibilitato a sfuggire alla “forma”, può almeno sentirsi libero di “giocare” con essa, scoprendo in tal modo la vera libertà.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) ha detto che l’uomo è libero di scegliere anche di fronte alla sofferenza. Nel teatro dei Ricci/Forte invece non si può essere veramente liberi nel momento in cui si è vittime, schiavi, martiri, affannati, impauriti, sopraffatti dalle malattie, affogati nei vizi, accecati dalle bramosie, istupiditi dalla paccottiglia televisiva. D’altronde, il teatro dei Ricci/Forte è pura mimesi del mondo esteriore e interiore che gli individui oggi vivono.
Anna Gualdo, attrice e colonna portante della compagnia, durante un’intervista del critico teatrale Francesco Ruffini, ha asserito che il teatro dei Ricci/forte: “è estremamente connesso alla realtà, imbevuto di quello che ci circonda. […] La forma accompagna il contenuto, lo respira e se ne nutre. Amore, sentimenti, realtà, estraniazione, abbandono, fuga, non sono solo nodi di senso, ma anche elementi per la scelta delle modalità espressive” [F. Ruffini, ricci/forte: teoria del gioco, in 
Mash-up Theather: ricci/forte, a cura di Francesco Ruffini, Editoria & Spettacolo, Riano (RM) 2010, p. 12].

Ricci/Forte e il pubblico
Gli attori dei Ricci/Forte interagiscono con gli astanti coinvolgendoli direttamente, come in pinter’s anatomy e grimmless, o indirettamente come nelle wunderkammer attraverso l’annullamento delle distanze, di modo che lo spettatore diventi parte integrante della scena e viva emotivamente il dramma oggetto della rappresentazione.
Le performance riccifortiane sembrano essere riti d’iniziazione, dove un perimetro cerimoniale immaginario separa gli attori dal pubblico, che all’occorrenza può essere valicato. Perché questi cerimoniali postmoderni non segnano più il cambiamento, la rinascita degli iniziati (il pubblico), ma diventano lo strumento per compiere una catabasi negli inferi del mondo contemporaneo.
In pinter’s anatomy gli attori all’inizio chiedono agli spettatori di scrivere su un cartellino il loro nome e una data importante della loro vita, ma verso la fine dello spettacolo l’identità di cui si sono appropriati finisce inesorabilmente nei sacchi dell’immondizia insieme ai loro corpi esanimi. Una riflessione su quanto accade oggi nell’era 2.0, soprattutto nella realtà virtuale dei social network, dove ci si può costruire un numero imprecisato d’identità possibili, per essere chiunque si voglia e per rubare identità altrui e cancellarle alla velocità di un clic.

Non stiamo mica facendo teatro (Stefano Ricci)
Ricci/Forte, outsider per eccellenza e promotori di un teatro alternativo, innovativo e sperimentale, sono il simbolo della libertà d’espressione: hanno dimostrato che si può fare teatro anche al di fuori dei circuiti sia tradizionali sia d’avanguardia, perseguendo nuove strade e nuovi percorsi espressivi. La parola d’ordine è resistere, e Ricci/Forte, nonostante le mille difficoltà, hanno resistito e lottato pervicacemente con orgoglio e grande dignità imponendosi nel mondo teatrale italiano, in cui persistono ancora i caratteri oppressivi di un sistema basato sul privilegio corporativo e clientelare.

Un teatro e un nuovo paradigma di narrazione non riconducibile a modelli precedentemente predefiniti. Un fenomeno non dettato da mode transitorie che pone interrogativi già destinati alle generazioni future.