Un cappuccetto rosso queer: Ernesto Tomasini

Da adulto ho cercato di realizzare i sogni di bambino:
io volevo essere tante persone diverse
(Ernesto Tomasini per Malesoulmakeup, 2013).

In un clima da bosco narrativo abbiamo incontrato Ernesto Tomasini, che ha indossato per noi i panni di un Cappuccetto Rosso tra le strade di Palermo e il Teatro Garibaldi Aperto alla Magione.  

Ernesto Tomasini è un’autentica icona queer internazionale. Nato a Palermo, Ernesto ha vissuto e lavorato in Gran Bretagna per oltre ventanni, distinguendosi come sopranista, attore, performer e autore, in circuiti e contesti teatrali e d’arte trasversali: il mainstream e l’underground segnano il suo stile e la sua carriera in un percorso ricco di influenze culturali locali e globali.     

Cappuccetto Rosso (Red Riding Hood)
Starring: Ernesto Tomasini
Photographer: Francesco Paolo Catalano
Queer Editor: Patty Owens
Assistant: Claudia Borgia
Locations: Teatro Garibaldi Aperto (TGA), San Basilio (c.s. ex-carcere), Palermo, Italy
Thanks to Giorgia Li Greci for vintage accessories

Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano

Cappuccetto Rosso (Red Riding Hood)
Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano
Teatro Garibaldi, Palermo, 2013

Malesoulmakeup: Fuori dall’Italia un uomo truccato non è che un uomo truccato e in Italia?
Ernesto Tomasini: Beh… non è esattamente così: fuori dall’Italia un uomo truccato può anche essere un uomo morto ammazzato! E non bisogna spingersi fino all’Iran o all’Uganda per trovare odio e ignoranza. Persino in città come Amsterdam gli attacchi transofobi sono frequenti! Il problema non è nazionale ma culturale. L’uomo truccato (visto che mi chiedi specificatamente di questo), per molti individui, presso la nostra epoca, può costituire una minaccia all’ordine prestabilito. E pensare che c’è stato un tempo in cui l’uomo si vestiva da donna per comunicare con gli dei!

Malesoulmakeup: Se dovessi, per un attimo, tornare indietro, fra i tuoi ricordi, qual è la prima memoria travestita della tua vita?
Ernesto Tomasini: Fra le prime ricordo Alighiero Noschese che imitava le signorine buonasera e altri personaggi femminili con grande accuratezza. Paolo Poli che negli anni ’70 faceva dei programmi per bambini in cui interpretava quelle cattivone così chic! D’altronde la tv italiana di quegli anni era una sorta di dispositivo per la “perversione” dei più piccini: Mina che agitava ipnoticamente le mani, la Carrà che si scosciava alla prima occasione, la Mondaini imbigodinata, Don Lurio scatenata! Ricordo ancora lo scandalo che suscitò Milva quando in diretta nazionale disse “porco!” all’interno di una canzone! A me non sfuggiva nulla!

Naked women by Ernesto aged 9

Naked women by Ernesto aged 9
Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano
Teatro Garibaldi, Palermo, 2013

Malesoulmakeup: … e cosa è rimasto in te dell’adolescente/bambino che giocava (se giocavi) con indumenti e trucchi pensati per bambine?
Ernesto Tomasini: Certo che lo facevo! Tutto per me era teatro: dai tacchi di mia madre alle cravatte di mio padre, nulla veniva tralasciato nei miei giochi infantili. Da adulto ho cercato di realizzare i sogni di bambino: io volevo essere tante persone diverse.

Malesoulmakeup: Il Camp e il Queer. Travestitismo in drag e travestitismo queer. In cosa si differenziano e distinguono queste macro-categorie culturali?
Ernesto Tomasini: Nella mia tesi di laurea (sul travestimento nella storia dello spettacolo: dai rituali sciamanici, attraverso il teatro elisabettiano, fino ad arrivare ai fenomeni pop di allora) mi sono sbizzarrito su questi argomenti. Per un discorso approfondito sul “Camp” ti rimando a Judith Butler o Susan Sontag che hanno dedicato parecchio inchiostro alla faccenda. Per la tesi coniai il termine “travestismo” per evitare equivoci con il travestitismo che ha connotazioni sessuali. Direi che – generalizzando un po’ – il travestismo in drag si suddivide in due sottogruppi rappresentati delle “drag queen” e dai “female impersonator”. Le drag queen sono uomini (esclusivamente gay) che si vestono da iper-femmine per far ridere il pubblico. Appartengono alla famiglia dei clown: parrucche, trucco e costumi sono spesso grotteschi e le battute girano attorno alla loro mascolinità camuffata. I female impersonator, invece, sono degli illusionisti. I loro spettacoli sono incentrati sulla seduzione e la verosimiglianza con le donne “vere”. Il loro scopo è quello di sorprendere il pubblico, alla fine dell’esibizione, rivelando il loro “vero” genere. Il confine con le transessuali è spesso sottile. Il travestismo queer è di matrice più politica, radicale, e mira a sovvertire gli stereotipi sulle differenze di genere (che invece il travestismo in drag tende a rafforzare).

Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano

Cappuccetto Rosso (Red Riding Hood)
Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano
San Basilio (c.s. ex-carcere), Palermo, 2013

Malesoulmakeup: Tu come ti poni di fronte a queste distinzioni?
Ernesto Tomasini: Molto raramente mi travesto da donna (solo in commedie in cui questo è richiesto dal copione). Nei miei spettacoli gioco con una asessualità che mi porta fuori da connotazioni di genere precise e, a volte, mi ritrovo a galoppare per topoi che si rifiutano di ospitare la dicotomia maschio-femmina. Dunque non appartengo a nessuna delle categorie a cui ti riferisci.

Malesoulmakeup: Internet e la Queer Culture. Cosa sta accadendo oggi, tutti divi, tutti protagonisti, tutti allo scoperto e su un palco?
Ernesto Tomasini: Internet ha livellato il divario tra fan e idolo! Non solo – come dici giustamente – la “gente comune” ha invaso il territorio che era tradizionalmente occupato dai performer ma questi ultimi comunicano attraverso i social network come “persone qualunque” e quindi si espongono come “normali”. Persino le dive stagionate, che fino a qualche anno fa mantenevano un’aura di mistero, adesso spettegolano su Twitter e si incazzano nei loro blog; penso alla Streisand, Cher, Bette Midler. Sviluppatosi nell’arco di 400 anni, il mito dell’icona – distante e inavvicinabile – alla Greta Garbo non sarebbe più possibile oggi. Al suo posto è arrivata una folla di facce amichevoli che, per un periodo molto breve, riescono a persuadere un esorbitante numero di utenti a cliccare “mi piace”!

Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano

Cappuccetto Rosso (Red Riding Hood)
Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano
Via Bandiera, Palermo, 2013

Malesoulmakeup: Tu e la Sicilia.
Ernesto Tomasini: Io la Sicilia l’ho frequentata poco e non riesco ad afferrarne l’essenza. Conosco profondamente e sento in maniera prorompente e viscerale Palermo. Non credo che Palermo sia Sicilia, così come Londra non è Inghilterra. Crescere a Palermo per me è stato fondamentale. Ho avuto anche la fortuna di assaporare altre realtà molto presto. Il primo viaggio senza la famiglia lo feci a 13 anni (Londra, guarda caso) e poi, da adolescente, studiai negli Stati Uniti. Però ho vissuto gli anni di piombo (letteralmente e figurativamente) a Palermo. Ero un cabarettista d’assalto! Mi esibii al Neo, il primo locale gay della città, ero affiliato alla Lega Anti Proibizionista, causai scompiglio con il mio spettacolo “immorale” alla festa di un politico conservatore e potrei continuare per ore. Oggi sono quello che sono e faccio quello che faccio, nel modo in cui lo faccio, perché sono cresciuto a Palermo.

Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano

Cappuccetto Rosso (Red Riding Hood)
Ernesto Tomasini by Francesco Paolo Catalano
San Basilio (c.s. ex-carcere), Palermo, 2013

Malesoulmakeup: La fotografia ti accompagna e continua a raccontarti in ritratti che, in molti casi, mi rimandano a dei personaggi da pittura. Cosa non è stato ancora raccontato di te in fotografia?
Ernesto Tomasini: Il mio privato perché preferisco tenerlo per me.

Malesoulmakeup: Quali sono i tuoi riferimenti iconografici?
Ernesto Tomasini: Come artista nasco come disegnatore e animatore (è stato il mio primo lavoro e una delle ragioni per le quali andai in America) quindi ogni mia performance è una “fisicalizzazione” di segni. Io disegno le mie performance, letteralmente e figurativamente. Ci sono pittori per i quali ho una passione spasmodica (Jack B. Yates, per esempio) ma quando si parla del mio lavoro di performer i riferimenti iconografici sono i miei disegni preliminari.

Malesoulmakeup: Dove ti vedremo nel futuro prossimo?
Ernesto Tomasini: Sarò molto impegnato con Almagest!, la band della quale sono cantante. Il 24 agosto saremo al BTOMIC di La Spezia, il 7 settembre al Cafè Oto di Londra e il 28 settembre a Torino per il festival: “Il sacro attraverso l’ordinario”. All’interno del festival mi esibirò anche in una pièce teatrale e terrò una conferenza sulla voce. Il 6 novembre tornerò alla Royal Albert Hall di Londra, ospite speciale della chanteuse Helené Clark. Il 29 settembre volerò a Palermo, dove, la sera stessa, mi esibirò, per la prima volta in ventanni, all’interno di una grande manifestazione durante la quale riceverò un premio. Finalmente non potrò più lamentarmi di essere nemo profeta in patria. Ci sono voluti ventanni esatti ma – come si dice? – meglio tardi che mai! Palermo è anche questo!

Ernesto Tomasini

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Intervista in inglese Ladies and Gentlemen, Ernesto Tomasini