Omogenitorialità e coesione familiare

The Australian Study of Child Health in Same-Sex Families (ACHESS) realizzato alla University of Melbourne crea un importante passo in avanti a demolire uno degli argomenti fondanti di chi da sempre combatte aprioristicamente l’omogenitorialità.

Secondo i dati preliminari della ricerca, i figli di coppie dello stesso sesso hanno ottenuto punteggi più alti della media nazionale per lo stato di salute complessivo e la coesione familiare al Child Health Questionnaire,  valido e attendibile secondo la comunità scientifica internazionale.   

Il questionario sulla salute dei minori è stato compilato on line o via mail da un campione di 500 minori di età non superiore ai 17 anni e residenti in Australia, figli/e di 315 coppie gay, lesbo, bisex (80% donne, 18% uomini e 2% di altro genere). 

I dati riportati dallo studio australiano – il più ampio al mondo in materia – evidenziano come i figli di coppie dello stesso sesso si classificano altrettanto bene, e talora meglio del resto dei coetanei, in una scala di diversi indicatori chiave di salute e benessere, fra cui autostima, comportamento emotivo e tempo trascorso con i genitori.

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Data la situazione in cui si trovano, le famiglie dello stesso sesso sono generalmente più desiderose di comunicare e di affrontare i problemi che un bambino può incontrare a scuola, come le prese in giro e il bullismo“, scrive uno degli autori dello studio, Simon Crouch, sulla rivista on line Biomed Central. “Questo promuove franchezza e significa che i bambini tendono a essere più solidi. Questa è la nostra ipotesi“.

In Australia non sono ammessi i matrimoni dello stesso sesso, ma la legge riconosce come coppie di fatto – con diritti quasi uguali alle coppie sposate – sia le relazioni fra due sessi che dello stesso sesso. Riconosce, inoltre, le co-madri lesbiche alla pari di genitori con figli nati tramite fecondazione in vitro o inseminazione artificiale.
Secondo l’ultimo censimento, il 20% delle coppie lesbiche e il 5% di quelle gay allevano figli in molti casi avuti da precedenti relazioni eterosessuali. (fonte: ANSA)

Lo studio australiano si caratterizza per un approccio scevro di pregiudizi da parte dei ricercatori e si colloca, dunque, ad un livello superiore rispetto ad altri simili commissionati, ad esempio, da enti religiosi e mirati soprattutto a demolire le famiglie omogenitoriali.
Famosi, a tal proposito, sono alcuni articoli in merito, a cui la stampa cattolica ha dato molto risalto e in cui si andavano a studiare casi particolari in cui i bambini soffrivano per episodi di bullismo causati da omofobia. Si valutavano tensioni molto spesso non causate dall’omosessualità dei genitori ma dal peso del pregiudizio sociale sui minori.