Gender Peter Pan

“Io non voglio affatto diventare un uomo”, proseguì con impeto,
“voglio sempre rimanere un bambino e divertirmi.
Per questo fuggii nei Giardini di Kensington e vissi per molto tempo con le fate.”
(James Matthew Barrie, Peter Pan e Wendy, 1931)

Peter Pan – il fanciullo che non vuole crescere – è sempre stato interpretato a teatro e fin dalla sua comparsa da donne. L’immagine di omino disegnata dalla Disney rappresenta probabilmente un’operazione pubblica di “ricollocamento” nel genere maschile rispetto all’ambiguità che accompagna la sua commedia, già a partire dal nome (nell’inglese colloquiale “peter” sta per pene) e dall’impotenza sessuale del suo autore, James Matthew Barrie (1902), che dedicò tutta la sua attenzione produttiva a romanzi incentrati sul desiderio di essere ragazzo in eterno. La pop culture ha riassegnato Peter Pan dentro un codice di travestitismo infantile, associando la sua identità alla storia di Michael Jackson.

MichaelJackson

Perché Peter Pan viene interpretato da una donna?
Secondo molti critici, Peter rappresenterebbe l’Io ideale di Wendy, a cui è permessa una vita avventurosa rispetto alle proibizioni imposte a una bambina vittoriana.
Una visione “MtF” dell’identità “Peter Pan” potrebbe, altresì, attribuire le scelte teatrali del caso alla potenza estetica della figura femminile che, a differenza di una maschile, può incarnare la fanciullezza anche in età adulta: una donna crescendo non diventerà mai un uomo così come Peter Pan.
Jacqueline Rose guarda al genere “Peter Pan” in chiave queer, annullando il senso stesso del cross-dressing a favore del mito culturale dell’infanzia  e del “travestitismo di massa in palcoscenico” – tipico del tardo teatro vittoriano -, rassicurato  dalla “femminilità” celata dietro all’ideale di un ragazzo (Rose, The Case of Peter Pan, 1984). 

Testo tratto da Marjorie Garber, Vested Interests: Cross-dressing and Cultural Anxiety, 1992