Bambini e identità di genere: fiabe, giochi e cibo

Per capire le conseguenze dell’educazione di genere sui bambini (e poi sugli adulti) bisogna prima spiegare come funziona la testa del bambino rispetto alle cose che dicono o fanno i suoi adulti di riferimento.

Il bambino non ha conoscenza del mondo o di se stesso: la sviluppa giorno dopo giorno osservando gli adulti; non sa se una cosa è buona o cattiva, saranno le reazioni degli adulti a chiarirlo. Non sa se è amabile o no, saranno gli adulti a farglielo capire con parole e atteggiamenti.

Il bambino non è in grado di interpretare e per di più generalizza: non capisce che il genitore, dicendogli “Sei cattivo”, intendeva solo dire che in quel particolare momento il suo comportamento non gli piaceva e che, comunque, l’espressione era solo uno sfogo e che non lo pensava realmente. Quello che dici ad un bambino è quello che capisce e che interiorizza, punto. Il genitore non sbaglia e, quindi, se ha detto quella cosa vuol dire che è vera ed è vera sempre: non sparirà dopo cinque minuti assieme alla rabbia dell’adulto.

Alla luce di questi punti, come influiscono le indicazioni molto precise sulla divisione dei generi in maschile e femminile che gli adulti italiani danno ai bambini? Hanno conseguenze sulla loro visione di sé e del mondo? Li influenzano anche da adulti? Come vengono date queste indicazioni?

Gabriele Galimberti -Toy Stories

Gabriele Galimberti – Toy Stories

Tralascerò qui l’argomento “abbigliamento”, rispetto al quale vi rimando all’articolo di Anna Oliverio Ferraris e Jolanda Stevani L’erotizzazione dei bambini nella pubblicità.

In che modo la comunicazione passa attraverso fiabe, giochi e abitudini alimentari?

Fiabe
I libri per bambini e alcuni famosi film di animazione hanno la tendenza a suddividere i personaggi in maschili attivi/combattivi/acuti e intraprendenti, e femminili passivi/d’animo gentile/bisognosi d’aiuto. La cosa più inquietante è che tutto questo parte dalla scuola.
Una ricerca di Irene Biemmi (Biemmi I., (2010). Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari. Ed. Rosenberg & Sellier) sui personaggi che popolano le storie dei libri ha evidenziato circa 50 ruoli per i maschi, tra inventore, esploratore, studioso ecc. e solo 15 per le femmine, tra cui maestra, strega, fata, mamma. Questi ruoli servono ai bambini da identificazione: sono ipotesi di sviluppo, come dei giochi di ruolo, spiegano loro che cosa possono fare e già dai primi anni creano una chiusura rispetto a diverse possibilità. Vengono identificati con cosa è giusto e cosa è sbagliato: relazioni eterosessuali; donna passiva/uomo attivo; uomo che conquista il mondo/donna che accudisce; i due generi si incontrano solo per amore, nel resto del tempo vite separate.
Libri con una prospettiva di genere meno categorica propongono, invece, personaggi maschili e femminili in ruoli differenti in cui, per esempio, sono le bambine a fare il cavaliere. In questo link troverete un primo elenco a riguardo: la dicitura recita “Narrativa a tematica omosessuale”, ma in realtà le proposte spaziano dai ruoli di genere, all’identità gender non conforming, ai ruoli familiari. Sono libri che dovrebbero leggersi bene gli adulti, ancor prima dei bambini.

Giochi
La comunicazione data ai bambini è molto forte: i giochi rivolti alle bambine riguardano per lo più la cura dei figli, della casa o della bellezza. Le bambine guardano i bambini giocare con i robot o il piccolo chimico, mentre loro puliscono, stirano, cucinano, badano ai bambini giocattolo, oppure si fanno belle. I giochi rivolti ai bambini invece riguardano la lotta, il dominio e le materie scientifiche. I maschietti vedono che nei loro giochi esplorano, conquistano o fanno esperimenti, mentre le femmine giocano ai “ruoli affettivi e di cura”.
I reparti maschile e femminile nei negozi di giocattoli sono separati e fisicamente distanti: non puoi sbagliare a meno che tu non voglia.
Un’immagine del genere impiega poco a fissarsi nella mente di un bambino di tre anni, soprattutto se l’adulto la rinforza con i suoi regali. Stranamente le donne sono il 75% degli insegnanti, il 93% degli assistenti sociali, il 77,6% dei collaboratori domestici. Stranamente gli uomini sono il 77% degli iscritti alle facoltà scientifiche.
L’Associazione ComunicAttive ha creato la guida Gioca-jouer contro i giochi sessisti, che si può scaricare qui e che ogni adulto dovrebbe consultare.

Cibo
Siamo onesti: avete mai visto, durante una grigliata, le femmine seguire la carne mentre gli uomini affettano le verdure e apparecchiano? Credete veramente che i vostri figli non guardino e non prendano appunti mentali? Credete che siano idioti?
Dagli adulti e dai media il messaggio è: tu femmina devi pensare ad essere magra e bella (quindi insalate, yogurt, pesce e cibi sani), e poi devi sempre dire che sei a dieta, perché le vere donne si contengono e fanno sacrifici, però poi hanno il premio, che è piacere ai maschi. Tu maschio devi arrivare alla potenza di 50.000 (Dragon Ball docet), quindi devi mangiare tanto per avere energia: uova, carne, formaggi e tutto quello che fa vedere, soprattutto, che tu non mangi come una femminuccia. Ma guai a diventare grasso, eh? Sennò sarai declassato a personaggio spalla, un po’ tonto, un po’ brutto, al massimo simpatico, del protagonista figo che ha un sacco di muscoli perché mangia tanto, ma si allena tanto e quindi non ingrassa. Questa divisione è identica nel mondo adulto.
Gli adulti spesso non si rendono conto dei danni di alcune posizioni che loro danno per scontate come giuste; a quelli che conoscono l’inglese consiglio il blog raisingmyrainbow.com scritto dalla madre di un bambino gender creative che è biologicamente maschio, ma sente di essere femmina. È ricco di riflessioni su decisioni riguardo l’educazione dei bambini che a molti sembrano scontate – ma che non dovrebbero esserlo per niente – come quale adulto spiegherà al bambino cosa è il sesso, quale messaggio è contenuto nel vestito di carnevale che sceglie mio figlio, quali giocattoli vorrei che gli/le fossero regalati per il compleanno ecc. Buona lettura.