Perchè i gay amano la disco music? Crisco Disco ne studia il fenomeno

Gay loves Disco

Diana Ross, 1980

Diana Ross, 1980

Dietro molti luoghi comuni si celano delle storie senza la conoscenza delle quali l’unico rischio è quello del pregiudizio. Un esempio è l’elenco di molte celebrities della disco music divinizzate come gay icon: Diana Ross, Gloria Gaynor, Donna Summer, Grace Jones, Madonna, senza tralasciare Amanda Lear e Raffaella Carrà.

Andare a ballare può essere, per molti adolescenti, un modo per vivere le prime cotte e dare espressione alla propria definizione di sessualità.
Le dance floor statunitensi di fine anni 60 hanno segnato l’incontro tra la “cultura nera” musicale dell’R&B e del funk, e l’origine della storia del movimento LGBTQ, più di un banco scolastico, più un muretto adolescenziale, se si pensa che nel ’69 accade lo Stonewall Riot e i travestiti che si ribellarono – per primi – alle violenze della polizia, ballavano la disco music.

Crisco Disco – Disco music & clubbing gay negli anni 70 e 80 – è un romanzo uscito oggi, 27 febbraio 2013, per la Volo libero edizioni. L’autore, l’italiano Luca Locati Luciani, racconta di questa coincidenza e influenza reciproca tra la nascita della disco music e la storia dell’attivismo LGBT.

Un genere musicale targato USA che si è evoluto nei decenni e tra i paesi – tra cui l’Italia – diventando HINRG negli States degli anni 80 e “italo disco” nel nostro paese; in entrambi i casi, la disco music è stata la colonna sonora dei primi gay clubbing, influenzando l’arte contemporanea, la moda, il cinema: La febbre del sabato sera ha reso l’abito bianco di John Travolta un feticcio pop della disco music. 

Crisco Disco, dal nome della celebre discoteca di Manhattan, è una crono-storia dettagliata su un fenomeno di costume ancora vivo, su una parte fondamentale della “cultura gay”. Luca Locati Luciani, con la partecipazione di Gianluca Meis, presente con un saggio – Camp – sulle specificità e differenze tra gli USA e l’Italia che ballano la disco music, racconta di atmosfere e avvenimenti “street”, da strada, con un fare da collezionista di fatti e ricordi che altrimenti sarebbero restati custoditi solo nella memoria di qualcuno.  

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