Pulcinella tra mito ed ermafroditismo

The androgyny of Pulcinella - Francesco Paolo Catalano

The androgyny of Pulcinella
Patty Owens by Francesco Paolo Catalano

Nella maschera di Pulcinella, archetipo della vitalità del popolo, espressione degli istinti primigeni, anti-eroe ribelle e irriverente, simbolo universale della napoletanità, è ravvisabile una natura duale.

Questo dualismo si esprime in primis con l’ermafroditismo intrinseco del personaggio: infatti, la natura ermafrodita è riconoscibile – secondo alcuni autori – già nello stesso nome Pulcinella (in napoletano: Pullecenella), che molto probabilmente indicherebbe un diminutivo femminilizzato di pollo-pulcino, animale comunemente non riproduttivo [vd. Pulcinella, Wikipedia].

L’ermafroditismo della maschera è altresì individuabile nei sui simboli: la parte superiore è maschile (il naso, il corno, il cappello a punta, detto coppolone), mentre la parte inferiore è femminile (il ventre gravido, le natiche enormi, la gonnella) [Annibale Ruccello, Scritti inediti. Una commedia e dieci oggi, Teatro Gremese Editore, Roma 2004, pp. 146-147].

L’esibizione di Pulcinella sulla scena simboleggia un fallo in movimento, persino in attività masturbatoria, rappresentando di conseguenza l’indecenza e la licenziosità del desiderio. Pertanto, figura appartenente alla sfera del proibito e dell’osceno, Pulcinella si configura nell’immaginario comune come eroe della trasgressione con tutti gli attributi tanto della virilità espressa dal suo abbigliamento quanto della femminilità iscritta nel suo stesso corpo. Quest’ultima è rappresentata dal ventre e dai seni prominenti, simbolo di fertilità e maternità, che evocano la gravidanza simbolica e l’allattamento paterno. Nei dipinti Pulcinella è rappresentato come “ermafrodito autofecondante”, in quanto il vecchio Pulcinella muore al termine del Carnevale subito dopo avere partorito il nuovo Pulcinella dalla gobba oppure dal deretano.

Pulcinella è la prosopopea non solo del mito di Ermafrodito, ma anche di quel mondo alla rovescia teorizzato da Michail Bachtin, in cui il materiale prende il posto dello spirituale, il basso ventre sostituisce la testa, il comico subentra al serio, il popolo ai potenti. Attraverso la maschera di Pulcinella la società si libera ritualmente del peso del peccato e della vergogna, poiché con l’inganno della maschera riesce a superare i tabù psico-culturali e insieme a prenderne coscienza e annullarne l’inquietudine. In particolare, i pregiudizi legati alla sfera sessuale, che nel quotidiano sono regolati da una rigida moralità cristiana, vengono sciolti con l’ambiguità del travestitismo ammesso nella Commedia dell’Arte, in cui si offre la possibilità di inscenare un rapporto sessuale tra individui dello stesso sesso attraverso la comicità. L’effetto comico libera lo spettatore dalla tensione accumulata davanti alla scena e attenua le immagini di libidine e di perversione da essa suggerite, allontanando in questo modo la paura dell’omosessualità. Non dimentichiamo che la stessa natura zoomorfa e gallinacea della maschera suscitava connotazioni omosessuali: infatti, la fisiognomica attribuiva agli uomini somiglianti ai gallinacei o agli uccelli in generale pratiche pederastiche.

In conclusione, è importante sottolineare il fatto che l’immagine di Pulcinella è strettamente connessa a un’altra figura ermafroditica, che ancora oggi è dato vedere nella stessa città di Napoli nel periodo antecedente il Carnevale, dal 6 gennaio al martedì grasso, ossia la Vecchia ’o Carnevale. Proprio come quest’ultima, Pulcinella, figura liminare al pari dello psicopompo, è legata con il regno dei morti. La sua veste bianca è un sudario, la sua faccia nera e dal profilo d’uccello ricorda una divinità ctonia e demoniaca. 

Patty Owens Carnival Masks