L’Omocausto di Rudolf Brazda

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Pink Triangle – Homocaust

Ieri, 27 gennaio 2013, è stato il Giorno della Memoria, istituito dal 2000 per commemorare le vittime del progetto di sterminio nazifascista.

Nei campi di concentramento morirono circa 6 milioni di ebrei, 3.300.000 prigionieri di guerra sovietici, 1 milione di oppositori politici, 500.000 zingari Rom, 2.250 testimoni di Geova, 270.000 morti tra disabili e malati di mente e circa 10-15 mila omosessuali provenienti da tutta Europa.

Heinrich Himmler era ossessionato dall’idea che l’omosessualità fosse una malattia infettiva che avrebbe potuto mettere in pericolo il “bilancio nazionale sessuale”. Gli omosessuali, come tutti gli altri detenuti, furono, quindi, considerati un ostacolo al programma della razza ariana di Hitler.

Nei campi di concentramento ognuno doveva indossare distintivi colorati per indicare la natura del proprio “crimine”: il triangolo rosso era per i prigionieri politici, verde per i criminali comuni, blu per gli aspiranti emigranti dalla Germania, viola per i Testimoni di Geova, nero per gli zingari e rosa per gli omosessuali. Gli ebrei portavano un triangolo giallo con un triangolo di un altro colore sovrapposto per creare la Stella di David. Agli omosessuali fu riservata una ferocia singolare: sottoposti a pestaggi, ad esperimenti di castrazione per renderli “normali”, nonché all’omofobia da parte degli stessi compagni di prigionia.

Terminata la guerra, i sopravvissuti gay al Terzo Reich hanno subito l’ulteriore violenza del silenzio dato che l’omosessualità è ancora illegale in molti paesi europei.

Malesoulmakeup oggi celebra Rudolf Brazda, per una memoria storica che necessita di essere documentata, ricordata e tramandata, in ogni dove.

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Rudolf Brazda, survivor of the Homocaust

Rudolf Brazda, morto a 98 anni (26 giugno 1913 – 3 agosto 2011), è stato l’ultimo superstite conosciuto di migliaia di uomini mandati nei campi di concentramento nazisti a causa della loro omosessualità.

Cresciuto nella Germania orientale, Rudolf Brazda viveva una vita apertamente gay a Lipsia, insieme al suo compagno Werner incontrato a 20 anni e che sposò in una cerimonia: “C’è stata una grande libertà per noi. Non riuscivo a immaginare altro. Poi abbiamo iniziato a sentir parlare di Hitler e dei suoi banditi“.

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Rudolf Brazda, survivor of the Homocaust

Ben presto gli “atti omosessuali” divennero un crimine e nel ’34 iniziò la “caccia” ai gay nei bar delle grandi città. Nel ’37 Brazda fu denunciato e arrestato. “Le truppe naziste ci trascinavano per i capelli. Noi gay eravano come animali da caccia“. Dopo un mese in stato di detenzione, presentò le lettere d’amore e le poesie scritte al suo amato Werner e fu imprigionato per sei mesi per “dissolutezza”. Dopo il suo rilascio, Brazda ottenne la cittadinanza cecoslovacca e si trasferì a Karlsbad. Entrò a far parte di una compagnia teatrale, omaggiando anche Josephine Baker. Fu arrestato per la seconda volta nel 1941 e nell’agosto del ’42 fu deportato a Buchenwald, dove gli fu assegnato il numero 7952 e gli fu cucito il triangolo rosa nella sua uniforme: “Non capivo cosa stava succedendo, ma cosa potevo fare? Sotto Hitler si era tutti impotenti“. A salvargli la vita furono due guardie del campo di concentramento. La prima, togliendolo dal “battaglione punizione” della cava in cui lavorava, assegnandogli un compito meno pesante nell’infermeria della cava stessa. Successivamente divenne responsabile della manutenzione degli edifici del campo di concentramento, ottenendo maggiori razioni di cibo. Poco prima della liberazione, una seconda guardia nascose Brazda tra i maiali del campo. Rimase lì per 14 giorni fino a quando arrivarono ​​gli americani nel ’45: “Dopo di che, io ero un uomo libero“.

RudolfBrazda-homocaust

Rudolf Brazda, survivor of the Homocaust

Per decenni Brazda non ha più preso l’argomento “Omocausto”, fino al maggio del 2008, quando Klaus Wowereit ha presentato a Berlino un memoriale per gli omosessuali perseguitati nel Terzo Reich. Brazda, rimasto a guardare la cerimonia in televisione, ha telefonato per informare gli organizzatori della sua esistenza. Tre settimane dopo, Klaus Wowereit ha ricommemorato le vittime, in piedi al fianco di Rudolf e della sua rosa rossa.

Rudolf Brazda, survivor of the Holocaust, looks at a video installation inside the memorial for the homosexual victims of persecution by the Nazi regime in Berlin, Germany, Friday, June 27, 2008 during a visit at the memorial together with the mayor of Berlin, Klaus Wowereit. (AP Photo/Michael Sohn)

Rudolf Brazda, survivor of the Homocaust, looks at a video installation inside the memorial for the homosexual victims of persecution by the Nazi regime in Berlin, Germany, Friday, June 27, 2008 during a visit at the memorial together with the mayor of Berlin, Klaus Wowereit. (AP Photo/Michael Sohn)