Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

«Vedendo Travolti da un insolito destino mi sono tornati in mente Tropico del Cancro e Sexus. Umorismo e scopate – a mucchi… una scorpacciata! Hollywood con tutti i suoi divi, non sa darci questo.»

Con queste parole lo scrittore Henry Miller chiedeva alla sua ultima amante, Brenda Venus, se avesse mai visto un film di Lina Wertmüller. Parole che a me sembrano perfette per introdurre e sintetizzare l’estrema carica visiva, cinematografica e politica del film che consacrò la coppia Mariangela Melato-Giancarlo Giannini – per la terza volta in un film della Wertmüller – in tutto il mondo e fece del film un vero e proprio manifesto.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agostoGiancarlo Giannini & Mariangela Melato

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)
Giancarlo Giannini & Mariangela Melato directed by Lina Wertmüller

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) possiede un vitalismo eccezionale, rimasto intatto nei decenni, dovuto alla straordinaria visione della regista romana; una visione che si materializza grazie all’interpretazione magistrale dei due protagonisti, in un’impresa assai complessa che vede i due attori in video da soli per la quasi totalità della pellicola. Lo scontro politico fra il comunista «incazzato nero» Gennarino Carunchio e la meravigliosa, volatile e altezzosa Raffaella Pavone Lanzetti, il rapporto di forze (destinato, neanche a dirlo, a rovesciarsi), la tensione sessuale, la fisicità animale – finalmente genuina e scevra da qualunque sovrastruttura – fanno di Travolti da un insolito destino un vero capolavoro.

Lina Wertmüller è, per citare ancora una volta Henry Miller, «schietta e ardita» e consegna al pubblico la migliore delle prove che si possano avere. La sua visione, come lei stessa spiega, è filtrata dalla lente del grottesco, «non ho mai realizzato una commedia in vita mia. I miei film sono dei “grotteschi”. La parola grottesco deriva il suo primo significato da quelle bizzarre sculture che si formano nelle grotte, con lo sgocciolio che levigava pian piano la roccia, creando stalattiti, stalagmiti e dando vita a immagini deformate e strambe. Il termine si è poi esteso a tutto ciò che viene deformato nella realtà. Per questo nei miei film adopero la chiave grottesca che mi permette di accentuare certi caratteri, di disegnarli con una linea più marcata e ironica».

Ecco come sono nati Gennarino Carunchio, che prende forma sul viso bruciato dal sole e negli occhi – due tizzoni ardenti pronti a strabuzzare o socchiudersi mestamente alla presa di coscienza – di Giancarlo Giannini e la figura elegante e drappeggiata che Mariangela Melato dona alla sua Raffaella, di cui amiamo ogni espressione facciale, ogni colpo di testa (bionda, ovviamente), ogni urlo, ogni sussurro all’orecchio dell’amato soverchiante Gennarino:  il suo «amore, ti prego, sodomizzami» è topico e centrale nello scontro politico e fisico tra i due.

Tutto ciò concorre a fare di Travolti da un insolito destino e delle interpretazioni attoriali di Giannini e Melato un oggetto cinematografico di immenso valore, vivo e centrale nell’immaginario collettivo mondiale.

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