San Sebastiano in pittura e in fotografia

Chi piange il mio sì dolce figlio,
il mio figlio fiorito nella pura carne?
È tutto luminoso sulle mie ginocchia,
è senza macchia e senza ferita.
Guardate. E nei miei capelli
Tutte le stelle lodano il suo chiarore.
Con la sua figura rischiara
La mia tristezza e la notte d’estate.
(da Il martirio di San Sebastiano. Mistero in cinque atti,
testo di Gabriele D’Annunzio, musica di Claude Debussy,
 traduzione italiana di Olimpio Cescatti, 1911)

La figura di san Sebastiano (ca 263 – 304), particolarmente ricorrente nell’arte, è stata e continua a essere fonte inesauribile d’ispirazione per pittori, scultori, fotografi, registi, musicisti, scrittori e poeti. Ad affascinare sono la bellezza e il supplizio, l’estasi e la sofferenza, la sensualità e la mortalità che si evincono sia dalle notizie agiografiche, che ci sono pervenute, sia dalla feconda raffigurazione iconografica – soprattutto – di età rinascimentale e barocca.

San Sebastiano riveste un’importanza particolare per la comunità LGBTQI.
Santo patrono della polizia municipale, degli atleti, nonché protettore contro le epidemie (in passato la peste, oggi l’AIDS), è rivendicato, come santo patrono, anche da molti omosessuali cattolici, nonostante il non riconoscimento 
della Chiesa cattolica per il suo culto. Come scrive il giornalista americano Richard A. Kaye: “I gay contemporanei hanno individuato in Sebastiano un’eccezionale forma di divulgazione del desiderio omosessuale (invero, un ideale omoerotico) e al tempo stesso la rappresentazione prototipica di un caso privato di martirio” [cit. in Saint Sebastian, Wikipedia; R. A. Kaye, Losing His Religion: Saint Sebastian as Contemporary Gay Martyr, in P. Horne,  R. Lewis (eds.),  Outlooks: Lesbian and Gay Sexualities and Visual Cultures, Routledge, New York 1996, pp. 86-105].   

Nell’iconografia tradizionale appare di solito legato a un palo o un albero con il corpo trafitto di frecce.  Il corpo nudo che, a seconda della sensibilità dell’artista, può essere delicato, femmineo, languido e sensuale o imponente, forte e virile; lo sguardo estatico unito al dolore del martirio, in cui le frecce conficcate nelle carni sono metafora della penetrazione durante l’atto sessuale, lo hanno fatto diventare emblema del desiderio omoerotico e sadomasochistico.
Inoltre, l’
ostinazione dell’uomo d’armi morto per difendere le sue convinzioni cristiane, la persecuzione e l’ostracismo subiti ne hanno fatto un martire dell’omofobia ante litteram.

Le origini dell’immagine di san Sebastiano come icona queer sono da individuare tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.  Da allora fino ai giorni nostri la figura di san Sebastiano è stata oggetto di moltissime opere – in molti casi dissacranti – che affrontano il suo martirio da diverse angolazioni. Qui riportiamo una scelta nel mare magnum iconografico che caratterizza questo santo, dando più importanza alle raffigurazioni nate dalla sensibilità ed estetica contemporanee.

1. Il martirio di san Sebastiano in pittura

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2. Il martirio di san Sebastiano in fotografia 

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Photogallery 2
San Sebastiano: il fascino della sofferenza (1, 2)