San Sebastiano: Il fascino della sofferenza – seconda parte

Giorgio Dante, san Sebastiano

San Sebastiano, chi era costui?
Un martirologio cristiano così riassume la voce dedicata a questo santo.
Le notizie storiche su s. Sebastiano sono davvero poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni ed è tuttora molto vivo: ben tre Comuni in Italia portano il suo nome e tanti altri lo venerano come santo patrono. Sebastiano è, inoltre, considerato il protettore degli atleti, degli arcieri, dei vigili urbani e dei tappezzieri. Le fonti storiche certe sono: il più antico calendario della Chiesa di Roma, la “Depositio martyrum” risalente al 354, che lo ricorda al 20 gennaio e il “Commento al salmo 118” di s. Ambrogio (340-397), dove dice che Sebastiano era di origine milanese e si era trasferito a Roma, ma non dà spiegazioni circa il motivo. Le poche notizie storiche sono state poi ampliate e diciamo abbellite, dalla successiva “Passio”, scritta probabilmente nel V secolo dal monaco Arnobio il Giovane.

Orazio Borgianni, Saint Sebastian (circa 1615)

La storia di san Sebastiano
Nel 260 l’imperatore Galliano aveva abrogato gli editti persecutori contro i cristiani. Ne seguì un lungo periodo di pace, in cui i cristiani pur non essendo riconosciuti ufficialmente, erano però stimati, occupando, alcuni di loro, importanti posizioni nell’amministrazione dell’impero. In questo clima favorevole, la Chiesa si sviluppò enormemente anche nell’organizzazione; Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, desiderava portare avanti questa situazione pacifica, ma poi 18 anni dopo, su istigazione del suo cesare Galerio, scatenò una delle persecuzioni più crudeli in tutto l’impero.
Sebastiano, che secondo s. Ambrogio era nato e cresciuto a Milano da padre di Narbona (Francia meridionale) e da madre milanese, era stato educato nella fede cristiana. Si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano. Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo, domestico (cubicolario) della famiglia imperiale, che poi morì martire. La leggendaria ‘Passio’ racconta che un giorno furono arrestati due giovani cristiani, Marco e Marcelliano, figli di un certo Tranquillino; il padre ottenne un periodo di trenta giorni di riflessione prima del processo, affinché potessero salvarsi dalla certa condanna, sacrificando agli dei. Nel tetro carcere i due fratelli stavano per cedere alla paura, quando intervenne il tribuno Sebastiano, riuscendo a convincerli a perseverare nella fede; mentre nel buio della cella egli parlava ai giovani, i presenti lo videro circondato di luce e tra loro c’era anche Zoe, moglie del capo della cancelleria imperiale, diventata muta da sei anni. La donna si inginocchiò davanti a Sebastiano, il quale, dopo aver implorato la grazia divina, fece un segno di croce sulle sue labbra, restituendole la voce. A ciò seguì una collana di conversioni importanti, il prefetto di Roma Cromazio e suo figlio Tiburzio, Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio; tutti, in seguito, subirono il martirio, come pure i due fratelli Marco e Marcelliano e il loro padre Tranquillino. Sebastiano per la sua opera di assistenza ai cristiani, fu proclamato da papa s. Caio “difensore della Chiesa” e proprio quando, secondo la tradizione, aveva seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato, detti Quattro Coronati, sulla via Labicana, fu arrestato e portato da Massimiano e Diocleziano, il quale, già infuriato per la voce secondo cui nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli dei”. Sebastiano fu condannato ad essere trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamato ‘campus’, fu colpito seminudo da tante frecce da sembrare un riccio; creduto morto dai soldati fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici. Ma la nobile Irene, vedova di s. Castulo, andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, secondo la pia usanza dei cristiani, i quali sfidavano il pericolo per fare ciò e spesso venivano sorpresi e arrestati anche loro. Irene si accorse che il tribuno non era morto e trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e, nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, decise di proclamare la sua fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le funzioni al tempio eretto da Eliogabalo, in onore del Sole Invitto, poi dedicato ad Ercole. Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro, Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione avvenne nel 304 ca. nell’ippodromo del Palatino. Il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo.

Alessandro Turchi (L’Orbetto), Saint Sebastian (17th Century)

Alla parte della storia dedicata alle cure di Irene si ispira una iconografia “alternativa” di Sebastiano, che lo raffigura proprio in questo suo essere bisognoso di cure e attenzioni.
Fra i Sebastiani amorevolmente curati, quello del Bernini dorme nel bianco marmo e, come per Guidarello Guidarelli e Gaston de Foix, viene istintivo di baciarlo. Meno male che è sotto vetro. Lo stesso discorso vale per le stampe, soprattutto artistiche, mentre nelle popolari il santo è più castigato. Cito solo un esempio, quello di Jacopo de Barbari, che pudicamente copre le pudenda con un languido velo che scende dalla spalla e va ad appoggiarsi mollemente a qualche cosa che trova giusta definizione in due versi di un lirico del tempo di Adriano, il caro Stratone, che si lamenta della fuga del suo amato efebo e dice che ormai non v’ha più puntello che freni l’errabonda mano.

Giuseppe Cesari (Cavaliere d’Arpino), Saint Sebastian (17th Century)

Il termine “fascino” deriva dal latino “fascinum” e indicava la riproduzione di un pene eretto contenuto all’interno di un ciondolo (“bulla”), consegnato ai giovani romani a significare lo status sociale del ragazzo, futuro uomo (“vir”) nonché il potere a questo connesso. Come i greci, i patrizi – membri dell’élite romana – potevano vedere nei figli dei loro pari degli oggetti di desiderio. Ma, allo stesso tempo, vedevano in essi degli uomini che presto avrebbero indossato la toga virile. Per un romano era una maledizione che questo processo evolutivo venisse deviato, facendo subire ad un ragazzo “l’esperienza di una donna”. La “bulla” con il “fascinum” era, dunque, una sorta di divieto nei confronti degli approcci omosessuali. Oggi, quindici secoli dopo la caduta dell’Impero romano, qualcosa di tanto potente o stupefacente quanto un’erezione viene definito affascinante.

Lodovico Carracci, Saint Sebastian (1599)

San Sebastiano ha affascinato anche Gabriele D’Annunzio, il quale scrisse, in francese, per la danzatrice russa Ida Rubinštejn, su musiche di Debussy, Il martirio di san Sebastiano. Alla prima, nel 1911, l’arcivescovo di Parigi invitò i fedeli alla diserzione, Marcel Proust, invece, andò e scappò, stremato dalla lunghezza e dalla non teatralità della vicenda dominata dalla ridondanza plastica dei versi dannunziani, così a loro agio nel raccontare la sensualità del bel soldato mandato nudo al patibolo perché cristiano. Nel lessico perfetto del vate la vicenda diventa materia incandescente, tra l’ambigua sensualità dei contorcimenti della Rubistein, legata all’albero durante l’esecuzione, e il canto dei suoi carnefici, i quali urlano il loro amore per la sua bellezza. Il gioco della maschera, del doppio, del falso, dell’ambiguo, trova in quest’opera una summa che lascia il segno: un uomo scrive per una donna che interpreta un uomo al quale degli uomini urlano il loro amore mentre l’uccidono.
Quest’opera può a ragion veduta essere considerata una sorta di atto di nascita ufficiale per san Sebastiano quale icona gay, anche se, come sottolinea lo storico Dall’Orto “Il Martyre” raggruma un interesse che gli preesisteva (il primo a fare la connessione fra san Sebastiano e l’omosessualità si pensa fu lo scrittore Georges Eeckhoud, nel 1909).

 Gabriele D'AnnunzioLe martyre de saint SébastienCostume di Léon Bakst per la danzatrice russa Ida Rubinštejn

Costume di Léon Bakst per la danzatrice russa Ida Rubinštejn, interprete de Le martyre de saint Sébastien, scritto per lei da Gabriele D’Annunzio, 1911.

L’arte, dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento (ma via via fino ad oggi), ci ha ripresentato san Sebastiano come icona sempre più spudoratamente gay e negli anni più recenti l’iconografia di questo santo si è addirittura prestata a opportune riletture in chiave bondage, fetish e S/M. Basti pensare all’opera di Iannis Tsarouchis (1910-1989) del 1970 in cui San Sebastiano indossa delle scarpe da tennis, oppure a quelle dei francesi Pierre et Gilles, alle fotografie dell’ italiano Raffaele Buccomino o ancora allo scatto di Bruce Weber per una campagna pubblicitaria di Versace, ennesima dimostrazione di come certo immaginario abbia raggiunto la collettività per vie piuttosto impensate.

Iannis Tsarouchis, san Sebastiano

A rafforzare il legame tra questo santo e l’immaginario omoerotico o la cultura gay in senso lato ci hanno pensato anche Oscar Wilde e Yukio Mishima. Il primo dopo essere stato rilasciato nel 1897 dal carcere in cui era stato rinchiuso per omosessualità, trascorse i suoi ultimi anni in esilio volontario a Parigi dove usò lo pseudonimo di “Sebastian Melmoth” – il cui nome derivava, come disse lo stesso Wilde, dal “Famosamente penetrato San Sebastiano” (“The famously penetrated Saint Sebastian“). Lo scrittore Mishima. invece, oltre ad essersi fatto ritrarre da Hosoe come San Sebastiano in una foto del 1963, nella sua novella semi-autobiografica “Confessions of a Mask” descrive che il risveglio omosessuale del protagonista avviene quando questo si trova alla vista del quadro di S. Sebastiano di Guido Reni.

Il contributo definitivo al legame tra il santo e l’immaginario gay lo si deve al regista inglese Derek Jarman. Nato nel 42 a Northwood, un sobborgo di Londra nel Middlesex, Derek trascorse l’infanzia in continui traslochi al seguito della famiglia: il padre era un militare in carriera. Si laureò in letteratura inglese e fu pittore, regista, militante del movimento di liberazione gay. Protagonista della scena artistica londinese degli anni 60 e 70, si dedicò anche alla realizzazione di scenografie, arrivando a collaborare con Ken Russel, per il quale realizzò tutte le scene di “The Devil” (1970). Dopo aver realizzato molti cortometraggi in Super 8, nel 1977 arrivò al suo primo film vero e proprio: Sebastiane.

Con un libero adattamento della vita del santo, Jarman realizza un film curioso, recitato, con divertita meticolosità, in un latino venato d’inglese, non facile alla visione, ma dall’indiscusso fascino. Le scene apertamente omoerotiche provocarono molto scandalo sin dalla presentazione al Festival di Locarno (in molti arrivarono a chiedere le dimissioni del Direttore del Festival), fatto che riuscì a procurare al regista una certa fama e al film una discreta distribuzione anche all’estero. In Italia il film fu visto da molti, nonostante fosse stato deliberatamente fatto uscire in un agosto particolarmente torrido. La forza provocatrice del film non diminuì neanche quando otto anni dopo fu comprato da Channel Four, una televisione inglese: un portavoce della rete dovette scrivere al Daily Telegraph, precisando che non si intendeva programmarlo, almeno a breve termine. Fu mandato in onda solo nel 1985 – e ad orario inoltrato – in una rassegna dedicata al regista, ma le becere reazioni che ne seguirono giunsero a ispirare la legge detta “Video Nasties” (“brutture del video”), presentata al Parlamento inglese nel 1986.

Sebastiane (1976) – Trama
Il film si apre alla corte dell’imperatore Diocleziano durante una festa dedicata al dio Sole, animata da un orgiastico balletto realizzato dal ballerino e coreografo Lindsay Kemp. L’imperatore, autore di una spietata persecuzione contro i cristiani, scopre che Sebastian, il suo favorito nonché capitano delle guardie pretoriane, è cristiano. Risparmiato dalla morte, questi è pero confinato in una sperduta guarnigione ai confini dell’Impero. Qui, Sebastian e gli altri sette soldati della guarnigione, comandata da Severus, vivono nell’ozio più assoluto, scherzando fra di loro e preparandosi a fronteggiare un eventuale, improbabile nemico. La loro principale occupazione è quella di allenarsi a combattere, ma Sebastian si rifiuta in nome della sua religione. Per questa ragione è legato e frustato da Severus, che lo punisce anche perché innamorato di lui. Sebastian, a sua volta innamorato di Severus, accetta passivamente le torture subite per castigarsi del suo sentimento che stride col suo essere cristiano. In breve, Sebastian diventa lo zimbello ed il capro espiatorio di tutti, in particolare del perfido Max, che trova in lui lo sfogo delle sue energie inespresse e delle sue pulsioni represse. Solo Justin lo spalleggia. Severus tenta più volte Sebastian, rivelandogli le sue brame e cercando di fare I’amore con lui a tutti i costi, anche con la forza, ma non ottiene niente; cosi, istigato da Max, decide di metterlo a morte, dopo aver torturato lo stesso Justin. Sebastian viene legato ad un palo e trafitto a morte dalle frecce scagliate dai compagni.

La vera dinamica dell’azione è regolata dagli sguardi che segnano l’evoluzione del racconto. Sebastiane è essenzialmente un film sul voyeurismo in cui la passività dei soggetti diviene paradigmatica. La tirannia tematica del desiderio, posta come nodo assoluto e centrale dell’azione, rende ridondanti gli episodi periferici asserviti alla logica interna della seduzione. Il raddoppiamento dello stesso desiderio, consumato da Severus per interposta persona nella relazione di Antony e Adrian, (gli unici a consumare un rapporto sessuale in una scena centrale del film sottolineata dalla scelta del rallentì) e sublimato da Julian in una pudica intimità con Sebastiane, lascia poco spazio ai personaggi secondari: la loro funzione diventa così meramente strumentale. Non esistono zone d’ombra, persino la notte rivela senza ambiguità la forza distruttiva della passione. I carpi nudi degli interpreti si scoprono nell’evidenza dei ripetuti campi lunghi che hanno paradossalmente il compito di negare loro qualsiasi possibilità di occultamento. Immediatamente identificabili, i personaggi non possono neppure sottrarsi al loro destino. La vocazione al martirio del protagonista non può che realizzarsi (Gianmarco Del Re nel volume de “Il Castoro Cinema” dedicato a Jarman).

I commenti musicali del film sono affidati a Brian Eno, il quale realizza delle musiche rarefatte ed affascinanti che ben si adattano alle atmosfere dell’opera, specie nell’algida e rarefatta scena grandangolare del supplizio.

Sebastiane non rappresentò l’omosessualità come un problema e questo lo rendeva diverso da tutti i film che lo avevano preceduto. Il vero scandalo del film non stava, dunque, tanto nell’omoerotismo esplicito o nelle nudità mostrate, quanto nell’apparente normalità dei sentimenti, ritenuti, per sensibilità dell’epoca, “deviati”. La capacità di rendere in una lirica ed estetizzante messa in scena, sentimenti diffusi quale il senso di colpa e di peccato in cui molti gay sono cresciuti e si sono tormentati per le loro pulsioni, hanno regalato al film di Jarman un successo duraturo.
Racconta, infatti, Jarman stesso che, diversi anni dopo l’uscita del film, un giovane di Glosgow gli disse di aver visto Sebastiane in televisione; dovette abbassare l’audio perché i suoi genitori erano al piano di sopra, così non riuscì a capire quello che succedeva (nonostante i sottotitoli). Lo vide di nuovo tempo dopo con l’audio alzato ma non capì neppure allora di cosa trattasse il film. Tuttavia il giovane ammise che quel film gli aveva cambiato la vita.

Prima parte
San Sebastiano Photogallery (1, 2)