L’acrobata queer che incanta il Surrealismo: Barbette

Barbette è lo pseudonimo artistico di Vander Clyde (19 Dicembre 1899 – 5 Agosto 1973).
Trapezista e performer circense, Vander Clyde faceva i suoi numeri nelle vesti di Barbette. Female impersonator, drag queen e icona queer, diremmo oggi.

Barbette aka Vander Clyde
Female impersonator, high wire performer and trapeze artist 1920s – 1930s

Nato in Texas, Vander Clyde ha avuto grande popolarità soprattutto a Parigi tra gli anni Venti e Trenta, a partire dal 1923 col suo debutto teatrale al Moulin Rouge.

Barbette, bionda e dalla classica pettinatura anni Venti, entrava in scena avvolta in piume di struzzo e impreziosita da gioielli. Man mano, si toglieva il copricapo, il mantello e l’abito, restando semi-nuda. I suoi numeri da acrobata trapezista erano per definizione “mortali”, tra anelli e fili sospesi. Gli applausi finali erano sempre accompagnati dall’atto di togliersi la parrucca per rivelarsi al pubblico un uomo dalla testa calva (Frank Cullen, The Encyclopedia of Vaudeville).

Barbette, 1923

Gli intellettuali parigini impazzirono per The exquise Barbette, che divenne, ben presto, oggetto di studi per lo scrittore francese Jean Cocteau e per il surrealismo fotografico dell’americano Man Ray. Nel 1926, Man Ray, su commissione di Cocteau, seguì Barbette nel backstage dei suoi spettacoli, documentando fotograficamente la costruzione del suo personaggio. Il risultato è una fotografia queer che ritrae il passaggio e svela l’uomo e l’artista, Vander Clyde, in atto trasformativo: metà donna – trucco e parrucco – e metà uomo – torso nudo maschile.

Barbette by Man Ray, 1926

Nel saggio Le Numéro Barbette, pubblicato in The Nouvelle Revue Française (1926), Jean Cocteau paragonò l’atto performativo di Barbette alla costruzione di Mr. Hyde dal dottor Jekyll e alla metamorfosi umana in piante, così come narrata dalla letteratura greca e romana. Cocteau ha intuito che, al di là dello specifico teatrale, Barlette è un simbolo della riflessione sul binarismo sessuale e sulla costruzione culturale del genere mediante l’uso dell’estetica e del teatro. Un elogio alla bellezza che, se negli anni Venti ha assunto la definizione di “invertito”, nel 2012 diventa l’elogio di un “terzo sesso” queer.

È un giovane americano di 24 anni, un po’ gobbo e di andatura barcollante. Da una caduta gli resta una brutta cicatrice che fa retrocedere il suo labbro su una dentatura disordinata […] Poi si trucca, sale sul trapezio e diventa indimenticabile nella luce magica del teatro, dove ciò che è Vero e Naturale non ha più valore. Quando si traveste da donna, non sembra una donna, è La Donna (Barbette, articolo di Giovanbattista Brambilla, www.culturagay.it).

Barbette

Affascinato dalle protagoniste shakesperiani recitate in teatro da uomini, come racconta in un’intervista a Francesco Steegmuller, Barbette ben presto si interroga sulla specificità del suo personaggio al circo.

Barbette woman floating by Man Ray, 1926 Casinò de Paris

Barbette applying makeup, 1926
Photo by Man Ray

Barbette Dressing by Man Ray, 1926

Barbette by Man Ray, 1926
from the movie Blood of a Poet by Jean Cocteau

Barbette by Madame d’Ora, 1926

Barbette by Madame d’Ora, 1926

Barbette as Marlene Dietrich, by Madame d’Ora, 1926

Barbette by George Hoyningen Huene, 1930

Barbette

Vander Clyde, 1930