La famiglia perfetta e camp: gli Addams

They’re creepy and they’re kooky, they’re… oooh so spooky!

The Addams Family
John Astin (Gomez), Jackie Coogan (Uncle Fester), Ted Cassidy (Lurch), Blossom Rock (Grandmama Addams), Ken Weatherwax (Pugsley), Carolyn Jones (Morticia), Lisa Loring (Mercoledì)

Fin dalla loro prima apparizione, sotto forma di striscia comica del New Yorker Magazine, la famiglia Addams rappresenta una stravagante svolta rispetto ai soliti fumetti seriali dell’epoca.
Per Charles Addams – un personaggio curioso, morto il 28 settembre 1988, a cui si è ispirato anche Tim Burton per la sua forma originale di horror grottesco – le sue creature non erano semplicemente una “parodia” dell’horror gotico classico, come sono stati invece i Munsters, ma una sorta di autentico ideale di famiglia cui potersi ispirare.

Gli Addams sono esattamente agli antipodi del tipico nucleo familiare omologato degli anni 50-60: la caratteristica famigliola americana bionda, “ariana”, moderna, con sani principi e con sogni di gloria per i figlioletti, grosse bistecche di manzo in tavola e il prato del giardino ben curato. La loro vita è esibita e raccontata, non senza una acuta autoironia, per diventare il simbolo di una certa “coscienza di diversità”: il sogno di Gomez e Morticia Addams non è quello di vedere i loro figlioletti avvocati, dottori o addirittura presidenti degli Stati Uniti, anzi questo li disgusterebbe; per i loro pargoli sognano un futuro da criminali, terroristi o serial killer!
Una visione a rovescio dell’american dream con una sorta di ideale adesione a molta controcultura pop, ispiratrice, per altro, anche della famosa Vampira dei film di Ed Wood.

La stessa cosa non si può invece dire degli storici rivali televisivi degli Addams negli anni Sessanta: i Munsters. Questi ultimi sono la semplice parodia dei personaggi dei film horror gotici della Universal interpretati da Bela Lugosi, Boris Karloff o Lon Chaney. Tra i personaggi, il nonno, un vecchio e decaduto Conte Dracula; Eddie, la versione infantile dell’uomo lupo; Lily, una sorta di ibrido tra la donna vampiro e la moglie di Frankenstein; Herman Munster, ovvero la creatura di Frankenstein; infine c’è anche la classica teen-ager dei film psicotronici americani degli anni Cinquanta, sempre pronta a urlare e battere i pugni sul petto del mostro da cui viene regolarmente rapita: Marylin. C’è la parodia, sì, ma i Munsters non arrivano alla sofisticata ironia della Famiglia Addams. La loro morale e il loro stile di vita sono gli stessi della classica famigliola conformista americana degli anni Sessanta, che vengono qui trasferiti ad una famiglia “diversa”, rimanendo inalterati durante il passaggio: Eddie da grande potrebbe tranquillamente fare l’avvocato, potrebbe cioè integrarsi nella società. Non c’è una vera scelta alternativa, non è possibile identificarsi in loro così come è possibile farlo con gli Addams.

La Famiglia Addams è composta da un babbo, una mamma, due figlioletti, la nonna, uno zio, un maggiordomo, una mano che gira per casa aiutando un po’ tutti e il parente lontano o acquisito, che diviene col tempo parte integrante della famiglia stessa: il cugino Itt.
L’ideatore del fumetto non aveva dato un nome ai suoi personaggi, i quali una volta sullo schermo delle tv necessitarono di una identità. Nacquero così Gomez, Morticia, lo zio Fester, Lurch, i piccoli Mercoledì e Pugsley.

Morticia Addams è la dark lady per eccellenza, incarnazione della bellezza femminile dal sex appeal tenebroso: pallida, longilinea e vestita con un attillato lungo abito nero. Femme fatale perfida e incantatrice, fredda e sensuale come un serpente; bastano poche sue parole per far cadere ai propri piedi il marito e miriadi di fans.

Eternamente in posa, Morticia cammina a fatica, fasciata com’è nel suo abito rigorosamente lungo: perfetta anche se alle prese con i fornelli, mai sciatta o trascurata. Conosce il francese, con il quale fa impazzire di desiderio il suo sposo; fuma, come tutte le dark lady che si rispettino, ma lei, prima di “accendersi”, chiede sempre il permesso. Sa dare le sue risposte semplicemente con lo sguardo o incrociando elegantemente le braccia. Quando sviene, sopraffatta da qualcosa di cui non sopporta l’ovvietà o la crudeltà, lo fa con mosse teatrali studiatissime. Morticia è un autentico campione camp: madre perfetta, moglie irreprensibile, amante focosa, figlia devota, una casalinga da rivista, non fosse per quel languido pallore frutto di lunghi bagni di luna, la passione per i veleni, l’odio smodato per le rose che rovinano quei meravigliosi gambi carichi di spine.

Caroline Jones, prima e superba interprete di Morticia nella originale serie tv, ha saputo renderne in maniera perfetta il carattere. Nella versione di Angelica Huston e di Daryll Hanna, Morticia ha giocoforza perso parte del fascino della Jones sia per il colore che ha tolto quella patina di vintage sia per un tipo di recitazione più contemporanea, lontana dall’algida rigidità con cui la prima interprete ci aveva ammaliato.

Carolyn Jones as Morticia Addams

Gomez Addams è per eccellenza un folle anticonformista, eccentrico e bizzarro: sa tirare di scherma e non sbaglia mai un bersaglio né con la pistola né con la balestra. Fuma sigari giganteschi che fuoriescono spesso già accesi dal taschino della sua giacca. Gestisce un patrimonio in denaro senza fondo, dilettandosi a sperperarlo nei modi più bizzarri. È un romantico latin lover, eternamente innamorato ed ebbro di passione nei confronti della sua incantevole signora.
Anche di questo personaggio strampalato, padre responsabile e capofamiglia modello, John Astin, il protagonista della prima serie tv, è la più riuscita incarnazione: lui non si sognerebbe mai di negare ai propri figli la dinamite o di togliere dalle loro mani un coltello affilato, così come non si sognerebbe certo di sottoporre Mercolerì e Pugsleye alla degradante visione di un film Disney!
Raul Julia ne ha saputo, tuttavia, dare un’interessante interpretazione, mentre piuttosto fuori luogo è risultato Tim Curry, divino e superbo Frank’n’Further ne The Rocky Horror Picture Show, ma decisamente sbagliato come papà della famiglia più squinternata della televisione.

John Astin as Gomez Addams

I figli degli Addams sono due marmocchi che si divertono a giocare con l’elettricità, minare la ferrovia (quella dei trenini, ma non si tirerebbero indietro neppure se si trattasse di dover cospargere di ordigni esplosivi l’intera rete ferroviaria nazionale), lanciare i coltelli allo zio Fester o decapitare le bambole (da segnalare in questo caso il nome dalla bambola preferita di Mercoledì: Maria Antonietta). Figli modello, insomma, di una degna famiglia, il Pugsley dei telefilm è sostanzialmente rimaneggiato rispetto a quello delle vignette e passato, in seguito, a caratterizzare il personaggio, tanto da essere poi copiato anche nei cartoon. Il Pugsley disegnato da Charles Addams è biondo e vestito in modo molto più “classico” del bambino poi visto in televisione.
L’interpretazione della piccola Mercoledì Addams da parte di Cristina Ricci, con l’innocente crudeltà che traspare dal suo sguardo, è da preferirsi alle altre. In seguito, anche Nicole Fugere non ne darà una cattiva interpretazione, divenendo l’unica figura a salvare il fiacco terzo episodio cinematografico della saga e della nuova serie televisiva.
I Pugsley e Mercoledì dei primi telefilm sono due bambocci dall’aria un po’ tonta, ma anche questo serve, in fondo, a dimostrare, per contrasto, come la vera cattiveria e crudeltà risieda nei cosiddetti “bambini normali”, ovvero quelli che se la prendono, spesso per vanto e maleducazione, con i due marmocchi innocenti, così come con tutti i bambini diversi, facendone il loro zimbello.

Ken Weatherwax as Pugsley & Lisa Loring as Wednesday

Lo zio Fester è un mattacchione, dall’aria pacioccona, un po’ pazza e allegra, un eterno bambino: gioca spesso con Pugsley e Mercoledì e ne condivide le stravaganti abitudini come il preparare la dinamite, affilare i coltelli e mescere il veleno. La sua caratteristica più apprezzata è quella di saper accendere una lampadina semplicemente tenendola in bocca.
Jackie Coogan dà senza dubbio l’interpretazione più simpatica e caratteristica: nessun altro ha potuto incarnare meglio di lui lo zio Fester! I Fester successivi non erano credibili nella parte quanto lo è stato Coogan, il cui nome è anche legato ad un provvedimento di legge istituito apposta per proteggere i guadagni dei bambini attori.

Jackie Coogan as Uncle Fester

La storia di Jackie Coogan è piuttosto curiosa e vale una piccola digressione. Jackie era figlio di un modesto attore teatrale. Conobbe Charlie Chaplin nel 1919 durante le riprese teatrali del padre, John H. Coogan. Chaplin aveva da tempo in progetto “Il Monello” – film destinato ad un successo mondiale e ad un posto nella storia del cinema – ma non aveva ancora trovato un giovane attore che ben si adattasse alla parte. Quando vide Jackie, gli sembrò perfetto per il ruolo e chiese al padre di poterlo scritturare per una parte nel film “A Day’s Pleasure“. Entusiasta della capacità di recitare del bambino, ne fece una star. La carriera di Jackie esplose negli anni Venti, proprio a seguito dell’interpretazione ne “Il Monello”. Prese parte a numerosi film, tra i quali “Oliver Twist”, e i giornali del tempo riportavano spesso le sue foto in giro per il mondo con il padre. Nel 1936 a San Diego, John H. Coogan, Jackie e Junior Durkin, un altro bambino prodigio noto come “Huckleberry Finn”, furono coinvolti in un incidente d’auto: solo Jackie si salvò; la madre si risposò e il patrigno divenne il responsabile di Jackie negli affari. Quando compì ventun anni volle appropriarsi dei quattro milioni di dollari che aveva guadagnato durante la sua carriera, ma gli vennero negati. Confidò allora nella causa davanti alla Corte della California, che, però, dopo circa quattro anni, riuscì a restituirgli poco più di centomila dollari: gli altri erano stati sperperati dalla madre e dal patrigno. Grazie allo scandalo che ne seguì, venne istituito in California un fondo per proteggere i guadagni dei giovani attori. Dalla sua causa uscì una sentenza, il Coogan Act, che in futuro tutelò i giovani talenti dalle bramosie economiche dei parenti. Un’altra vittima di un caso simile molto tempo dopo fu il ragazzino di “Mamma ho perso l’aereo“, Macaulay Culkin.

Charlie Chaplin and Jackie Coogan on set of “The kid“, 1921

Il maggiordomo Lurch è quello che accoglie gli ospiti levando loro il cappello e rispondendo alle esigenze della famiglia al suono del “campanello” costituito da un cappio che fa suonare un rumorosissimo gong. Lurch, tuttativa, non è soltanto un semplice “servo”, come potrebbe essere in una aristocratica famiglia qualsiasi: nella famiglia Addams, egli viene trattato alla stregua di un familiare e capita spesso che Morticia e Gomez si prendano cura di lui come di un fratello, arrivando, nell’episodio “Mamma Lurch visita gli Addams”, a fargli da domestici pur di far credere alla di lui madre che non si tratta di un servo ma di un signore.
Ted Cassidy è il primo e più riuscito Lurch di tutte le “manifestazioni” della Famiglia Addams: alto e dall’aspetto torbido e inquietante, Ted veniva impiegato volentieri anche da altri autori in produzioni televisive proprio per la sua aria “aliena”: lo abbiamo visto, infatti, in “Star Trek” e in “Genesis II” di Gene Roddenberry, come guest star.
Anche il Lurch cinematografico, impersonato da Carel Struycken (unico attore a rimanere invariato nei tre film), è credibile e ben calato nella parte.

Ted Cassidy as Lurch

Grandmama Addams è la vecchia strega della famiglia, sempre intenta ad elaborare intingoli a base di lucertole e pipistrelli. Magistralmente interpretata da Blossom Rock nei telefilm; da Judith Malina (quella del Living Theatre), Carole Kane, Estelle Harris e da Alice Ghostly, nelle versioni cinematografiche successive.

Blossom Rock as Grandmama Addams

Il cugino Itt, o cugino Coso, è uno dei personaggi più amati della serie, apparso occasionalmente in alcuni episodi, viene inserito come membro quasi fisso della serie solo in seguito, visto l’entusiasmo dimostrato dal pubblico nei suoi confronti. Si tratta di un autentico scherzo della natura, un vero freak che parla un linguaggio incomprensibile e accelerato ed è coperto di capelli che gli arrivano fino ai piedi; anche per questo è il personaggio più “nudo” della serie: suo unico indumento è infatti una bombetta.
Il cugino Itt è interpretato da Felix Silla nel telefilm, attore che diviene un vero culto: unico membro del cast della prima serie televisiva ad essere provvisto di una pagina web interamente a lui dedicata.

Felix Silla as Cousin Itt

Mano, cioè una mano dotata di vita propria che dà letteralmente “una mano” alla famiglia, alzando la cornetta o prelevando la posta, viene “impersonato” dalla mano di Ted Cassidy, cioè Lurch, nella prima serie di telefilm. Questo è, forse, il personaggio più scioccante dell’intero show e del quale sappiamo anche meno. Un arto umano autocosciente, in grado di lasciare esterrefatto ogni ospite si imbatta nella bizzarra famiglia. A volte il ruolo di Mano assume toni simpaticamente allusivi: “Che bisogno hai di una moglie, hai già mano!” dice Morticia a Fester quando questi si innamora…

Uncle Fester and Thing

La prima incarnazione della tetra famiglia, è quella, come già detto, delle vignette di Charles Addams, apparse negli anni cinquanta sul giornale The New Yorker.
Charles Addams nasce a Wesfield, cittadina del New Jersey. Appassionato collezionista di auto e di balestre medievali (ancora conservate nella sua casa di Long Island), inizia a pubblicare le vignette de The Addams Family nel 1954, proseguendo per ben ventidue anni. Tali “cartoon” sono raccolti in alcuni libri, tra cui: Drawn and Quartered, Addams and Evil e Monster Rally, ormai autentici pezzi di culto ricercati da collezionisti di tutto il mondo.
Il disegnatore aveva cominciato fin da bambino a dipingere scheletri, mentre a 10 anni affrescava con fantasmi le pareti di una casa abbandonata nella natia Westfield in New Jersey. Più tardi popolava il suo mondo di defunti, di gnomi, streghe, scienziati dementi. Negli Addams quella tendenza si accentua, diventando la cifra stilistica essenziale di questo autore: le sue strisce, linde e rifinite, con protagonista la strampalata famiglia, si riempiono di una pletora di precoci criminali, borghesi in atteggiamento sospetto, mostri in libera uscita, eventi soprannaturali, atmosfere cimiteriali, situazioni vagamente orrorifiche viste e descritte come eventi quasi banali, quotidiani con l’arrivo della posta.
Charles Addams venne definito il “cantore satirico sulla normalità dell’efferatezza”. Dalle sue vignette, permeate di un’innocenza che ne evidenziava l’umorismo sofisticato, emerge un mondo bizzarro, truculento ma né realmente crudele o cinico. Un mondo al rovescio che si rispecchia nell’assurdità del “normale”. Un successo che venne replicato con la realizzazione della serie tv.

Charles Addams, the creator of “The Addams Family” visits the show’s stars John Astin, Ken Weatherwax and Lisa Loring.

La Famiglia Addams vive allo 001 Cemetery Lane, in una villa che ricorda un po’ la casa del protagonista di “Psycho”, per accedere alla quale bisogna passare per un cancello stregato, tormento di ogni visitatore e postino. La casa degli Addams è un po’ il fulcro di tutte le avventure, perché è il focolare che riunisce attorno a sé tutto il nucleo famigliare ed è emanazione stessa delle strampalate passioni di questa famigliola. Caratteristiche sono le varie insolite stanze come la camera delle torture (che non dovrebbe mancare in ogni casa rispettabile) o la serra dove Morticia coltiva le sue rose, alle quali pota il fiore, o la sua pianta carnivora Cleopatra. Un normale cittadino americano, appena entra in quella casa viene subito colpito dalla serie di amenità che gli si presentano davanti e che divertono gli spettatori, dagli scontri dei trenini di Gomez agli animali domestici come il leone, Kitty Kat o il condor. Gli Addams, sembrano essersi specializzati, infatti, nella meritoria attività di produrre l’esaurimento nervoso dei poliziotti o di cambiare radicalmente la vita di chi ha la (s)fortuna di capitare sotto le loro grinfie. Il tutto avviene così simpaticamente senza malizia, vista l’ingenua buona fede degli Addams, da rendere impossibile lo schierarsi dalla parte loro avversa: gli Addams, seppure “diversi”, seppure fenomeni da baraccone e quindi “mostri”, al contrario di tutta l’iconografia “mostruosa” del cinema americano precedente, tranne rare eccezioni (come ad esempio “Freaks” di Tod Browning), non sono schierati dalla parte del “male”: anzi, chi sta dalla parte del “male” è la società conformista americana, con tutti i suoi buonismi, dal sapore piuttosto fasullo.

Gomez e Morticia si amano alla follia. Il loro è un amore destinato a durare in eterno: sognano addirittura una bara matrimoniale. C’è forse qualcosa di più alto e sublime che non marcire insieme nella stessa tomba? I valori degli Addams sono forti, assoluti, ben delineati. Gli “altri” non sono mai nemici, caso mai persone da “conoscere meglio” per poter essere apprezzate: una lezione non da poco per una nazione come l’America così impegnata, negli anni in cui gli Addams apparirono in televisione, a condurre guerre fredde.

Gomez and Morticia Addamns