Queer art per le strade di Roma: la rivoluzione di Aloha Oe

Aloha Oe

La Queer Street Art ha invaso le strade di Roma, città piena di marmo e di classicismi. Il deus ex machina di questa rivoluzione fatta di rossetti, travestimenti e tacchi alti ha, come d’obbligo, un nome d’arte etereo e radioso: Aloha Oe, come la canzone tipica delle isole Hawaii.

Aloha Oe, del quale sappiamo che ha il suo quartier generale a Garbatella, è uno street artist e ha 33 anni. Le sue scorribande notturne per le vie della Capitale ritraggono “strani” ed “eccentrici” personaggi spesso camp/queer, senza dimenticare il culto per Divine di Pink Flamingos e per Frank-N-Furter, protagonista del manifesto rivoluzionario The Rocky Horror Picture Show.

Divine by Aloha Oe

Alohe Oe è legato a doppio filo al movimento LGBTQ sia per i personaggi da lui creati sia per la scelta della sua prima “apparizione pubblica” durante il Roma Pride del 2010. 
Ed è così che una delle più importanti sottoculture degli ultimi trenta anni, la street art, si coniuga, ancora una volta, con la battaglia per i diritti delle persone LGBTQ, sfuggendo al ogni tentativo di omologazione e classificazione in un orientamento sessuale o un gruppo di appartenenza predefiniti. 

Street style, manifestazioni spontanee, vita notturna, sono il luogo visibile dell'”identità queer” che parte dalla strada e che invade le strade, proprio come la street art di Aloha Oe. 

Malesoulmakeup: Perché hai deciso di dedicarti al “mondo queer”? Una protesta gentile a colpi di colore o un’esigenza personale?
Aloha Oe: Ho deciso di dedicarmi al – e per lo più descrivere il – mondo che vivo, le realtà che più mi colpiscono. Ultimamente mi dirigo sul Queer. Inutile negare il valore sociale che si riscontra nel dare visibilità a realtà così estrose, ma descrivo realtà e per lo più parto da foto.

Aloha Oe
Milano, via Malaga

Malesoulmakeup: Cosa è per te queer?
Aloha Oe: Queer, superando le definizioni più classiche e volendo mettere da parte i discorsi sull’uso di termini ombrello per parlare di omosessualità, descrive forse un tentativo di riscatto, secondo me un’evoluzione in positivo dell’accettazione del proprio corpo in relazione ai propri desideri; rappresenta lo scegliere di non reprimere, specie nel look e nell’apparire, la propria natura (barba, peli, a volte super curve o mani enormi), esaltandola con gli accessori e gli abiti che meglio si addicono all’occasione. Queer spacca! Queer non è assolutamente solo gay. Queer è una condizione al di sopra dei gusti sessuali e a mio avviso è condizionata più dal desiderio di esprimersi che dall’identificarsi in una banale e limitante “sponda”.

Aloha Oe

Malesoulmakeup: Perché fai street art e come cambia l’arte e il suo messaggio sociale in funzione di un contesto pubblico come la strada?
Aloha Oe: Un messaggio nel contesto pubblico della strada in un’era durante la quale si è bombardati di immagini diventa un’esigenza, quasi un’emergenza e la visibilità, il piacere di fare sorprese, la bellezza di chiedere collaborazioni, sta aumentando! Questo fenomeno della strada condiziona sempre più la mia arte.

Aloha Oe

Malesoulmakeup: Come ogni subcultura nata nei quartieri e sui piloni delle sopraelevate, i writer e gli street artist sono solitamenete adorati dai giovani e detestati dalle istituzioni che identificano l’arte “da strada” con il vandalismo. Aloha Oe è uno street artist osteggiato dall’ordine costituito?
Aloha Oe: Cerco di essere rispettoso quando intervengo su strada. In Italia abbiamo delle facciate dimenticate e fatiscenti ma anche belle e ristrutturate che contano tanti anni e in molti angoli di parecchie città. Io faccio arte con dei poster attaccati che con il tempo o con un po’ d’acqua dovrebbero venire via. Nel caso riesca ad essere autorizzato, mi dedico a pitture permanenti, anche perché ci vuole un po’ di tempo per il genere che faccio io.

Frank-N-Furter (The Rocky Horror Picture Show) by Aloha Oe

Malesoulmakeup: Dagli anni 80 in poi, con il “debutto” di Jean-Michel Basquiat e di Keith Haring sul palcoscenico dell’arte contemporanea, per finire con Bansky, i pittori-writer, oltre che fenomeno di costume, sono diventati fenomeni delle case d’arte. Pensi che la street art stia subendo un progressivo percorso di allontanamento dalle sue radici di subcultura sovversiva per finire sui muri dei “fighetti o dei pariolini”?
Aloha Oe: La street art è una forma d’arte e l’arte merita di essere collezionata, se poi i collezionisti, come dici tu, son tutti fighette, buon per loro. I fenomeni seguono il corso che devono seguire come le ispirazioni, i gatti e le maree.

Aloha Oe
Roma, via del Pigneto

Malesoulmakeup: Cosa c’è nella tua cassetta degli attrezzi o, come piace a Malesoulmakeup, nel tuo camerino, sotto le luci dello specchio?
Aloha Oe: Ho diversi strumenti e ti parlerò del carrellino dei colori con cassetti, rotelle, scomparti e mensole piene di tubi, matite, palette, vernici, colle, smalti, colori, matite, sempre pieno! È un punto nevralgico che non riesco e non metto a posto spesso, rimane un eterno e continuo sostituirsi di attrezzi, uno al posto dell’altro.

Aloha Oe

Aloha Oe
Firenze