Pink Flamingos e l’estetica camp di Divine

The cast of Pink Flamingos by John Waters (1972)
Left to right, Divine, Mary Vivian Pearce, Mink Stole, Danny Mills, John Waters, Edith Massey, David Lochary. (Photograph by Lawrence Irvine, New Line Cinema)

La gang dei Dreamland guidata da John Waters con Pink Flamingos (1972) realizza una pellicola che è diventata manifesto estetico, creando un immaginario identificativo in grado di travalicare i confini del cinematografico per permeare la vita culturale e sociale degli anni a venire: i dialoghi e le azioni terribili compiute durante la guerra per il blasone del “più disgustoso” ingaggiata da Divine e dai Marble sono diventati materiale da esibire, vessillo delle future generazioni punk.  Il pubblico di riferimento di Pink Flamingos si identificava alla sua uscita con l’underground dei delusi da Woodstock, una generazione che saluterà gli orribili massacri della Famiglia Manson come l’agognata fine di un’utopia lisergica. La coprofagia finale, il cannibalismo, l’esibizionismo demenziale, la violenza sessuale, l’omicidio “con sala stampa”, altro non sono che i materiali scelti da Waters e dai suoi Dreamland per offrire un prodotto in grado di materializzare i tratti distintivi di questo tipo di pubblico.

Divine in Pink Flamingos (1972)

I modelli di Waters sono il non-cinema di Andy Warhol, le istanze demoniache di Kenneth Anger, il pioniere del cinema underground Jack Smith e Pier Paolo Pasolini. Modelli che Waters centrifuga e usa per riempire le munizioni da usare durante i suoi happening terroristico-cinematografici. Basti pensare alla traduzione trash e demenziale del conflitto psicologico di Eros e Thanatos durante l’amplesso di Cracker e della spia dei Marble con contorno di pollame massacrato fra i corpi nudi o ancora alla festa di compleanno con tanto di regali “scellerati” (una mannaia, una testa di porco) e un uomo con lo sfintere anale elastico che si esibisce sulle note di Surfin’ bird…

Giganteggia su tutto la maschera creata dal geniale Van Smith per Divine. La fronte alta e rasata, la capigliatura crespa acconciata a mo’ di cresta, il trucco espressionista che demonizza le sopracciglia di Divine rendendo il suo sguardo dardaneggiante e scellerato, gli abiti aderenti, cheap e sgargianti, tra cui spicca il leggendario abito a sirena rosso che fece di Divine un’icona.

The make up of Divine for Pink Flamingos

The red dress of Divine for Pink Flamingos

Divine in Pink Flamingos

John Waters provò a riportare sullo schermo la scellerata Bab quindici anni dopo col progetto Flamingos Forever (la cui sceneggiatura trovate nel prezioso volume Trash Trio insieme a quella di Pink Flamingos e Desperate Living). Purtroppo il rifiuto di Divine/Harris Glen Milstead, interessato a progetti più mainstream e stranamente votato ad abbandonare la sua incarnazione “divina”, bloccò lo sviluppo del progetto sul nascere.

Edith Massey in Pink Flamingos

Pink Flamingos (1972)

Pantone Pink Flamingos