Omosessualità e Spaghetti Western – seconda parte

Molte delle trame degli Spaghetti Western presentano un sottotesto omoerotico nei personaggi raccontati e/o in alcune scene, così come già descritto nella prima parte dell’articolo Omosessualità e Spaghetti Western.  

Un film in cui si accenna all’omosessualità di uno dei protagonisti è “Il Mercenario” di Sergio Corbucci del 1968. Film balzato agli onori della cronaca dell’epoca anche perché durante la sua lavorazione pare fosse stato avvistato un UFO: il fatto accadde di giorno verso il tramonto nella località di Torrelaguna a pochi chilometri da Madrid in Spagna, terra d’elezione per i set di quasi tutti gli Spaghetti Western.

Franco Nero e Tony Musante in “Il Mercenario
Sergio Corbucci (1968)

La storia racconta di un gruppo di messicani capeggiati da Paco Roman (un divertente Tony Musante) che, dopo essersi ribellati ai proprietari della miniera per i quali lavoravano, si dedicano alla “rivoluzione”. Per meglio affrontare l’impegnativa missione assoldano il Polacco (Franco Nero), personaggio cinico, senza scrupoli, ma anche intelligente e di buoni principi, seppur sempre al soldo di chi meglio lo paga. Questi è a sua volta inseguito (per vecchi rancori) da un singolare cattivo detto “Ricciolo”, elegante e religioso dandy che deve il suo soprannome alla bizzarra capigliatura. Proprio questo personaggio presenta tratti chiaramente omosessuali: si fa ad esempio accompagnare da un giovane e aitante assistente biondo dall’evocativo nome di Sebastian, per il quale verserà calde lacrime al momento del suo assassinio.

Non solo “Ricciolo” nel film presenta caratteristiche bizzarre, anche il Polacco non è assente da allusioni velate quanto sottili. In una sequenza viene interrogato da Paco rispetto ai suoi gusti in fatto di donne ma lui non risponde continuando imperterrito a contare i suoi soldi, finendo infine con l’offrire una vistosa collana da donna allo stesso Paco. È sempre vestito in maniera perfetta ed impeccabile, e in una scena lo vediamo vezzosamente curarsi la barba con un piccolo paio di forbici. Una toilette che stona alquanto in mezzo ai rumorosi, sporchi e rozzi messicani che si riciclano in rivoluzionari. Al di là delle allusioni c’è un dettaglio invece piuttosto chiaro che permette di identificare come omosessuale il Ricciolo: questi porta al bavero della giacca un garofano, che in alcune inquadrature è anche di colore verde, colore da sempre associato all’omosessualità e dovuto al garofano tinto (non esistono in natura garofani verdi) che Oscar Wilde amava ostentare e che Robert Hichens prese in giro nella sua satira del 1894. Al colore verde si richiamò anche il giornale “Le Ore” quando nel 1960 si cercò un nome al primo scandalo gay d’Italia e che allora spaventò l’opinione pubblica e, per la prima volta, mostrò che anche nel nostro Paese esisteva un mondo sommerso, ma vivo: quello degli omosessuali (Si veda a tal proposito l’ottimo saggio di Stefano Bolognini pubblicato su Babilonia, dicembre 1999, con il titolo “Uno scandalo tinto di verde”).

La lista si allunga con un altro film curioso “La taglia è tua…l’uomo l’ammazzo io” di Edward G. Muller (Edoardo Mulargia), primo film western in cui compare un bacio omosessuale! “El Puro”, questo l’altro titolo del film dal nome del protagonista, è considerato inoltre l’unico western zen. È la storia di un gruppo di bounty killers che danno la caccia ad un criminale pentito, appunto El Puro. La stranezza del film sta nelle attitudini dei protagonisti Mark Fiorini e Robert Woods, due personaggi new age che volevano dare un taglio inedito al film, con il beneplacito di Mulargia.

La taglia è tua…l’uomo l’ammazzo io,  Edward G. Muller (1969)

Il film è intriso di una certa violenza: Mulargia ha dato la precedenza alla caratterizzazione dei personaggi a discapito dell’azione facendo così risultare alcuni passaggi piuttosto noiosi. Ne esce una pellicola davvero fuori dal comune, da ogni schema classico o consuetudinario, in cui il regista, da più fonti accreditato come “aperto” ad innovazioni e proposte di novità registiche, si conferma degno della fama. Un film che è anche “mistico”: una sorta di percorso hippy nel vecchio west. El Puro è per certi versi lo svelamento delle caratteristiche essenziali di tutto lo Spaghetti Western, senza orpelli decorativi e altro. Desolazione, odio per le donne, insensatezza esistenziale a parte una irresistibile pulsione di morte. Lo stesso bacio omosessuale avviene in un contesto di morte e violenza: Mark Fiorini obbliga il proprio amante ad uccidere una donna a pugni e una volta avvenuto l’omicidio lo bacia con trasporto sulla bocca. Tra le curiosità del film anche l’attore Mario Braga nei panni di un pedofilo e il futuro terrorista nero Giusva Fioravanti.

Dove si Spara di PiùGianni Puccini (1967)

Un’altra storia gay è presente nel film “Dove si Spara di Più” di Gianni Puccini (1967). Partito con l’ambizione di trasporre nel west l’immortale vicenda di Romeo e Giulietta, il film si arena ben presto fino a diventare, a detta di Gianni Amelio (Intervista rilasciata a Carlo Griseri per il festival del cinema gay di Torino “Da Sodoma a Hollywood”), uno dei film più brutti della storia del cinema:

Un film così brutto è potuto venire fuori solo perché nessuno ci ha mai creduto veramente, andavano di moda quei film e, con pochi soldi e poche idee, lo si è realizzato. Puccini si starà rivoltando nella tomba: lui ha sempre detestato “Dove si spara di più”, odiava le pistole e aveva paura dei cavalli, potete immaginare! Girare qualunque scena è stato un incubo per lui, e lo hanno pure fregato perché gli avevano assicurato che il suo nome non sarebbe stato inserito nei titoli di testa (aveva scelto come pseudonimo Jeff Mulligan, inserito solo nei titoli internazionali). I titoli di testa del film sono, racconta il regista, tutti falsi per motivi di coproduzione, nessun nome corrisponde a realtà (a parte Puccini!), addirittura vi figura il nome di una signora spagnola che non esiste.

La storia è quella notissima delle due famiglie che continuano da tempo immemore una guerra sanguinosa, ovviamente in seno a quest’odio sboccerà l’amore impossibile tra il “piccolo” figlio dei Mountons e la bella figlia dei Campos. Naturalmente il punto forte della pellicola non è la trama Shakespeariana ma la presenza di personaggi di contorno particolari: il vecchio Lifty con mano uncinata (con la quale spara anche) che insegnerà al giovane protagonista tutti i trucchi e le tecniche del buon pistolero; la prostituta del saloon innamorata persa di Johnny “Romeo” Mountouns che, da donna ferita, per essere stata preferita alla giovane Juliette, prima spiffera la segreta storia d’amore al fratello pazzo di lei e poi ravveduta si fa uccidere per amore; lo sceriffo corrotto e il fratello di Juliette uniti in uno strano rapporto d’amicizia con accenni e sfumature gay spiegate velatamente nel flashback in cui in un conflitto a fuoco ravvicinato, le loro pallottole si erano incrociate ed erano cadute a terra, attaccate tra loro fuse l’una nell’altra.

A proposito di questo episodio, sempre Amelio racconta:

Il responsabile degli effetti speciali, finito il suo lavoro, volle sapere a cosa sarebbe servito. Quando gli fu spiegato, dovemmo trattenerlo perché voleva spezzare il suo prodotto, era schifato dal doppio senso. Non voleva credere che potesse essere stata pensata una ca**ata così grande! Mi ricordo – spiega ancora il regista – che adattammo i dialoghi fino all’ultimo momento, anche durante il doppiaggio, perché chi voleva capire capisse ma il film non fosse vietato ai minori. E quando girammo la scena dei due proiettili che si penetrano, c’era chi si sganasciava dalle risate. La cosa più incredibile, però, è che “Dove si spara di più” incassò moltissimo. L’equivalente di 8 milioni di euro odierni, una cifra immensa per un film che sarebbe stato meglio non vedesse nessuno!

Nella stessa citata intervista, Gianni Amelio ha invece ben altre parole per “Se sei vivo spara” di cui abbiamo già parlato:

Un gran film, che ai tempi piacque moltissimo e che tuttora è molto amato e venduto. Una sceneggiatura magnifica, con personaggi intriganti e una sana ironia nei dialoghi. Pur essendo completamente senza soldi, Questi riuscì a girare un vero film d’autore (e non volle assolutamente rinunciare al suo nome nei credits).

Rispetto alla scena seguente allo stupro presente nel film, continua Amelio:

Ci fu una sorta di autocensura che impedì di girarla come Questi avrebbe voluto. La preparammo con scrupolo ma rapidamente perché eravamo a fine lavorazione e oltretutto fuori budget. È la scena nel cortile del ranch, di notte, coi pistoleros avvinazzati e il giovane Lovelock legato seminudo come San Sebastiano. Al termine della scena Milian avrebbe dovuto liberarlo sparando uno a uno ai vari legacci che lo immobilizzavano, ma prima di ciò una ragazza alta con lunghi capelli biondi si faceva largo a piedi nudi ballando tra i resti della cena. Muovendosi sensualmente, riusciva a sedurre ed eccitare lo stesso Milian, ubriaco, ma all’ultimo momento si toglieva la parrucca e svelava essere un uomo! 

Fu una lite tra regista e produttore a far cancellare la scena. Ma anche altre fecero quella fine, come quella in cui si doveva capire che Lovelock era stato stuprato dai suoi carcerieri. Questi riuscì però a lasciare alcune battute decisamente rivelatrici (“Guarda con che appetito mangiano, con che sete bevono… e con che occhi scrutano il ragazzo…”). Altro che sottintesi!

Se Sei Vivo Spara (1967, Maurizio Merli)
Giulio Questi, Tomas Milian

A dimostrazione della grande libertà che hanno goduto registi e sceneggiatori di questo genere cinematografico, in anni in cui argomenti come l’omosessualità appariva ancora un tabù, si veda anche un film girato e distribuito l’anno successivo di “Se sei vivo spara”, nel 1968. Si tratta di “Ognuno per sè”, di Giorgio Capitani. Con Van Heflin, Klaus Kinski e George Hilton. La sceneggiatura di Fernando Di Leo è solida e si rifà agli antenati hollywoodiani, essendo incentrata sulla caccia all’oro da parte di un gruppo raffazzonato e disorganico di avventurieri. Piuttosto inconsueto il tratteggio psicologico dei personaggi, curato e ricco di sfumature rese anche grazie all’ottima interpretazione del cast, Kinski e Hilton su tutti, tra i quali nella pellicola si lascia chiaramente intendere l’esistenza di un legame omosessuale.

Alla fine del genere Spaghetti Western contribuirono in buona parte anche le varie parodie che sempre più toglievano pubblico alle storie di pistoleri, cow boy e indiani per regalare fama e notorietà a coloro che quei panni li vestivano per far solo ridere. Gioco forza, in questi film parodia, la presenza di personaggi sfacciatamente effemminati produceva di per sé ilarità andando a creare il perfetto contrasto con l’ambiente macho e virile di un west caricaturale. Tra tutte queste parodie, più o meno comiche o ironiche voglio ricordare solo “Cipolla Colt”: western commedia che in alcuni punti sfiora la demenzialità e in cui la presenza di due personaggi gay, i vice sceriffo, è affiancabile alla trovata di far parlare il cavallo del protagonista (un Franco Nero tristemente fuori parte) con spiccato accento romanesco.