Curvy. Psicologia dell’alimentazione e cultura queer

Ne ho viste di cose, parafrasando lo sfortunato androide: ragazze di trenta chili vedersi grasse e altre, con venti chili sovrappeso, trovarsi irresistibili; persone cucinare dolci al limite della lussuria e altre aspettare di veder cadere la frutta dagli alberi.

Al corpo è affidato il compito di rappresentarci tramite l’aspetto estetico, la comunicazione verbale e non, le scelte alimentari.

Psicologia dell’alimentazione e cultura queer è uno studio attraverso i corpi e i cibi, tra canoni di bellezza, norme sociali e libertà di espressione; tra icone, culture, gruppi e alimentazione.

La prima tappa di questo viaggio parte dal fenomeno curvy che si sta evolvendo in modo esponenziale, inarrestabile, creativo. Il culto queer della donna con “le curve” è ancora un linguaggio estetico femminile, eccezion fatta per la sottocultura gay dei bear, e in ogni caso: esaltare il punto vita è queer curvy!

Ana Matronic -Scissor Sisters – by Karen Robinson for Observer

In qualità di donna dalla sinuosità e sensualità di un asse da stiro, rimango sempre affascinata dalla bellezza curvy.
Gli Hua, della Papua Nuova Guinea, classificano il cibo in due categorie principali: koroko – cibi femminili – succosi, freddi, fertili, morbidi e che crescono rapidamente; haker’a – cibi maschili – asciutti, caldi, non fertili, duri e che crescono lentamente (fonte: Gale Encyclopedia of Food & Culture). Ecco, quando penso all’idea della “femminilità curvy” penso ai cibi femminili degli Hua. 

Curvy è quella via di mezzo ponderale ragionevole che sta tra la magrezza e l’obesità.

Un metodo per definire il peso di una persona è l’IMC (Indice di Massa Corporea), ossia il rapporto tra il peso e l’altezza di una persona, che si calcola dividendo il proprio peso in chili per il quadrato della propria altezza in metri.

  • tra 18,5 e i 24,9 si è normopeso
  • inferiore a 18,5 si è nel sotto-peso
  • maggiore di 24,9 si è nel sovrappeso
  • maggiore di 29,9 si entra nell’area dell’obesità

IMC non è, comunque,  il metodo più accurato, nel senso che non fa distinzione tra massa magra e massa grassa, acqua, ossa, ecc.

Il peso naturale è un equilibrio delicato di genetica, peso nei primi anni dell’infanzia e stile di vita. È quello che le persone hanno quando mangiano normalmente, senza abbuffarsi, ma godendo in modo sano dei piaceri della tavola e mantenendo uno stile di vita attivo, senza dover essere campioni olimpionici, ma anche senza avere una conca a misura del proprio sedere sul divano, come Homer Simpson. Il peso naturale è diverso per tutti: il range della normalità va da 18,5 a 24,9 (nel caso di obesità infantile il peso naturale può essere lievemente più alto); è parecchio ampio e ci rientrano sia le donne “grissino” sia le morbide burrose. 

Caro Emerald

La taglia curvy per signore parte ragionevolmente dalla 46: riguardo all’Indice di Massa Corporea, la donna curvy è quella che si trova nel range alto del normo-peso, magari nella prima parte del sovrappeso. Marilyn Monroe, per esempio, aveva un IMC di 22-23.

Marilyn Monroe by Eve Arnold, 1960

Molti sono i “pregiudizi curvy”. C’è il pregiudizio per cui le persone che hanno dei centimetri in più rispetto alla magrezza metterebbero a rischio la propria salute. Se la persona curvy conduce un’alimentazione per lo più sana e una ragionevole attività fisica, adatta alla sua fisicità, è una persona sana, il suo peso rimarrà stabile, il suo umore sarà nella norma come pure le sue relazioni (sentimentali e non)Dico questo perché ci sono anche i pregiudizi sul non piacersi delle donne curvy, sull’impossibilità dell’essere amate se non da amici e con l’appellativo di “simpatiche” (perché è vietatissimo per tutti coloro che non sono in forma non essere per lo meno un po’ simpatici), e che nella solitudine, come scrive l’autrice del sito Morbida, la vita! , fuggono “in direzione del barattolo di nutella più vicino”. Vi rimando al sito appena citato per sfatare piacevolmente un po’ di questi pregiudizi.

Divine @live in Italia

Cosa succede ad una persona che ha un peso naturale “morbido” se cerca di portarlo nel range basso del normo peso?
Durante la mia formazione ho fatto un tirocinio in una casa di cura che aveva un reparto per la cura dell’obesità ed uno per quella dei disturbi alimentari. Qui, tra le persone affette da anoressia grave, era ricoverata una ragazza dall’IMC di 20, quindi normopeso. Partiva da una forte obesità, aveva fatto un intervento di riduzione dello stomaco e aveva perso  quel 13% circa che è consentito da questi interventi. Non contenta,  aveva seguito una dieta molto ferrea. Era dimagrita ancora ma non aveva raggiunto il suo obiettivo. Iniziò, così, a procurarsi il vomito per eliminare anche quel poco che ancora mangiava. A causa della grande fame, erano iniziate delle abbuffate incontrollabili, seguite anche queste dal vomito. Con questa grande fatica la ragazza arrivò ad un IMC di 20, nel range basso del normopeso, ma questo peso era troppo basso per la sua natura: ipotermia, disidratazione, gravi disturbi gastrici, gravi conseguenze del vomito autoindotto nel cavo orale, metabolismo basale ridotto al minimo, incapacità di ragionamento logico, di pensiero astratto e di concentrazione, stanchezza, apatia, depressione, insonnia, sbalzi d’umore, irritabilità, amenorrea, difficoltà respiratorie, difficoltà cardiache, furono solo alcuni dei sintomi comparsi.

Se una persona ha un peso naturale “morbido” non dovrebbe cercare di adeguarlo a canoni che non hanno riguardo per la sua salute.

Katya Zharkova for Plus Model Magazine

Pantone Curvy a cura di Valeria Gianfalla, autrice del blog The curvy girl.