Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo della modella? Giallo Haute Couture

« Che cos’è una modella? Un corpo, un volto, un po’ di trucco, un bel vestito, e sotto il vestito?
… sotto il vestito… niente
»

Un paio di forbici possono tagliare seta stampata per confezionare un abito su misura o sventrare una modella. Chiaro, lampante e visivamente seduttivo.

Nel Giallo le modelle se la sono sempre vista brutta, fin dal 1964, quando Mario Bava scioccò il suo pubblico riversando una malsana dose di sangue ed efferatezza nel suo riuscitissimo Sei donne per l’assassino (Blood and Black Lace). Questo primo “atelier di alta morte” ha sparso nell’aria l’idea affascinante e soprattutto sessuale del folto gruppo di donne bellissime e fragili, inseguite e spiate, svestite e pugnalate.

Negli anni settanta in molti hanno ricalcato il fortunato connubio sangue-fotomodella, tra gli esempi più riusciti ricordiamo: La dama rossa uccide sette volte di Emilio Miraglia, Sette scialli di seta gialla di Sergio Pastore, Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? di Giuliano Carnimeo, Nude per l’assassino di Andrea Bianchi. Non rientrano nel periodo d’oro del giallo-thriller ma vanno ricordati: Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina e Le foto di Gioia di Lamberto Bava.

Sei donne per l’assassino (1964) di Mario Bava

In un atelier di alta moda un’indossatrice scopre un omicidio compiuto anni prima dalla stessa direttrice. Quest’ultima, con la complicità dell’amante, la uccide, facendo poi ricadere la colpa su un innocente. Nel frattempo viene ritrovato il diario segreto della prima vittima. Gli assassini si vedono obbligati a moltiplicare gli omicidi di un crescendo di follia inaudita.

Considerato il primo vero classico del thriller all’italiana, nonchè il primo slasher della storia del cinema, il film di Bava riesce a coreografare in modo unico e malato omicidi rituali e sfilate all’ultimo grido. Dominato da una fotografia delirante e da sogno che delinea magicamente il rosso del velluto come il rosso del sangue,  Sei donne… è un sadico concentrato di violenza, un non stop di omicidi a catena. Affascinante l’uso dei manichini vellutati con parrucca, simbolo di una donna oggetto perennemente in balia del mostro. L’assassino col volto mascherato è il seme di tutti i Venerdì 13, Halloween, Scream. 

Sei donne per l’assassino (1964) di Mario Bava

Sette scialli di seta gialla (1972) di Sergio Pastore

Le modelle di un atelier muoiono dopo aver ricevuto in dono uno scialle di seta gialla. Un pianista cieco, fidanzato della prima vittima, scopre che ad uccidere è un gatto nero, le cui unghie sono state immerse in un veleno potentissimo (il curaro) che causa l’arresto cardiaco. Ad attrarre il felino è una sostanza cosparsa sullo scialle. 

Chi gestisce l’atelier? Sylva Koscina/Françoise in pelliccia, chiaro. Questo basterebbe a salvare l’intero film. Sette scialli…, nonostante sia stato girato con un budget ridotto, è un mix di citazioni che funziona. È un giallo che, senza prendersi troppo sul serio, sforna uno dei modus operandi e dei titoli più bizzarri di sempre. La trama deve molto a Sei donne per l’assassino, anche se l’influenza del primo Dario Argento è palpabile.

Sette scialli di seta gialla (1972) di Sergio Pastore

Sotto il vestito niente (1985) di Carlo Vanzina

Un killer guantato si aggira per Milano e piglia a forbiciate le top model. Bob, il fratello della prima vittima, indaga. Nel frattempo vengono fuori storie di festini a base di coca e roulette russa, diamanti e ricatti. Insomma, gli anni 80. Dopo altre due vittime, Bob trova la sorella morta e inchiodata a una sedia nella casa dell’assassino. 

È il 1985, quando, in pieno boom “Milano da bere”, Carlo Vanzina dirige Sotto il vestito niente, tratto dall’omonimo romanzo di Marco Parma (Paolo Pietroni) e fortemente influenzato dalle atmosfere patinate di Omicidio a luci rosse di Brian De PalmaStroncato dalla critica e boicottato dai rappresentanti della moda, ebbe un grande successo commerciale e di pubblico. Durante gli anni 90, grazie anche ai numerosi passaggi televisivi, il film assurge a status di cult movie. Ingiustamente sottovalutato da sempre, anche perché frutto di quel detestabile cinema vanziniano, rimane una notevole pietra visiva di una Milano, quella degli anni 80, tutta modelle, sfilate, discoteche, soldi e cocaina.

Sotto il vestito niente (1985) di Carlo Vanzina

Nicola Perring – Sotto il vestito niente

Nicola Perring – Sotto il vestito niente

Nicola Perring – Sotto il vestito niente

Nicola Perring – Sotto il vestito niente

Nicola Perring – Sotto il vestito niente

Moschino – Sotto il vestito niente

La scena finale è una citazione da Sette scialli di seta gialla e Quattro mosche di velluto grigio

Le foto di Gioia (1987) di Lamberto Bava

L’ex fotomodella Gioia (Serena Grandi), ora proprietaria della rivista per soli uomini Pussycat, è la perseguita di turno. Una delle modelle della sua rivista viene trafitta da un forcone. A qualche giorno di distanza l’assassino recapita a Gioia una foto della defunta fotografa davanti a una gigantografia di una sua foto. Viene uccisa anche la procace e tettuta Sabrina Salerno (mangiata dalle api), in una scena cult.

Le foto di Gioia viene spesso bollato come trash (ok un pò di trash in effetti non manca), ma chi se ne frega se nel cast c’è Serena Grandi, Sabrina Salerno, Capucine e Daria Nicolodi? Gli amanti degli anni 80 non potranno dimenticare il terrore e la fuga della Grandi chiusa all’interno di un grande magazzino.

Le foto di Gioia (1987) di Lamberto Bava

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia

Sabrina Salerno – Le foto di Gioia

Sabrina Salerno – Le foto di Gioia

Serena Grandi – Le foto di Gioia