Tutti i colori di eyeliner del buio: Edwige Fenech

Edwige Fenech
Tutti i colori del buio

È il corpo dei settanta. È l’icona numero uno, il sogno proibito di tutti i bar sport, la copertina più attesa, la coscia più lunga, la soldatessa, l’insegnante, la poliziotta, la pretora, la moglie, la vedova, la prostituta, la svampita, la mora più amata dagli italiani.

Edwige Fenech, nata in Algeria nel 1948 da padre maltese e madre italiana, inizia la sua carriera come indossatrice e fotomodella. Esordisce nel cinema in pellicole low-budget dichiaratamente di serie B. Appare per la prima volta sul grande schermo nel 1967 in Alle dame del castello piacere molto fare quello, commedia decamerotica e scollacciata.

La consacrazione arriva con un paio di film erotici del 1972: Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda di Mariano Laurenti e il pluricitato Giovannona Coscialunga disonorata con onore di Sergio Martino.

Protagonista della commedia sexy all’italiana anni 70 in tutte le sue variazioni (scolastica, militare, poliziottesca, ospedaliera),  Edwige si ritaglia uno spazio tutto suo nel panorama thriller e giallo.

Edwige Fenech
Lo strano vizio della signora Wardh

La sua incursione nel Giallo lascia un segno indelebile. Sì perchè Edwige, con i suoi occhi e le sue ciglia chilometriche, sembra che ci pigli a rasoiate dallo schermo, che ci ferisca con la sua bellezza.

Nel 1970 ci strizza l’occhio e si getta in una danza ritmata e sensuale, pezzo jazz di  Piero Umiliani; tutina attillata, piedi nudi e una criniera da far paura nel film 5 bambole per la luna d’agosto di Mario Bava,  primo film giallo interpretato dalla Fenech.

Cinque bambole per la luna d’agosto
Mario Bava

Edwige si scatena sulle note di Piero Umiliani, praticamente una pantera

Dopo il fortunato esordio col maestro Mario Bava, Edwige è protagonista di tre lungometraggi (sorta di trilogia) diretti da Sergio Martino, che pare venerarla come una dea.

Musicato in modo eccelso da Nora Orlandi ( il suo Dies Irae verrà anche citato da Tarantino in Kill Bill), Lo strano vizio della signora Wardh (1971) è la prima collaborazione della Fenech con il regista Sergio Martino.

Intricato e sadico intreccio di amanti e pedinamenti, è un riuscitissimo giallo che ancora oggi tiene inchiodati alla poltrona, se non altro per i quintali di prima piani della Fenech.

Lo strano vizio della signora Wardh di Sergio Martino

Il turbante e le ciglia smisurate della signora Wardh

Telefonate minacciose by SIP

La signora Wardh nel suo salotto (usato anche in La dama rossa uccide sette volte)

Il sadismo di Ivan Rassimov sulle note di Dies Irae di Nora Orlandi

Suicidio o omicidio? Multicolor sul pavimento della cucina

Ancora viva

Tutti i colori del buio (1972) 

Per la seconda collaborazione con la Fenech, Martino amplia lo schema del solito giallo insistendo sul tema satanico (molto in voga ai tempi dopo il successo di Rosemary’s Baby), scaraventando così la povera Edwige/Jane in sabba e messe nere.

Jane, giovane donna reduce da un aborto e in crisi con il marito, è vittima di incubi ricorrenti nei quali rivive l’assassinio della madre. La sua vita viene sconvolta dall’incontro di Mary, bella e giovane vicina che la fa entrare in un giro di sette sataniche, orge e sacrifici animali. Giunta sull’orlo della follia, Jane scoprirà di essere al centro di un crudele intrigo orchestrato per motivi di eredità.

Accanto alla Fenech troviamo George Hilton, Ivan Rassimon, Marina Malfatti e la splendida Susan Scott. Musicato da Bruno Nicolai, sceneggiato da Gastaldi e Scavolini. Un gioiello caleidoscopico e onirico di rara bellezza.

Tutti i colori del buio


Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972) 

Titolo wertmulleriano per il terzo e ultimo capitolo della “trilogia” di Sergio Martino con la Fenech. Giallo dall’impianto goticissimo, adattamento del racconto Il gatto nero di Poe. Per la Fenech capello corto e meno ciglia del previsto. 

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972)

Perché quelle strano gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (1972)

Altro titolo wertmulleriano per un assurdo mix di violenza e spogliarelli. Una chicca per gli intenditori del grottesco con sfumature nel ridicolo involontario. La nota davvero interessante della pellicola è la celeberrima scena dell’omicidio in ascensore che apre il film, che ispirerà palesemente Brian De Palma per il suo Vestito per uccidere. Ovviamente la Jennifer cui fa riferimento il titolo è la Fenech. 

Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? di Anthony Ascot

L’omicidio in ascensore che ha ispirato Brian De Palma in Vestito per uccidere

In posa durante uno shooting

Body art e motociclette

Nude per l’assassino (1975)

Eurotrash parecchio erotico diretto da Andrea Bianchi, uno di quei film anni 70 che più anni settanta non si può. È da godere forse per i suoi demeriti, sceneggiatura traballante, citazioni malriuscite a gogò, un miscuglio frantumato di tette, foto e indelebili interni barocchi. Insieme alla Fenech troviamo nude anche Femi BenussiSolvi StubingMolto weird, da non perdere.

Nude per l’assassino (1975)

Appunto, nude

Anche il pelliccia per l’assassino

Carta da parati, moquette, pelle