Giallo Glamour. Tutti i colori dello Spaghetti Thriller

Marisa Mell in Una sull’altra di Lucio Fulci

Parrucche cotonate, ciglia chilometriche, kg di eyeliner, tubini optical, pigiama palazzo, stivali laccati, pizzo, organza, vestaglie di seta, bambole, pellicce, manichini, giradischi, moquette, pelle di mucca maculata, night clubs, bikini, coltelli a serramanico, telefoni a disco, velluto, sigarette, sesso, sangue e tanto tantissimo J&B. Una vera e propria orgia visiva di moda e design.
All’estero è conosciuto come “
Spaghetti Thriller“, “Italian Giallo”  o semplicemente “Giallo” e identifica una lunga serie di pellicole vomitate dall’Italia (spesso in co-produzione con altri paesi europei) in un periodo che va indicativamente dal 1962 all’inizio degli anni 80.
La narrazione gialla, fino a quel momento di stampo prettamente gotico/anglosassone, trova nuova linfa vitale nell’ambientazione italiana contemporanea, dove moda, architettura, design d’interni e un gusto fortemente eccentrico si mescolano creando veri e propri gioielli di genere. 

Il primo stimolo verso il thrilling arriva dal maestro Mario Bava, che nel 1962 realizza l’indimenticabile La ragazza che sapeva troppo con Letícia Román, John Saxon e Valentina Cortese. Giallo rosa ambientato in un’inedita Roma notturna fotografata in un bianco e nero indelebile, lontano anni luce dalla Roma  felliniana.
La svolta stilistica arriva però con
Dario Argento che con il suo L’uccello dalle piume di cristallo (1970) inaugura un genere e un filone ponendo le basi di quelli che saranno i feticci visivi del genere: l’assassino in impermeabile scuro, la figura chiave del testimone oculare, la città desolata, la periferia, l’ambiguità sessuale, la donna carnefice. Dal punto di vista tecnico Argento porta un gusto del tutto personale nella messa in scena: una particolare cura del dettaglio, l’uso frequente della soggettiva, l’esecuzione rituale dell’omicidio, un voyeurismo minuzioso sulla mise del serial killer.
Protagoniste indiscusse del filone sono le donne, elogiate a partire dai titoli: (La ragazza che sapeva troppo, Cinque bambole per la luna d’agosto, Sei donne per l’assassino, Il profumo della signora in nero, La morte cammina con i tacchi alti, Così dolce così perversa, Il dolce corpo di Deborah, La dama rossa uccide sette volte, Nude per l’assassino, Le foto proibite di una signora per bene, Una lucertola con la pelle di donna, Ragazza tutta nuda assassinata nel parco, Un bianco vestito per Marialè,  Una sull’altra, ecc…)

I corpi delle nostre scream queens sono terreno stesso della narrazione filmica. Sì perchè quello che ha differenziato veramente il giallo italiano  è stato l’uso sfrenato della bellezza femminile.
Fotografate, spiate, desiderate, truccate, abbigliate all’ultimo grido, spruzzate di sangue e lanciate tra le braccia del killer di turno con uno charme e un’esagerazione senza eguali.

Dive del brivido e del mistero, fumatrici accanite, ballerine avvinazzate ancheggiano sulle note di uno shake sorseggiando superalcolici alla moda.
Vittime e carnefici, impermabilizzate, assassine feroci dalle unghie affilate (e rigorosamente smaltate), diaboliche sensualone in minigonna, psicopatiche, paranoiche dedite alle più sinistre psicosi, ma sempre e soprattutto sexy. Sexy da morire. 

GIALLO GLAMOUR – TUTTI I COLORI DELLO SPAGHETTI TRHILLER

Tutti i colori di eyeliner del buio: EDWIGE FENECH

Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo della modella? GIALLO HAUTE COUTURE

La rossa cammina sui tacchi alti: SUSAN SCOTT

Bionda calibro 9: BARBARA BOUCHET

Una lucertola con la pelle di donna: FLORINDA BOLKAN

Velluto grigio per la signora in nero: MIMSY FARMER

GIALLO GALLERY

Nel loft con l’assassino:  GIALLO INTERIOR DESIGN

Fotografi e modelle : STRIKE A (GIALLO) POSE

L’assassino è al telefono:  KILL KILL KILL GOES THE TELEPHONE

Gli occhi freddi della paura: EYES OF GIALLO