Unshape me – disturbi alimentari e identità di genere

“C’è una forte pressione sulle forme corporee nella nostra società e la maggior parte delle persone vive una discrepanza tra il proprio corpo reale e quello ideale”.

Madonna & Kazaky
Girl gone wild

Quale legame si può instaurare tra disturbi alimentari e identità di genere?  Secondo le ricerche le persone gender non conforming, così come le persone ad orientamento omosessuale o bisessuale, sono esposte ad un rischio maggiore rispetto al resto della popolazione di sviluppare un disturbo alimentare. Perché? Andiamo con ordine.

Cosa è un disturbo alimentare?
Se ne parla tanto, ma vale la pena riprenderlo rapidamente. Il disturbo alimentare è un disagio, caratterizzato da un rapporto alterato con il cibo ed il proprio corpo, che compromette la qualità della vita e dei rapporti sociali. Sono disturbi alimentari l’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari non altrimenti specificati. Sfatiamo subito il mito per cui l’anoressia è quella in cui “non si mangia” e la bulimia è quella in cui “ci si abbuffa e poi si vomita”. In entrambe troviamo restrizione alimentare, abbuffate e sistemi per eliminare le calorie (vomito, lassativi, diuretici, esercizio fisico eccessivo); solo che nell’anoressia “prevale” il digiuno, per cui la persona va sotto-peso, mentre nella bulimia “prevalgono” le abbuffate e i sistemi di eliminazione, per cui la persona acquista peso o comunque non raggiunge il sotto-peso. La differenza sta nella diversa gestione delle emozioni e non riguarda solo il cibo, ma anche esperienze e relazioni. La persona con un disturbo alimentare ha spesso anche una forte necessità di controllo, il cosiddetto pensiero dicotomico (o è bianco o è nero, o sono perfetto o sono un fallimento), difficoltà nella gestione di relazioni ed emozioni e difficoltà nell’autostima.

In che modo il disturbo alimentare può incrociarsi con il disagio per l’identità di genere?
Il disturbo alimentare è caratterizzato dal disagio con il proprio corpo; questo lo troviamo anche in persone a disagio con la propria identità o ruolo di genere, o nelle persone che vivono orientamenti omosessuali o bisessuali (e quindi anche spinte alla sessualità) che faticano a capire o accettare. Parliamo ovviamente non di tutti, ma di chi vive questo come un problema.
Inoltre il disturbo alimentare ha radici profonde, nell’essenza di ciò che la persona pensa di se stessa.

I dati su disturbi alimentari e identità di genere

Tomboy

Le persone gender non conforming mostrano livelli più alti di restrizione alimentare, preoccupazione per alimentazione, peso e forme corporee e desiderio di magrezza rispetto al resto della popolazione.

Perché? Ecco alcune ipotesi dei ricercatori:

  • Persone MtF: hanno, in generale, un Indice di Massa Corporea (rapporto peso/altezza) più alto rispetto alle femmine biologiche e c’è una discrepanza con le forme femminili, ad esempio le spalle più larghe; questo potrebbe portarle a ricercare una figura più esile. Poi c’è il mito della superfemale, con accentuazione estrema di tratti ed atteggiamenti femminili, che comprende l’essere magre e mangiare poco; questo ha a che fare con la sessualizzazione dei cibi, che vedremo tra poco.


  • Persone FtM: con la perdita di peso si riducono le caratteristiche sessuali secondarie (seno e fianchi) o, acquistandolo, diminuisce la prominenza del seno rispetto all’addome. L’esercizio fisico per mascolinizzare la muscolatura può diventare compulsivo. Inoltre con il sottopeso scompare il ciclo mestruale e questo è rassicurante per molti di loro.

 

  • Persone Queer: per queste persone la magrezza può significare un fisico androgino, alla Tilda Swinton o Andrej Pejic.

Inoltre:

– Uno dei fattori di rischio maggiori per lo sviluppo di un disturbo alimentare è l’essere stati sottoposti a maltrattamenti, bullismo o prese in giro e queste esperienze sono di solito ben note fin dall’infanzia alle persone gender non conforming.

– Si ipotizza anche che il disturbo alimentare riduca la libido che potrebbe essere un aspetto problematico.

Insomma pare che, purtroppo, la magrezza metta un po’ tutti d’accordo.
Salvo che poi, se la persona desidera trattamenti ormonali o chirurgici per una transizione, spesso il disturbo alimentare crea problemi.
La transfobia generale rende, inoltre, difficile servirsi delle comuni palestre, o per alcuni anche semplicemente camminare per strada, e questo sarebbe alla base del forte aumento di peso e dell’alimentazione compulsiva per molte persone gender non conforming.
Il fatto che queste siano solo ipotesi mi fa temere che i ricercatori non abbiano mai pensato di chiedere ai loro soggetti “Senti stellina, ma tu, effettivamente, come mai non vorresti mangiare?”. Comunque, come ipotesi reggono.

Disturbi alimentari prodromici del disagio con l’identità di genere

Ma vie en rose

Molte persone gender non conforming non hanno subito chiaro il perchè del loro disagio. Se, come spesso accade, non viene spiegato da qualcuno che quella transgender, transgay, translesbica, queer. esiste come possibilità ed è lecita, la persona può rimanere nella confusione fino ad un’età avanzata, o non scoprirlo mai. Nel frattempo, però, il disagio richiede di essere espresso, e il disturbo alimentare, spesso, è una soluzione di pronto utilizzo. Molti riportano di avere passato anni a tormentarsi in questo modo perché semplicemente non sapevano che quello che desideravano fosse possibile.

Gli studi su questa tematica sono scarsi. Dalla mia esperienza e dai racconti, su siti, forum e libri, il momento più pericoloso è la pubertà.

Perchè?
Fino alla pubertà maschi e femmine non sono tanto diversi, hanno un aspetto per lo più androgino e il disagio è contenibile.
Alla pubertà però il fisico cambia: i ragazzi perdono massa grassa ed acquistano massa muscolare, le ragazze perdono massa muscolare ed acquistano massa grassa. Le forme si fanno radicalmente diverse.
Inoltre c’è la richiesta sociale ufficiosa di dimostrare di essere in grado di procacciare un partner. Da bambino poteva essere un gioco, ma ora bisogna baciare, toccare, più tardi bisognerà fare sesso…
La persona gender non conforming può sperimentare una sofferenza che non è più possibile ignorare.

Superfemale, tomboy, società e sessualizzazione dei cibi

Funziona così: se sei donna devi essere fragile e cercare un uomo che ti protegga (perché sei fragile), quindi curare l’aspetto fisico e la linea, mangiare in bianco e leggero, yogurt, carne bianca, insalate, frutta e pesce, e considerare i fiocchi di latte un tuffo nel piacere.
Se sei un uomo devi essere forte e dominante, quindi via a carni, uova, formaggi, tanto condimento, vino e birra; anche se ultimamente anche i maschietti sono stati “messi a regime”, come diceva mia nonna, e devono mostrare un fisico più snello, perciò benvenuti verdure e petto di pollo grigliato con niente.
Questo fenomeno si chiama sessualizzazione dei comportamenti alimentari.
Le persone gender non conforming possono sentire la necessità di aderire al modello alimentare del genere desiderato, per sentirsi ancora più vicine ad esso, oppure cercare di mantenere una figura il più possibile androgina.

Andrej Pejic

Andrej Pejic, gender-bender-supernova della moda, come si è definit* in un’intervista, sfila indifferentemente per passerelle maschili e femminili grazie al suo fisico androgino, ed ha confermato di seguire un regime a basso contenuto calorico, per poter indossare abiti molto piccoli:

“Let’s be honest. You can’t eat much if you want to do this. To do womenswear I have to be disciplined”.

Bisognerebbe dirlo a Lucrezia Valia, che con la sua fisicità dà una sverniciata a molte biologiche da copertina. Oggi le modelle sfilano con taglie da anoressia grave. Di solito ciò che viene consigliato è la riduzione drastica dei carboidrati, perchè “gonfiano”. In realtà si perde solo acqua; ma si elimina anche il cibo con il più alto potere saziante ed energetico; risultato: spossatezza, diminuzione del metabolismo, aumento della fame. Abbuffata. Senso di colpa. Restrizione alimentare. Fame. Abbuffata. E così via. È facile sviluppare un disturbo alimentare eliminando i carboidrati. Inoltre il metabolismo va in tilt: la maggior parte delle persone affette da obesità grave che ho seguito avevano cercato di eliminare i carboidrati.

Poi c’è la dieta povera di proteine: così non si sviluppa troppa massa muscolare. Purtroppo si riducono anche metabolismo (di nuovo), forza, proteine viscerali, capacità di risposta immunitaria, capacità di cicatrizzazione delle ferite e funzionalità dei vari organi. È la causa di tante “morti da passerella” per infezioni leggere, che altre persone avrebbero superato senza nemmeno accorgersi di averle.

Spesso tengo seminari sulle donne curvy e sulla loro possibilità di sentirsi attraenti. Loro ovviamente all’inizio non ci credono, ma di solito una foto di Kate Moss paparazzata in costume, lontana dalle meraviglie di Photoshop, basta ad avviare una buona riflessione. La posto qui sotto. Il discorso vale anche per la fisicità maschile o androgina. Ok, non possiamo essere tutti degli  Andrej Pejic o Lucrezia Valia in gonnella (o pantalone), ma, realmente, cosa rende “uomo o donna o entrambi”? Ci si tormenta nel corpo e nell’anima con un disturbo alimentare per somigliare più ad un uomo o una donna, ma poi come sono gli uomini o le donne? Sono il loro corpo, o è il modo in cui se lo vivono?

Kate Moss

elisabettagasperini.wordpress.com