Anche le top model frequentano i bagni

Wannabe a to(a)p model

Paulina Porizkova, Renée Simonsen, Carol Alt, Nancy De Weir & Joan Severance, 1983

Essere cresciuta tra gli anni ’80 e ’90 con una mamma modaiola che vestiva Versace e indossava i capi strampalati di Dolce & Gabbana quando ancora erano due stilisti emergenti, ha fatto di me una giovane donna piena di velleità che ancora oggi sogna di calcare le passerelle insieme a Cindy Crawford, Claudia Schiffer e Linda Evangelista (nella mia cameretta eravamo molto amiche, noi quattro, sempre in giro per nuove città e in meravigliosi hotel). Leggevo i Marie Claire di mamma e in pochi istanti mi ritrovavo in un caleidoscopio fatto di moda, luoghi sconosciuti, profumi, trucchi, capelli bellissimi e stuoli di corteggiatori al mio cospetto. Poi a Marie Claire si sono aggiunti 100 cose energie, Magazine, Cioè e tutte quelle cose da teenager come le commedie rosa del genere “può succedere anche a te” – vedi Molly Ringwald, adoro – e quelle del genere “ma anche no” – vedi Clueless (in italiano tradotto con un superficiale “Ragazze a Beverly Hills”, liberamente ispirato a Emma di Jane Austen) – il genere di film che ti fa sentire una minorata per essere nata in un paesino sperduto e non possedere una mega villa a L.A, che però ti nutre di spunti e ispirazioni per crearti un look e dritte per capire come funzionano le cose quando ti prendi una cotta.

Io sono decisamente figlia di riviste di moda, commedie e classici della letteratura e per una come me, i sogni di gloria non finiscono mai. Neanche quando hai quasi 30 anni, sei rimasta ferma a un metro e sessanta e non hai quel che si dice “un fisico filiforme”. In compenso, i miei capelli sono bellissimi.

Per una giovane donna intorno ai trent’anni di statura medio bassa – seppur con un bel faccino e con un personalino di tutto rispetto (che rientra anch’esso nella media) – auspicare a diventare una top model corrisponde esattamente alla definizione di “eccesso di zelo”. In parole spicciole: levatelo dalla testa perché non accadrà mai, a meno che non ti chiamino a sfilare per qualche sagra della salsiccia.
Tra i maggiori deterrenti per un’aspirante modella tardona vi è proprio il fattore età, e non soltanto perché le amiche si sono date già da un pezzo alla produzione di marmocchi e sarebbe ora che anche tu ti dessi da fare (che importa se manca la materia prima), ma anche perché se sei nana, la speranza di mettere su qualche centimetro in altezza l’hai persa da quel dì. E ringrazia il cielo che quella perfida della tua amichetta del cuore si sbagliava, quando all’annuncio del tuo menarca ti disse “adesso non cresci più e rimani 1 metro e 47”. Tolta la variabile altezza (un concetto relativo), resta comunque il fattore peso che,  a meno che non ti metti a fare la Dukan (così à la page) o che non ti ficchi una sonda nel naso costringendoti a portare uno zainetto in spalla per circa 40 giorni, se corrisponde (in numeri) alla tua altezza in centimetri dopo la virgola (es.57 kg per 1 metro e 60), nella moda è un dato imprescindibile. Sempre che non aspiri a essere una modella per taglie forti o che tu non sia Beth Ditto dei Gossip che sfila per Jean Paul Gaultier.

Beth Ditto & Jean Paul Gaultier PFW 2011

Insomma, a una certa età bisognerebbe scendere a patti con le ambizioni e fare una cernita tra quelle “impossibili” e quelle “più o meno realizzabili”, per cui cose come fare la modella, la ballerina, l’astronauta, la rockstar, il pompiere o l’avvocato rampante, andrebbero semplicemente accantonate per non rischiare l’effetto “Fiocco di neve” dell’ultima edizione di X Factor: tanto stonata quanto convinta di essere una promessa del pop italiano. Non ti resta che sospirare e cercare sogni più fattibili.
Nell’attesa:
1) Pensa che le modelle non sono delle divinità.
2) Madre natura le ha fatte alte, magre e bellissime al momento giusto. Tutto qui, perché  fossero nate nel 18° secolo, al massimo sarebbero Lady Oscar.
3) Tirale via (col pensiero) dalle passerelle e mettile a lavare il pavimento, i piatti, il bucato. E poi sulla tazza del water: anche le modelle fanno la pipì e la pupù (e sfido io a mantenere lo stesso contegno di quando sfilano o posano per i fotografi).
4) Non funziona? Allora vai coi baffi! Magra (ops!) consolazione, ma quanto si gode a imbruttirle sulle riviste disegnandoci su baffi, barba e sopracciglia alla Frida Kahlo?
Ci sarà pure qualcosa in comune tra te e una top, no? L’esempio del water è lampante. Io una volta ho fatto la fila al bagno del cinema insieme a Valeria Marini che vabbè, non è una top model, ma è sempre un personaggio pubblico e sì, anche lei doveva fare pipì. E così come frequentano i water accade anche che mangino, piangano, debbano fare la ceretta e tirarsi via i peli delle sopracciglia. Magari sono pelosissime!

Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington, Cindy Crawford, in tops by Giorgio di Sant’Angelo, 1990, British Vogue – Peter Lindbergh