Brüno di Larry Charles

Brüno, l’ultima pellicola della premiata ditta Sacha Baron Cohen/Larry Charles (2009), porta avanti il lavoro iniziato con l’acclamatissimo Borat. Ancora una volta il genere utilizzato è quello del mockumentary (il documentario finto/derisorio in cui eventi fittizi vengono presentati come reali) che nelle loro mani diventa arma esplosiva e scorrettissima al limite dell’avanguardia. La ricerca formale viene qui sostituita da un’operazione ai limiti (superati, inficiati e derisi) del cattivo gusto con l’obbiettivo di mettere in evidenza la grettezza, l’ignoranza e, nei casi più rosei, la banalità di certi atteggiamenti/scelte/opinioni sociali.

Le peregrinazioni di Brüno alla ricerca della fama sono un crescendo, un lavoro verticale e progressivo che affronta i principali luoghi comuni a partire dalla moda («difficile mettere un piede di fronte all’altro vero?» chiederà Brüno a una modella senziente) passando per lo showbiz in generale (la beneficenza, i sex-tape coi politici, le adozioni) per arrivare a «un’ampia visuale sul bigottismo e l’imperante omofobia della nostra società» (Alessandra Cavisi): i corsi cristiani per guarire dall’omosessualità, i party per scambisti e addirittura un corso di difesa contro gli omosessuali (sic!).

Le trovate di Cohen/Charles sono volgari, scorrette, disgustose e per questo in grado di “riportare a galla” atteggiamenti e banalità come i pesci di uno stagno dopo una granata sul fondo. Basti pensare al proprietario dell’Hotel che, dopo aver trovato Brüno e il suo assistente legati insieme in un’assurdo meccanismo fetish con tanto di maschera-spazzolone (ma non dimentichiamo la cyclette con tanto di vibratore d’acciaio incorporato), non si presta a slegarli mandandoli per strada così combinati; o ancora i provini con genitori disposti a far avere la parte di un nazista o di un ladrone sulla croce al proprio bambino; e come dimenticare Paula Abdul che parla di beneficenza seduta sulla schiena di un immigrato messicano?

Il tutto fino al climax finale in cui un Brüno ormai noto come “Straight Dave” ritrova il suo amore perduto nientemeno che in un’arena caged in Arkansas dove in preda a un liberatorio e irrefrenabile desiderio bacierà e spoglierà il suo amante sotto lo sguardo attonito delle donne e la rabbia ottusa degli omoni del sud.

Brüno è un’operazione intelligente e mirata nella sua sovraesposizione alla volgarità, è una chiave sporca per comprendere la miseria di questi tempi bui (prontamente illuminati da Brüno con luci stroboscopiche e tanta musica house austriaca).

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