Fashion Androgyny. Orlando: identità in trasformazione

I sessi, è vero, sono diversi; eppure si confondono. Non c’è essere umano che oscilli così da un sesso all’altro, e spesso non sono che gli abiti a serbare l’apparenza virile o femminile, mentre il sesso profondo è l’opposto di quello superficiale (Virginia Woolf, Orlando, 1928).

Gli abiti sono il segno esteriore della nostra identità di genere e dove gli abiti confondono sono confuse anche le nostre aspettative su “cosa” debbano essere gli altri. La moda anticipa e molto più spesso interpreta grandi cambiamenti e la lezione di Orlando e della Fashion Androgyny è che il tema universale dell’androginia si sposa con quello di identità in senso lato. Non è legato esclusivamente ai caratteri sessuali secondari ma alla definizione stessa di identità e dei ruoli di genere. Da una donna in gonna, ad esempio, ci si aspetta che sia materna o comprensiva. L’identità diventa spesso una gabbia di ruolo, il sentirsi una “cosa” e dover essere un’altra.  La domanda su cui riflettere è: come ci identifichiamo e come ci adattiamo alle aspettative della società rispetto alla nostra identità? 
Il personaggio di Orlando diventa una chiave di lettura dei rapporti di genere: refrattario ad ogni ipotesi di matrimonio e alla società patriarcale da uomo, cambia improvvisamente sesso, svegliandosi donna. Orlando è un’icona queer; risponde alla logica MtF e al contempo all'”invisibilità” degli FtM. Orlando è un asterisco identitario, è la trasformazione naturalizzata.