Un taxi per il One Shot

Patty Owens ricorda ancora l’esordio televisivo della sua amica Heather Parisi a Luna Park e da giorni una schiera di stylist è pronta a soddisfare la sua bionda mania della settimana: il One Shot.
Il One Shot è il party queer per eccellenza di Palermo. Abbiamo incontrato in sala trucco Mr Sinclair, il dj resident della serata.

Malesoulmakeup: Come nasce il One Shot? Qual è l’idea all’origine e come si è evoluto negli anni?
Mr Sinclair: Il One Shot nasce ufficialmente su Facebook. Nel 2008 ho creato il gruppo Zsa Zsa Artfactory 2003/04, per fare rivivere il progetto “Zsa Zsa“.
Il nucleo primordiale del One Shot risiede in un progetto voluto da Marco Agnello e Simone Vesco nel 2003, nonchè da Mr Sinclair e Anita Mask. In breve tempo i nostalgici di quella fantastica stagione trascorsa nell’omonima discoteca “Zsa Zsa” hanno cominciato a postare foto e a condividere ricordi relativi alla magia che si respirava allora e a quell’aria di libertà mista a frivolezza che riempiva i nostri sabati tardo-adolescenziali. L’idea è stata ricreare in una one night le atmosfere di quell’incredibile party. Quella one night arrivò il 3 gennaio 2009 e il One Shot decolla. Considerato il successo della prima serata decidiamo di proporre con cadenza mensile il party, legando il nome “One Shot” ogni volta ad un tema diverso. L’idea era quella di dare ai nostri amici di Palermo una serata al mese in cui essere liberi, non solo di vestirsi ma, addirittura, di trasformarsi, offrendo un immaginario diverso nel quale vivere per qualche ora e dal quale farsi stregare totalmente. Da allora il One Shot non ha mai smesso di essere che il One Shot.

Malesoulmakeup: Dall’inzio del 2000 ad ora il One Shot ospita una generazione a cavallo tra l’adolescenza e il “che ne sarà di me dopo il liceo?”. Che cambiamenti noti tra i 20enni delle prime serate e i ragazzi del 2012?
Mr Sinclair: Non penso che il nostro pubblico sia molto cambiato negli anni. Il ricambio generazionale è stato fisiologico. Ciò che non è cambiata è l’attitudine del pubblico nei confronti del nostro party. Chi viene al One Shot viene perchè ha davvero desiderio di esserci, perché ne comprende lo spirito, folle e genuino. Nonostante i chili di trucco, di costumi che in questi anni sono stati sfoggiati da artisti e dagli stessi clienti, One Shot non è una festa costruita. Amo pensare che sia la parte più genuina e buona di ognuno di noi che vuole avere la meglio il sabato sera e amo terribilmente l’atmosfera anche un pò “naif” che si respira. È un party low budget fatto col cuore. Una festa privata fatta allo Zsa Zsa come fosse il salotto di casa. Questo spirito nel corso degli anni ha portato il One Shot ad allargare la sua famiglia. Al nucleo originario si sono aggiunte persone fantastiche che hanno creduto in One Shot e hanno mostrato pazienza, costanza, estro e, soprattutto, la determinazione, ognuno secondo le proprie competenze e possibilità, di rendere grande questo progetto. 

Malesoulmakeup: I vostri video sono carichi di una “voglia di fare”, di fare gruppo, “crew”, chi sono i oneshottiani e quali sono i riferimenti culturali sottostanti?
Mr Sinclair: Ovviamente i riferimenti culturali che stanno alla base di one shot sono molteplici.
Non in ordine:
1) la televisione italiana degli anni 80;
2) le “puttanelle” pop della musica;
3) Non è la Rai;
4) Madonna e tutte le bionde dello spettacolo e della canzone (nessuna esclusa)

Malesoulmakeup: Dress code, musica pop, ragazzi giovani, trucchi, fotografie, video. Il oneshot è queer. Queer a Palermo. Cosa significa sostenere una serata e filosofia di vita queer a Palermo?
Mr Sinclair: Il One Shot è queer perché non ha un’identità sessuale di riferimento, rifiuta la tradizionale identità di genere. One Shot è davvero il primo esperimento queer di Palermo. Di sicuro, utilizza un linguaggio più facile ed immediato rispetto ai party queer italiani ed europei ma il messaggio che arriva è lo stesso: “strano” non è un’offesa; deve essere consapevolezza e fierezza per se stessi non per una comunità cui fare riferimento. Non siamo ghetto. Non abbiamo bisogno dei nostri simili per stare bene. Amiamo le differenze perché siamo curiosi della vita.
Personalmente, il fatto di poter vedere dalla consolle che persone tanto diverse tra loro, appartenenti a mondi solo apparentemente lontani, riescano a stare bene, a divertirsi in piena armonia insieme, mi rende davvero orgoglioso perché vuol dire che One Shot funziona e che noi abbiamo fatto al meglio il nostro lavoro.