Luca Mainini è un pop voyeur

In sala trucco ho incontrato Luca Mainini, l‘image maker autore delle prime immagini di testata di Malesoulmakeup.
Luca Mainini scrive, fotografa e realizza dei collage. È l’autore di Poppers: tubi catodici, psicofarmaci, sesso e autodistruzione. Una [DE]generazione (2006); Pop Opera 50mg (2008); Necropop (2010). I suoi progetti on-line confermano una natura catodica, laccata e chirurgica.
In attesa della diretta abbiamo scambiato delle confidenze allo specchio.

Luca Mainini

Malesoulmakeup: Dai tuoi lavori si evince la tensione a una gestalt visiva partendo da unità ricorrenti. Quali sono i tuoi feticci visivi e quale complessità vuoi rappresentare?
Luca Mainini: Il mio lavoro è sull’immagine. È sulla suggestione delle immagini. Queste immagini sono spesso composte da connotati onirici e surreali, come in un puzzle; da miriadi di schegge cinefile, personaggi e personalità del grande schermo.
Femmine assemblate in sala di montaggio, smembrate, incollate, disfatte e ricostruite. Penso a una Monnalisa con le labbra della Rossellini truccata come Anita Ekberg in diretta tv.
Col mio lavoro ho sempre “creato immagini”. Scritte, fotografate, ritagliate. Diversi linguaggi ma stesso desiderio di “creare” e “riportare” intatte certe visioni.
I feticci sono molti, i personaggi, le donne stesse sono feticci di un mondo legato all’immagine, un universo capovolto di proiezioni e recitazione.

Malesoulmakeup: Un sito internet, diari fotografici virtuali, definiscono personalità al pari del disegno proiettivo. Chi è il pop voyeur e di cosa si trucca la cultura avantpop?
Luca Mainini: Sul web ho usato spesso lo pseudonimo Pop Voyeur. È come mi vedo. Un guardone, un voyeur (un visivo non può non esserlo). La cultura avantpop si trucca di citazioni. È la baraccona più interessante che ci sia.

Malesoulmakeup: La ripetizione, la serialità, l’omissione, il rosso, i tacchi a spillo, i capelli, biondi, la plastica. Cosa altro contiene il tuo zainetto?
Luca Mainini: Incubi, ossessioni, psicofarmaci, lacrime di eyeliner nero, telefoni a disco, gli anni 70, la televisione, i silenzi.

Malesoulmakeup: È evidente il tuo substrato culturale nutrito da cinema, televisione, riviste di moda e psicologia della comunicazione. Quali sono i tuoi riferimenti iconografici e i tuoi artisti/film ispiratori?
Luca Mainini: Amo profondamente (e non so che persona sarei oggi, senza di loro): David Lynch, Federico Fellini, Brian De Palma, Stanley Kubrick, Alfred Hitchcock, Fritz Lang, Luis Bunuel, Tinto Brass, Dario Argento, Helmut Newton, Steven Klein, Guy Bourdin, David Lachapelle, Terry Richardson, Bette Davis, Joan Crawford, Lilli Carati, Edwige Fenech. In realtà potrei andare avanti per ore.

Malesoulmakeup: Il segreto di Laura Palmer sembra rivivere in molti tuoi lavori. Cosa rappresenta Laura Palmer per la cultura avantpop? Chi è Laura?
Luca Mainini: David Lynch è uno dei miei registi preferiti in assoluto. Twin Peaks ha lasciato su di me un segno indelebile su molti fronti. Lynch, con Laura Palmer ha rielaborato l’immagine e il personaggio di Marilyn Monroe proiettato nell’inferno di Hollywood. Laura incarna una nuova Marilyn con le stesse debolezze della Monroe. E la Monroe, si sa, è la diva caduta per antonomasia.
Trovo tutto questo molto stimolante.

Malesoulmakeup: La plastificazione delle identità e il collage. In che modo un prodotto fake-incollato può definire e/o ridefinire l’identità di genere?
Luca Mainini: Il trucco è di importanza basilare. Per come la vedo io, il trucco è come il cibo.

Malesoulmakeup: Progetti futuri?
Luca Mainini: Sto scrivendo un film. Anzi, non lo sto scrivendo, lo sto assemblando. Non una riga di copione, non una storia, non un soggetto. Solo immagini. Non me ne frega niente della storia. Prima ci sono le visioni. La storia viene dopo.