Il cross dressing religioso. Da Madonna a Kate Moss.

Boy George e Madonna, icone pop del cross-dressing, hanno spesso manipolato ad arte l’abbigliamento religioso sia pur con finalità differenti. Boy George, già suora en travesti sul palco alla fine degli anni settanta, ha definito il suo modo di vestire simile a quello di un prete: “indosso tonache, non abiti, e per essere considerati dei travestiti bisogna indossare biancheria femminile. Io non lo faccio” (Men in Frocks, Gay Men’s Press, London 1984). Madonna, la figura pop che più di ogni altra ha interpretato gli umori del nostro tempo, ha giocato sulla risonanza del suo nome e sulla fusione di temi religiosi ed erotici più come boutade pop che con l’intento sociale mirato alla distorsione dei generi. Dalla chiesa illuminata da candele votive di Like a prayer perfomata nel Blond Ambition tour ad oggi, il cross-dressing religioso ha assunto più la generica e normalizzata valenza di dress code religioso, costante in molti editoriali di moda. Tra i più recenti, “Good Kate, Bad Kate” realizzato da Steven Klein per il numero di marzo di W Magazine del 2012, con protagonista suor Kate Moss.

Good Kate, Bad Kate - Kate Moss by Steven Klein for for the March 2012 issue of W Magazine

Good Kate, Bad Kate
Kate Moss by Steven Klein for for the March 2012 issue of W Magazine