La “donna spezzata” di Guy Bourdin

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 nelle riviste di moda la pubblicità inizia ad assumere  il formato a doppia pagina (two-page layout).

Nello stesso tempo la modella icona in voga negli anni ’60, su esempio di Twiggy o Jean Shrimpton, lascia il posto a immagini molto più forti e sessiste. La modella facilmente “identificabile”, con una storia ed un carattere, lascia il posto a modelle la cui individualità è ridotta alla sola capacità di emergere in mezzo ad una folla di altre modelle. La forma fisica prende il sopravvento sul corpo (naturale) della donna. In questo contesto, e dopo essersi formato in un periodo (quello post bellico) di forte espansione dei consumi e di timore che il modello consumistico potesse inglobare tutte le sfere della cultura (preoccupazione di  Horkheimer e Adorno), emerge il lavoro fotografico di Guy Bourdin (1928-1991).

Tesserino di Guy Bourdin (Courtesy of Michael Hoppen Gallery, the exclusive representative of the Estate of Guy Bourdin)

Guy Bourdin inizia ad utilizzare la doppia pagina come una struttura rigida e fissa per “comunicare” le sue fotografie allineando le figure umane in base alle dimensioni fisse del doppio layout. Le famose gambe, che sono oggetto di un vero e proprio culto (vedi più sotto), sono posizionate su entrambi i lati della piegatura “creando un matrimonio artistico tra il corpo ed il rigido modulo, geometricamente preciso, della rivista” (Rosetta Brookes, “The double-page spread: Helmut Newton, Guy Bourdin & Deborah Turbeville”, in Chic Thrills: a Fashion reader, di Juliet Ash ed Elizabeth Wilson).

Bourdin si concentra sulla disposizione spaziale dei modelli, che siano scarpe o persone. Sperimenta e gioca con la divisione, l’alterità e la profondità creando una “trappola per lo sguardo”, giocando altresì con le aspettative dello “spettatore”.

Dal punto di vista della comunicazione e da quello della cultura del femminile che ruota intorno all’immagine veicolata dalle riviste di moda, Bourdin cavalca lo spirito dei suoi tempi in modo iper critico. La donna, puro e semplice manichino, è “spezzata”, in un processo di “chirurgia estetica” fotografica e “le sue immagini si emancipano dalle didascalie, così come l’immagine-prodotto dal prodotto” (Rosetta Brookes, “The double-page spread: Helmut Newton, Guy Bourdin & Deborah Turbeville”, in Chic Thrills: a Fashion reader, di Juliet Ash ed Elizabeth Wilson).

Ispirazione Guy Bourdin

Madonna è stata citata in giudizio dalla famiglia Bourdin per plagio.