Ritornare al corpo?

testo tratto dal blog Incorpor-Azioni a cura di Cirus Rinaldi



Il corpo rappresenta un oggetto di analisi interdisciplinare feconda ed è locus centrale e metafora per la comprensione e l’esplorazione dei mutamenti socio-culturali. Analizzare il corpo significa innanzitutto essere consapevoli che esso è mutevole, incompleto e tuttavia umano: “la sensazione allarmante della sua stabilità ha portato a numerosi tentativi di controllare lo sviluppo del corpo fisico promovendone certe caratteristiche a spesa di altre: il significato post-moderno del corpo è la realizzazione dei costi e delle debolezze di tali progetti utopici (Nicholas Mirzoeff). È pertanto chiaro che in una rappresentazione il corpo non compaia come se stesso ma piuttosto come segno (Mirzoeff, ibid.): esso assume il range di significati metaforici attribuiti e controllati dall’artista attraverso il contesto di produzione e fruizione dell’oggetto culturale (sia che si tratti di una performance che di un’istallazione). È la creazione di un sistema complesso di segni, l’analisi di un particolare “bodyscape”. Il corpo postmoderno non è un tutto ideale quanto piuttosto un assemblaggio di frammenti.

La frammentazione del corpo è diventato progetto comune nella vita di tutti i giorni: se possiedi abbastanza denaro puoi ricostruire e modificare faccia, naso e corpo, puoi cambiare il colore degli occhi, è abbastanza diffuso controllare e cambiare forma attraverso la dieta, l’esercizio fisico, la fitness, il body building. In un mondo via via sempre più globalizzato ed interconnesso, i nostri corpi, lungi dall’essere difese nei confronti del mondo circostante, si aprono e diventano vulnerabili ai contagi, le malattie, i contatti, gli scontri. I rapidi e a volta drammatici ed inesorabili mutamenti tecnologici ci portano a riflettere criticamente sul concetto di mutamento, processo quest’ultimo che diventa cifra e norma della contemporaneità. Appare inevitabile che anche il corpo debba cambiare. Se il corpo, le sue rappresentazioni, la sua antropologia e la sua fisicità mutano allora qualcosa si è trasformato. Si trasforma incessantemente. Compito delle scienze sociali, se possono avere mai un compito, è individuare queste trasformazioni, comprendere quei processi che sono apparentemente ovvi, banali o naif, ma che dalle loro dimensioni micro, a partire dai corpi e dalle loro relazioni, contribuiscono a fornire interpretazioni degli sviluppi sociali nella loro complessità. Ciò che è certo è che il corpo non è immune dalle più profonde trasformazioni sociali, economiche e politiche, esso diventa, nella postmodernità, invenzione e fuga. “Fuga dal mondo come destino, dal sesso come destino, dal corpo come destino”.

 

La realtà virtuale e le tecnologie dell’informazione rendono gran parte delle funzioni fisiologiche e sociali (memoria, affetti, intelligenza, sessualità, lavoro) obsolete e nello stesso tempo rendono alcuni processi, un tempo considerati statici e fissati una volta per tutte, reversibili. Gli esempi citati toccano solo alcuni dei dibattiti contemporanei sulla natura del corpo in relazione ai mutamenti sociali, scientifici, politici, economici e culturali. Alcuni degli esempi riportati precedentemente considerano il corpo come obsoleto alla luce delle più recenti sviluppi tecnologici e delle pratiche bio-mediche, altri ancora guardano al corpo, con i suoi umori, sangue, sudore, lacrime e le sue funzioni come significante di razza, genere, classe e sessualità, come l’unica realtà, l’unico posto dove la diversità può ancora sopravvivere, in un mondo disumanizzato e sempre più virtuale. I lavori sul e nel corpo riflettono le tensioni sociali verso spazi alternativi di sperimentazione; le immagini dei corpi modificati sono da considerarsi insieme alla separazione del corpo dalle strutture politiche ed economiche della società. La fine del feudalesimo, la nascita del capitalismo industriale ed infine l’emergere della postmodernità basata sul controllo delle comunicazioni e dei sistemi segnici hanno portato a rendere opache le relazioni tra proprietà, corpo e sessualità. Alcune pratiche postmoderne relative agli usi del corpo umano, ed in particolare le sue modificazioni, hanno sempre meno a che fare con il corpo in sé: i corpi osservati e teorizzati sono corpi allontanati, rigettati o sequestrati dai loro stessi occupanti.

Il concetto di corpo diventa quello di entità liquida, flessibile, materia primitiva che rappresenta i mutamenti, e le soggettività mutevoli della società contemporanea.
Il problema relativo al corpo e alle corporeità postmoderne coincide con le (inedite) modalità attraverso le quali i corpi si formano, si ri-combinano e veicolano l’azione sociale, anche in contesti virtuali o mediati dalle nuove tecnologie. Le ricerche future dovrebbero essere in grado di comprendere i diversi significati sociali che le nuove corporeità incarnano e i nuovi scenari sociali che spesso determinano.