Il femminiello napoletano: un caso di travestitismo istituzionalizzato

Corpi sull’uscio identità possibili. Il fenomeno dei femminielli a Napoli

Giorno 9 marzo 2012, in occasione del Sicilia Queer FilmFest giunto alla sua seconda edizione,  è stato presentato a Palermo, presso la libreria Mondadori, Corpi sull’uscio identità possibili. Il fenomeno dei femminielli a Napoli, di Eugenio Zito, psicologo e psicoterapeuta, e Paolo Valerio, titolare della cattedra di Psicologia clinica presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, per la prefazione di Gabriella D’agostino, docente di Antropologia culturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo.

Sono intervenuti Paolo Valerio, Gabriella D’agostino e Cirus Rinaldi, docente di Sociologia della devianza presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Palermo.

Corpi sull’uscio identità possibili è un’indagine diacronica, una ricerca sul campo, etnografica, tra i quartieri spagnoli a Napoli sul fenomeno dei femminielli che, come sottolinea Gabriella D’Agostino, sono assimilabili alla figura del Berdache della tradizione culturale degli indiani del nord America.
Nelle storie di vita raccontate dai femminielli agli autori del testo si evidenzia il processo di costruzione identitario sul farsi. E’ un modello di genere che lavora sulla logica psicologica FtM. La prospettiva sociologica di Cirus Rinaldi pone l’interrogativo sull’esistenza contemporanea dei femminielli data la metropolizzazione del contesto sociale dello spazio urbano versus lo spazio inclusivo del vicolo. La costruzione e “rispettabilità” maschili delle comunità gay, incentrate su un processo di normalizzazione e volte al superamento dello stereotipo uomo-gay-effemminato, quanto accoglieranno l’eccentricità del femminiello napoletano?

Il femminiello napoletano è un caso di travestitismo istituzionalizzato.

I femminielli sono un esempio antropologico della trasformazione dei ruoli sociali di genere: identità terze in cui l’uso di abiti femminili si accompagna a una condizione di sospensione tra i generi. Il travestitismo dei femminielli napoletani si qualifica in una dimensione domestica di lavori e attività quali cucinare, lavare, badare alla casa e ai bambini, ritenute dal senso comune proprie del femminile. 

Il rito denominato ‘o spusarizio masculino, documentato fin dal 1897 dall’antropologo Abele De Blasio, è un  “matrimonio travestito” tra 2 femminielli, di cui uno “giocante” il ruolo di sposa. La fase preliminare di questo rito matrimoniale prevede la vestizione della “sposa”, qualche ora prima e nella propria casa, per opera della madrina, come pure il posare per le fotografie dell’album di famiglia. Il passaggio da una condizione sociale ad un’altra è segnato dalla presenza di altri due femminielli, in veste di damigelle, che accompagnano gli sposi. Al termine della cerimonia sacrale tutti i femminielli che vi hanno preso parte offrono il banchetto nuziale in un locale pubblico. 

I femminielli sono protagonisti anche della figliata, cerimonia derivante dal rito della fecondità e ben descritta da Malaparte nel libro La pelle (1949). A nove mesi dal “matrimonio”, il femminiello mette in atto la gestazione e la nascita, nella propria casa da sposa. Le “parenti” accompagnano il momento delle doglie con le antiche litanie del “trivolo battuto” (letteralmente dolore picchiato) e del “taluorno”, un triste lamento vocale delle veglie mortuarie. Al momento opportuno viene messo tra le braccia del femminiello un neonato di una donna del vicinato o un bambolotto. Alla nascita simbolica segue il battesimo, generalmente festeggiato durante il matrimonio di una nuova coppia di femminielli. 

Secondo la tradizione il femminiello porta fortuna e si intende di Cabala, attribuendogli, così, una valenza magico-sacrale.

Luogo di culto dei femminielli è il santuario dedicato alla Madonna nera sulla montagna Montevergine, nel cuore della Provincia di Avellino. Da qui ogni anno si ripetono tre importanti pellegrinaggi, a maggio, a settembre, a febbraio, il primo di essi è detto “dei cafoni”, il secondo “dei napoletani”, il terzo effettuato nel giorno della tradizionale festa della Candelora (2 febbraio), è detto “dei femminielli”. Quest’ultimo pellegrinaggio è un rituale di devozione, purificazione dal peccato e d’iniziazione ad una nuova vita. Le vesti da indossare per questa occasione devono essere colorate e i suonatori di tammorrai allietano i pellegrini con musiche che richiamano al ballo e al mimo di gesti della mietitura e della raccolta dei frutti. I femmenielli sono ammirati da tutti, applauditi e rispettati, in una tammurriata tra sacro e profano. La tammurriata dei femminielli è una festa popolare, in cui la “diversità” è parte di un tutto: è una tradizione di comprensione e tolleranza.