Giò Stajano

Un tributo a Giò Stajano, ricordandolo in un’intervista per G@yNews.it: Giò Stajano, antesignano dei trans di oggi – 8 dicembre 2008

Jo Stajano (11 dicembre 1931 – 26 Luglio 2011)

Quando si è accorta di non essere un maschio eterosessuale?
Giò Stajano: Ma io in realtà mi sentivo eterosessuale. Mi sentivo donna ed ero attratta dagli uomini. Però non era proprio in linea con i dettami sociali del Fascismo.

Poi furono due anni di università a Firenze, e l’arrivo a Roma. L’iscrizione al Centro sperimentale, e i primi film. Quali?
Giò Stajano: Feci un ufficiale di cavalleria in un film che si chiamava ‘La rivale’, Ma giurai a me stesso di evitare qualsiasi altro ruolo virile. Nel secondo film, ‘Caccia all’uomo’, fui un giovane spacciatore di droga omosessuale, che fornisce droga a Eleonora Rossi Drago. Poi feci il press agent gay nel film di Dino Risi ‘In nome del popolo italiano’, e altri ruoli omosessuali in film come ‘Il comune senso del pudore’ di Alberto Sordi, e in ‘Nerone’ di Pingitore… Tutti ruoli che mi divertivano molto.

Lei ha incontrato centinaia di politici, nella Roma-bene che frequentava. Come andò con Andreotti?
Giò Stajano: Semplicissimo: eravamo a un premio Strega, la serata finale. Io ero vestita da sera, e piuttosto bella, direi. Ci incrociammo, e io gli feci le mie congratulazioni per il suo lavoro e il suo successo. Lui sembrava piacevolmente colpito: mi strinse la mano ed era piuttosto ben disposto alla conversazione.

Poi che cosa accadde?
Giò Stajano: Sentendo questa sorta di calore da parte sua, gli dissi: ‘onorevole, guardi che io…’, e gli spiegai la mia situazione. Andreotti ritrasse subito la sua mano, che divenne molle molle. La ritrasse rapidamente, ma non abbastanza da evitare i flash dei fotografi. E così, c’è una fotografia a documentare quel nostro incontro, e la sua fuga.

Invece con papa Giovanni XXIII come andò?
Giò Stajano: Eravamo vicino a San Pietro, io e un bellissimo ragazzo. Abbracciati. Passò l’auto papale, e per un lungo attimo papa Giovanni XXIII ci guardò. Io sono sicurissima che avesse capito la nostra condizione e la situazione nella quale eravamo. Ma fece a tutti e due un gran sorriso e ci benedisse. Io non credo proprio che si fosse ingannato, credendo di benedire una coppia ‘qualunque’.

Con Fellini ci fu un episodio poco chiaro. Prima Fellini la volle per “La dolce vita”. Poi la sua parte fu cancellata, ed è stata recuperata solo adesso, nelle versioni in dvd.
Giò Stajano: A quell’epoca, ero già abbastanza famosa a Roma. Avevo scritto Roma capovolta, in cui raccontavo i retroscena gay della capitale. Il romanzo era stato sequestrato, ma c’era stato molto clamore intorno alla vicenda. Fellini mi chiamò, voleva me per la parte di un giovane scrittore omosessuale. Però, una volta arrivato sul set, capii che Fellini voleva fare di questo personaggio una caricatura, tutto mossette e moine. Io non me la sentivo di fare sberleffi di me stesso e di quelli come me. Così litigammo su questo. Risultato: nel film sono rimasto in una sola scena, e poi sono stato sostituito da qualcuno che mi somigliava vagamente, e che era più malleabile di me.

Era difficile vivere l’omosessualità a Roma negli anni ’50?
Giò Stajano: Non così tanto. C’era un ambiente di artisti, scrittori, nobili che accettava meglio di altri ambienti le ‘deviazioni’. Così, mi sono trovata sempre piuttosto bene, in una élite intellettuale che non mi creava problemi più di tanto. Anzi, c’erano molti giovanotti che mi si rivolgevano, pensando che frequentando me potevano fare del cinema.

Che cosa sta preparando, adesso?
Giò Stajano: Insieme a Willy Vaira, stiamo curando la ripubblicazione di tutti i miei libri e romanzi. E poi sto a casa, e prego. Questo conta per me. E contano le poche persone care.