La libertà di essere un uomo intero

L’uomo e i costumi da bagno

Birkini

I capezzoli maschili sono tra le strutture vestigiali più inutili che sono resistite all’evoluzione della specie. Forse anche per questo sono stati culturalmente rivestiti di un erotismo alla portata di tutti senza dover essere protetti e resi segreti. A differenza di quelli femminili, grandi e materni.
Lo stare a torso nudo in occidente è un’implicito rito d’iniziazione al vivere il proprio corpo da maschi, specie nei paesi del sud per ovvie ragioni climatiche.
Più piccoli e inesistenti sono i capezzoli maschili e più sono un oggetto sessuale. La pruderie della non esibizione di capezzoli grandi di molti uomini magri con un’eccessiva attività ghiandolare mammaria o di ex bambini in sovrappeso, conferma le attese sessuali verso i pettorali maschili divenuti un oggetto di culto negli anni 80 e nel 2000. Costruirsi un petto da gladiatore romano, gonfio, alto e gestibile nei movimenti è tipico di adolescenti maschi con la fretta di volere diventare degli uomini nonchè il ritratto della femminilizzazione antropologica degli uomini post femminismo. Spalle larghe, braccia gonfie e petto florido, depilato e abbronzato.

L’anonimato fenotipico delle forme maschili, in assenza di una costruzione muscolare specifica, dovrebbe essere tutelato da un’attezione relativa ai costumi per spiaggia.
Slip; bermuda; boxer; mutandoni; parigamba; costumi corto-lunghi: sono le evoluzioni e i tentativi imposti dal mercato moda negli ultimi 50 anni. Le dimensioni dei costumi da spiaggia dovrebbero essere più in funzione della parte superiore che della parte inferiore del corpo maschile.
I costumi maschili su corpi non modellati dall’acqua sono un nonsense antiestetico.
L’unico outfit mare maschile degno di essere lodato è il costume intero d’inizio secolo scorso. Aggrazia ed esalta i corpi; supera le logiche di genere; si accompagna benissimo a una paglietta e a un buon libro.